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Molte le proposte nel cartellone del Ravenna Festival che quest’anno si apre alla danza e alle musiche religiose eseguite nelle basiliche. Intervista a Franco Masotti.
giovedì 10 giugno 2010

Grande attesa per l'apertura il prossimo 9 giugno della XXI edizione di Ravenna Festival dal titolo “Dalle tenebre alla luce”. Ne parliamo con Franco Masotti, direttore artistico del festival insieme a Cristina Mazzavillani Muti e Angelo Nicastro.

D - Le difficoltà che sta vivendo il settore dello spettacolo, come tutta l'economia del paese, che riflessi hanno avuto sulla edizione del festival che sta per cominciare?

R - Innanzitutto c'è stata una riduzione di circa il 30 % del budget a disposizione, ma questo non ha influito sulla qualità del festival. Certo avremo meno “star”, ma il livello delle proposte sarà comunque altissimo. Abbiamo invece ampliato l'offerta per raggiungere più pubblico e possiamo dire che le prevendite sono andate meglio dello scorso anno.

D - Come si concilia un aumento delle proposte con una diminuzione di fondi?

R - Abbiamo lavorato sulle coproduzioni, sia a livello internazionale – per esempio con Salzburg Festspiele, per la Betulia Liberata diretta da Muti con l'Orchestra Giovanile Cherubini– sia a livello regionale e nazionale, come testimoniano molti degli spettacoli in cartellone. Sono state coinvolte istituzioni prestigiose quali il Teatro dell'Opera di Roma, ma anche realtà importanti, al di fuori dell'ambiente musicale “classico”. Penso a Tempo Reale, centro di ricerca delle nuove tecnologie musicali, o al Bronson, luogo molto frequentato per l'elettronica e il nuovo folk americano. Anche sul versante teatrale si confermano alcune collaborazioni con il sud: Rumore d’acque di Marco Martinelli è una narrazione corale che coinvolge la comunità tunisina di Mazara del Vallo.

D - Le linee guida del festival riconfermano la musica quale espressione universale e capace di unire i popoli, come non si stanca di sottolineare il Maestro Muti.

R - Certamente, se la musica sinfonica è la spina dorsale del festival, c'è spazio per tutti i generi, dalla musica antica alla contemporanea, al jazz. Abbiamo commissionato a Adriano Guarnieri Tenebræ, un visionario oratorio digitale spazializzato scandito su testi tratti da scritti di Massimo Cacciari, ideato da Cristina Muti che ne curerà la regia. Altra novità saranno tre Notturni elettronici, elaborati da Tempo Reale e dedicati a Stockhausen, Kagel e David Moss, contenenti musiche sacre che dal Medioevo arrivano ai nostri giorni, che troveranno la sede mistica più adatta nelle basiliche cittadine, che sono patrimonio dell'Unesco. Tra le tante proposte ricordiamo Evita, il musical di Andrew Lloyd Webber, e il concerto conclusivo del 13 luglio con le massime star del jazz, Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack De Johnette.

D - A chi si rivolge il festival?

R - Innanzitutto agli abitanti di Ravenna, città che vanta ben quaranta gruppi che si occupano di nuova danza e teatro, un pubblico molto vivace che si estende anche a tutta la regione. Il legame tra il festival e il suo territorio è fortissimo. Il pubblico si affida alle scelte che facciamo di anno in anno. Abbiamo dato ampio risalto a un settore spesso trascurato, la danza, che trova invece un gran consenso popolare. Accanto a grandi interpreti - quali Bill T. Jones, Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan, Carlos Acosta, Hamburg Ballett, Dansgroep Amsterdam e Micha van Hoecke, proponiamo anche una serata con tre eccellenti gruppi dedicati al tango.

Evelina De Stefani
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