7 giugno. Piazza Navona gremita da migliaia di artisti, cantanti, musicisti, attori, ballerini e giornalisti, per protestare contro la politica governativa sui drastici tagli alla cultura
venerdì 4 giugno 2010
Roma. Piazza Navona gremita da migliaia di artisti, cantanti, musicisti, attori, ballerini e giornalisti, per protestare contro la politica governativa sui drastici tagli alla cultura ed anche per la trasformazione degli enti lirici in organismi praticamente dipendenti dalla stesso ministero. Un disegno visto come una sopraffazione del potere pubblica sulla libertà di pensiero e di espressione. Molte le bandiere dei sindacati che hanno promosso la manifestazione, Cgil, Cisl, Uil insieme con altre sigle e associazioni. Tanti gli striscioni dai toni diversi, ma tutti improntati alla volontà di un duro confronto per salvaguardare i posti di lavoro e il patrimonio tecnico e artistico di alto livello professionale, in particolari quelli dell’Opera di Roma, del Petruzzelli di Bari e del Maggio Fiorentino. Molte le personalità della cultura, del giornalismo e del cinema presenti (Scola, Montaldo Maselli):. Per la prima volta in questo tipo di manifestazioni ha fatto la sua apparizione Renato Zero.
Riportiamo di seguito uno stralcio delle motivazioni che i sindacati hanno diffuso a sostegno dell’ iniziativa: “I tagli ai finanziamenti pubblici, motivati dalla crisi economica, per tutto il settore culturale, al cinema, al teatro, alla lirica, alla musica, alla scuola, all’università, alle fondazioni, agli istituti, alla ricerca, dimostrano nell’esiguità del risultato sul piano economico generale, la mancanza di una visione strategica del futuro di tutto il paese, che nel mondo può esportare soprattutto cultura, il patrimonio di cui è più ricca. La cultura può e deve divenire volano di sviluppo per l’Italia. Nazioni meno ricche di beni culturali e di creatività della nostra hanno puntato in questa direzione per uscire dalla crisi. In Italia la cultura e l’economia che ruota intorno ad essa sono viste soltanto come spesa e non come investimento. La vita culturale, la conoscenza, la ricerca vanno potenziati e rilanciati. C’è bisogno prima di tutto di un forte impegno pubblico, non solo sul piano economico. La cultura oltre a dare una forte spinta all’occupazione ci rende forti e autorevoli nel mondo, sviluppa identità nazionale e rinsalda la comunità. In Europa si investe per la cultura intorno al 1,5 percento di PIL, in Italia solo lo 0,3 per cento. E quando c’è bisogno di tagliare le spese, è sempre da qui che si comincia! Costruire una politica per la cultura vuol dire chiedere allo Stato che investa nella produzione creativa, nella formazione professionale e artistica, nella ricerca, nei saperi, in nuove politiche di distribuzione e diffusione del prodotto culturale. Vuol dire pensare e attuare leggi che garantiscano insieme libertà e pluralità di voci. Vuol dire sostenere, in una parola, libertà di culture e libertà di informazione e comunicazione. La GGIL, CISL e UIL con MOVEM09, FNSI, USIGRAI sono consapevoli della gravità della crisi in atto in Italia. Ma pensano che i tagli al mondo della cultura siano i più miopi e del tutto inefficaci per uscire dalla crisi. E quindi dichiarano fermamente di essere contro le misure annunciate dalla manovra finanziaria che portano alla distruzione delle principali realtà della cultura, della ricerca scientifica, tecnologica, storica, filosofica, dell’alta formazione e della produzione culturale: contro la gestione dei vari settori della cultura a colpi di decreti, come quello recente sulle Fondazioni lirico sinfoniche, e lo spostamento in poche mani dei finanziamenti alla vita culturale del paese.” La foto: Pizza Navona il 7 giugno
NdR