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Francesconi “ Abbiamo leggi non più in linea con le nostre esigenze: quello che era valido nel 1965 con la Legge Cinema, e nel 1967 con la Legge Musica. oggi non è più valido”
lunedì 8 febbraio 2010
Pubblichiamo di seguito l’intervento di Alberto Francesconi al seminario sulla cultura, svoltosi il 17 settembre dello scorso anno nella sede dell’Agis nazionale. Nei prossimi giorni metteremmo a disposizione dei lettori i testi integrali di tutti i relatori. “Grazie e un caloroso benvenuto a tutti. Soprattutto ai nostri ospiti e ai relatori che arricchiranno con i loro contributi questo seminario che reputo importante e soprattutto ben articolato. Che dire? Sarò conciso perché Pascali ci chiede di essere brevi. Compiuta questa formalità, quale padrone di casa, vorrei dire poche parole sullo stato delle Arti dello Spettacolo nel nostro Paese, costatando che in molti settori della società non ci sia l’attenzione che merita, come se queste non rappresentassero parti fondamentali della nostra nazione. Credo che per una crescita ordinata, civile e sociale del nostro Paese, le Arti dello Spettacolo siano fondamentali per due motivi: primo, perché stimolano la creatività - stimolano l’ingegno, il libero ingegno - che nel nostro Paese spesso si è dimenticata, purtroppo anche da parte di chi esercita questo mestiere. Secondo, e credo di non dire una novità, nel nostro Paese abbiamo l’abitudine di rivolgerci al potente di turno per chiedere un favore, per ottenere l’assenso per un lavoro, e soprattutto non c’è ricerca in nessun campo, non solo nelle Arti dello Spettacolo. La ricerca da noi è pressoché sconosciuta, e devo dire, avendo fatto il Presidente dell’AGIS negli ultimi sette anni (con un anno di sforatura per il protrarsi del mio mandato che doveva durare sei anni, è stato dagli Associati prolungato di un anno) ho visto e constatato con mano che chi fa spettacolo è costretto a salti mortali per garantire cartelloni di alto livello artistico e culturale. Le difficoltà esistenti sono causate dalla mancanza di regole, e quando ci sono, sono obsolete, vecchie d’anni e che non corrispondano più alle nostre esigenze: quello che era valido nel 1965 - quando è stata varata la Legge cinema, la Legge Corona; e quello che valeva nel 1967, con la Legge Musica (la Legge 800) - oggi non è più valido. Sono persuaso che dopo quarantaquattro e quarantadue anni, le leggi siano entrambe del tutto superate. Da molti anni, come Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, rivendichiamo regole e risorse adeguate. Devo purtroppo registrare con maggiore frequenza accuse infondate di sperpero di denaro pubblico; ci accusano che non facciamo cultura ma cose inutili. Ho il fondato sospetto che chi ci rivolge queste accuse non vive in questo mondo o che non è attento a quello che avviene nel nostro settore. Rimandiamo al mittente le loro fole; rispondiamo con i fatti, continuiamo a fare il nostro lavoro: da Italiafestival, Federmusica, l’Associazione delle Fondazioni lirico-sinfoniche, l’ANEC, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, i Circhi, gli Spettacoli viaggianti, la Danza. Noi facciamo il nostro mestiere con scrupolo e con coscienza, lo facciamo con quello che abbiamo a nostra disposizione e tutti sanno e sappiamo che è molto poco. Quando guardiamo fuori dai nostri confini, vediamo che paesi come la Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, affrontano con la massima attenzione e responsabilità il sistema spettacolo e la cultura. I dati sono questi: il rapporto PIL-FUS in Italia è giunto allo 0,1%, mentre negli altri Paesi siamo in percentuali che vanno dall’1,2 all’1,5 del PIL ; e che PIL, quando si tratta di Germania e di Francia! Allora dico che, se noi vogliamo competere sulla internazionalizzazione della nostra cultura, occorre credere nelle nostre potenzialità umane e strutturali, investendo adeguatamente e rimettendo i nostri soggetti - che di questo si occupano - nelle condizioni di operare al meglio. Ribadisco che, con le poche risorse che abbiamo a disposizione, quello che avviene in Italia è sicuramente un miracolo. Mi chiedo, come tanti teatri, tante orchestre, tanti cinema, tanti circhi, tanti spettacoli viaggianti ancora riescano ad andare avanti con le esigue risorse che sono a loro disposizione. Noi non andremo col cappello in mano a chiedere risorse: noi vogliamo delle regole sicure e condivise, alle quali dare le gambe per camminare, e le gambe per camminare sono gli investimenti dello Stato nella cultura e lo spettacolo. Se in questi anni qualche cosa non ha funzionato, non è certo per colpa degli esercenti di spettacolo, ma a mio avviso una sottovalutazione del problema da parte dei politici. Credo e chiudo, augurando che il convegno possa offrire un contributo anche di chiarezza alle nostre attività, a chi le guarda dall’esterno, in considerazione dell’importanza dei relatori che affronteranno i problemi che noi tutti i giorni ci troviamo ad affrontare. Mi auguro che da questo convegno arrivi una luce per chi ci guarda dall’esterno e comprenda quello che siamo e quello che rappresentiamo per la crescita civile e sociale del Paese”. La foto, da sinistra a destra, Alberto Francesco e Maurizio Scaparro.
Alberto Francesconi
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