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Al Teatro Due di Roma in scena un testo teatrale scritto da Raffaele Aufiero su Giovanni Battista Vico, autore del trattato “Principi della Scienza Nuova”. Lo scontro con i cartesiani.
lunedì 26 aprile 2010
Roma - E’ storia antica quella della condizione precaria dei professori, ieri come oggi. Se ne volete una conferma andate al Teatro Due di Roma ad assistere alla rappresentazione di “Corsi e ricorsi (e concorsi) ”, uno spettacolo scritto da Raffaele Aufiero sulla grama vita di una delle maggiori glorie napoletane, Giovanni Battista Vico. La storia si volge interamente nelle ventiquattro ore, nel giorno in cui Vico conosce l’esito negativo del concorso per la cattedra di Diritto che gli avrebbe consentito di godere un appannaggio di seicento ducati l’anno, cioè cinque volte più dei cento che gli assegnava l’Università di Napoli per la Cattedra di Retorica. Erano tempi in cui l’intellighenzia napoletana era affascinata da Cartesio e dal suo “Cogito ergo sum”, che non collimava con il pensiero di Vico. Si adombra l’ipotesi che il concorso non sia stato vinto perché nella commissione vi erano sui avversari e convinti seguaci di Cartesio, che non si lasciarono sfuggire l’occasione per punire l’autore dei “Principi della Scienza Nuova”, creandogli serie difficoltà nella divulgazione del suo pensiero, privandolo dei mezzi per stampare le sue opere, tanto che – storicamente accertato – dovette diminuire le pagine dell’opera citata per non togliere il pane alla famiglia. Deluso per lo schiaffo ricevuto, Vico (interpretato da Antonio Tramontano) deve affrontare le lamentele della moglie analfabeta (Loredana Martinez) e nei momenti in cui è solo a meditare sulla sua esistenza, gli si presenta il fantasma di Cartesio (Barbara Chiesa) con il quale intreccia un serrato dialogo contrapponendogli le sue idee e le sue verità: Vico non può accettare la centralità creatrice della ragione, mentre l’altro non potrà mai essere d’accordo con un neo-platonico di fatto. Il dialogo tra i due è godibile grazie all’impegno profuso dagli interpreti che rendono a tratti l’atmosfera di una commedia, soprattutto per Cartesio che impettito parla in francese maccheronico come in una farsa della commedia dell’arte. E’ la prima volta, a mia memoria, che un’opera teatrale sia stata scritta su Vico. E ciò m’induce a una considerazione sugli autori napoletani che, invece di scavare nella storia della loro intelligenza, mettendo in risalto importanti figure della cultura partenopea e nazionale, affondano i loro interessi nel mondo degli emarginati, dei lazzaroni, delle femminielle e di qualche nobildonna. Bravi gli attori in scena, una conferma per Tramontano e Gerry Gherardi: brave le donne Loredana Mrtinez e Barbara Chiesa nei rispettivi ruoli, alle quali associo i musicisti Simone Maggio e Alessandro De Martino che hanno suonato dal vivo. La messa in scena e la scenografia sono firmate da Marco Lucchesi che ha ricreato atmosfere caravaggesche e del settecento napoletano, un merito che condivide con Alessandro Raffaeli per le luci e Isabella Rizza per i costumi. La foto, da sinistra a destra: Loredana Martinez, Antonio Tramontano e Gerry Gherardi..
Marco Prandi
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