Moni Ovadia: “Il festival mette in campo i tanti volti delle arti sceniche, costruisce un viaggio, apre nuove prospettive"
Si assiste da alcuni anni alla trasformazione dei festival da monotematici a multidisciplinari, ed anche a una loro estensione temporale, passando dai venti giorni ai due /tre mesi, quasi ad occupare la normale programmazione stagionale dei teatri e delle sale di concerto.
Una tendenza che in verità non trova consensi tra gli operatori e lo stesso sistema dello spettacolo, perché, secondo alcuni, i festival di tale dimensioni creano disturbo alla normale attività stagionale dello spettacolo e difficoltà economiche agli operatori del settore. I festival ovviamente non sono d’accordo su questi rilievi, in quanto, dicono, i festival svolgono una concreta attività di promozione della cultura e dello spettacolo, offrendo alla programmazione stagionale il nuovo che emerge in Italia e nel mondo. In merito a questi temi abbiamo chiesto a Moni Ovadia, direttore artistico del MittelFest di Cividade nel Friuli, il suo pensiero. Ecco le sue risposte.
D - A suo avviso quale è la funzione principale di un festival nel 2007?
R - Le cose sono molto cambiate da quando il festival era il luogo specifico dove si potevano vedere le “novità” dello spettacolo internazionale. Ora le “novità” si trovano anche nei teatri di varie città italiane. Ma c’è qualcosa che rende insostituibile il ruolo svolto dai festival, e in questo si riconosce pienamente la linea del Mittelfest di Cividale: il festival come creatore di un clima culturale articolato e complessivo che in un tempo breve coinvolge il luogo in cui si svolge. Il festival deve essere un’entità che mette in campo i tanti volti delle arti sceniche, che costruisce un viaggio, apre nuove prospettive, coinvolge ed emoziona il pubblico.
D- Mittelfest come sviluppa questa finalità?
R - Mittelfest ha la fortuna di trovarsi al centro di un’area geografica particolarissima, è proprio il cuore della cultura mitteleuropea e quindi si pone come un osservatorio sul mondo. Il nostro sforzo è ampliare questa vocazione transnazionale e focalizzare ogni anno l’attenzione su un tema diverso, che ha però la caratteristica di toccare in profondità le grandi questioni della nostra epoca. Nel 2006 il tema è stato il lavoro nel 2007 sarà “i diritti” in tutte le sue configurazioni (anche il diritto alla rinuncia). Il nuovo presidente del festival, il matematico Furio Honsell, Rettore dell’Università di Udine ha già in mente un approfondimento molto particolare di questo tema.
Ogni festival può trovare il suo tema e creare il suo “viaggio culturale” in cui coinvolgere pubblico e cittadini.
D - Cosa si può fare per difendere il patrimonio rappresentato dai festival in un’Italia che sta riducendo le risorse destinate a questo settore?
R - Non mi stanco mai di ripetere che nulla si modificherà nella società se non ci sarà uno sviluppo sul piano culturale. Questo principio dovrebbe essere la base da cui parte ogni politica di governo. Si prenda ad esempio il Wiener Festwochen di Vienna: cinque settimane di cultura finanziate dallo Stato con sei milioni e mezzo di euro.