Intervista al Presidente della Fenarco, Sante Fornasier, sulla prossima edizione del “Festival di Primavera”. Gruppi corali provenienti da sedici regioni. Il laboratorio di Rogier Ijmker
lunedì 22 febbraio 2010
Montecatini Terme. Dal 15 al 25 aprile si svolgerà il “Festival di Primavera, la scuola si incontra cantando”. Oltre mille ragazzi provenienti dai cori scolastici di tutta Italia assieme ai loro direttori e docenti – italiani e stranieri – si dedicheranno per alcuni giorni a tempo pieno al canto, con atelier dedicati alla musica rinascimentale e romantica, alla musica medievale o ai canti etnici, al vocal pop, alla world music, e ai brani di nuova composizione. Concerti nelle scuole, e la sera altri concerti nelle città toscane. Al presidente della Feniarco Sante Fornasier abbiamo rivolto alcune domande sul programma. Ecco le sue risposte. D - Quali sono le novità di questa edizione del festival? R - La prima novità è che abbiamo superato le mille iscrizioni. Nonostante molti fattori, a cominciare dalle difficoltà finanziare e organizzative che vive la scuola, disegnassero un panorama pieno di ostacoli, è continuata anche quest’anno la crescita di adesioni al Festival. Seicento partecipanti agli atelier della scuola media, cinquecento delle superiori, provenienti da 16 regioni, equamente distribuite tra Nord, Centro, Sud e Isole: sono cifre che disegnano una coralità non più fenomeno marginale, ma che sta finalmente caratterizzando tutta la società italiana mettendola in linea con la tradizione culturale europea. Dimensione europea confermata dalla presenza, per la prima volta, di un docente non italiano, l’olandese Rogier Ijmker, che terrà il laboratorio di Vocal Pop. Un’apertura all’Europa della nostra coralità riconosciuta da tutti e che trova conferma nella elezione, per la prima volta, di un italiano alla guida della Federazione Europea. D - Assistiamo allo straordinario successo di alcuni giovani direttori provenienti dalla fenomenale orchestra giovanile venezuelana diretta da Abreu, strumento di riscatto dall’emarginazione. Le finalità del vostro festival si possono paragonare in qualche modo alle loro? R - La situazione italiana è molto diversa da quella del Venezuela, dove masse enormi di bambini crescono in condizioni di totale abbandono che, da noi, rappresentano fortunatamente solo casi eccezionali. C’è sicuramente, ad accomunare le due esperienze, la consapevolezza che il far musica è un elemento di grande solidità nella formazione della persona e che il farlo insieme educa alla socialità e alla costruzione di rapporti interpersonali positivi. D - La voce è il primo strumento musicale di cui possiamo disporre. La vostra attività è riuscita a incidere sull’insegnamento musicale tra i più piccini? R -Viviamo immersi in una cultura che talvolta sembra aver espulso dal proprio panorama il canto. Lo strumento universale e gratuito come lo chiamava Zoltan Kodaly, non è più tanto universale e molti crescono senza acquisire questa naturale abilità. Il rischio che le giovani generazioni dimentichino il canto, che questo divenga una specializzazione di pochi, come suonare uno strumento, è oggi più lontano, in Italia, di qualche anno fa. Se questo fenomeno continua, se si radica, possiamo concretamente pensare ad un’inversione di rotta. Su questo Feniarco ha lavorato e lavora molto, sperando di trovare al suo fianco tutti coloro che si occupano di formazione musicale. D - Visto che in questi giorni si parla tanto di bambini stranieri nelle classi elementari e voi rappresentate ben 2300 cori, avete in mente di proporre un incremento dell’attività corale per favorire l’integrazione? R - I nostri cori sono per loro natura aperti alla partecipazione di tutti e il cantare in coro è già di per sé stesso un integrare le persone. Nei cori scolastici partecipano ragazzi di tutte le provenienze che nel coro trovano un’occasione in più di crescere insieme. La coralità è poi sensibile alle innovazioni del linguaggio musicale, che assorbe e fa circolare rapidamente, integrando le diverse culture. Feniarco sta già lavorando su un progetto, Armonia di Voci, legato alle espressioni musicali delle minoranze linguistiche in Italia. E’ un modello che può essere applicato alla cultura delle comunità di recente immigrazione.
Evelina De Stefani