GIOVANI ARTISTI PER DANTE 2018

GIOVANI ARTISTI PER DANTE 2018

ph_LuigiTazzariRavenna Chiostri Francescani “Ravenna Festival” Ensemble La Lauzeta “Deh Pellegrini Che Pensosi Andate” Chiostri_ph_LuigiTazzari

Tutti i giorni dal 1 giugno al 5 luglio, alle 11 agli Antichi Chiostri Francescani

Dante di tutti o di nessuno, patrimonio intoccabile o cultura viva, attiva? Ravenna Festival risponde anche quest’anno con Giovani artisti per Dante, l’appuntamento quotidiano con gli spettacoli in scena agli Antichi Chiostri Francescani, accanto alla Tomba del poeta. Dal 1 giugno al 5 luglio, sempre alle 11 della mattina, è tempo di celebrare Dante, ma soprattutto di vivere Dante: la sua straordinaria eredità intellettuale, poetica, umana. I coraggiosi che si addentrano in questo territorio tanto affascinante quanto sconfinato? Sono studenti, attori, musicisti, danzatori; sono realtà creative della città e del territorio o hanno partecipato al bando internazionale omonimo, distinguendosi fra le decine di proposte presentate; visitano il passato o riflettono sul presente, si preparano ad attraversare l’Inferno o l’inconscio, si interrogano sulla natura del tempo, dell’arte, del linguaggio. E, di settimana in settimana, sveleranno cinque prospettive sull’universo dantesco, al crocevia fra storia e immaginazione, poesia e musica, corpo e anima. In collaborazione con il Comune di Ravenna, Società Dante Alighieri e Società Dantesca Italiana, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, che mette a disposizione i Chiostri di sua proprietà, Giovani artisti per Dante è un appuntamento con il poeta offerto al pubblico di cittadini e visitatori al prezzo simbolico di 1 euro.

Dante: sommo, irraggiungibile, inarrivabile; padre della lingua italiana, pilastro della letteratura di tutti i tempi, di tutti i luoghi; autore di un’opera che riflette e contiene il mondo intero, umano e divino. Ma anche Dante: nella lingua che parliamo ogni giorno, nelle idee, nelle opinioni; profilo inconfondibile di una cultura che ancora conquista il cuore e l’immaginazione di persone di ogni tradizione, di ogni Paese. Lo sguardo di Ravenna Festival – che della storia della città ha fatto la chiave di volta della propria identità – è già puntato sul 2021, quando ricorreranno i 700 anni dalla morte del poeta. Con una parola d’ordine: coinvolgimento. Dalla grande chiamata per Inferno di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, che nel 2017 ha portato in scena la prima cantica con la collaborazione di centinaia di cittadini (Purgatorio arriva nel 2019), fino a Giovani artisti per Dante che giunge quest’anno alla terza edizione, il Festival pensa e ripensa Dante – non lontano, ma vicinissimo.

Venerdì primo giugno 
apre la rassegna 21. La profezia di Dante (repliche fino al 7), con cui si rinnova la collaborazione con il Liceo Artistico “Nervi-Severini” di Ravenna, da oltre settant’anni in prima linea nella formazione della nuova generazione di creativi. Che, in quest’occasione, ci accompagnano nel 1821, esattamente cinquecento anni dopo la morte di Dante: proprio a Dante il campione del Romanticismo Lord Byron – in quegli anni a Ravenna – attribuì una visione profetica sul destino dell’Italia. Quest’incontro ideale fra poeti, ma anche fra epoche ed estetiche distanti, è l’occasione per riflettere sul ruolo del caso e delle coincidenze nella vita umana, ma anche sulla natura dell’arte e su una stagione del patriottismo rivoluzionario. Tutto interpretato con gli strumenti del teatro, ma anche della musica, della scenografia, della performance, onorando pienamente uno dei principi fondamentali del Liceo, dove le discipline teoriche si coniugano a quelle laboratoriali e progettuali.

Dall’8 al 14 giugno 
è la volta di una presenza fra le più celebri dell’InfernoCaronte…ad astratti furori è un ritratto danzato del famigerato nocchiero incaricato di condurre le anime nell’Ade. Ritratto inaspettato però, perché il coreografo siciliano Stellario Di Blasi l’ha immaginato “non come il vecchio feroce secondo la classica iconografia, ma colto da giovane; intento in una danza della morte, mentre aspetta le anime da traghettare e si immerge negli astratti furori del suo destino nomade”. Combinando l’ispirazione dantesca a echi che spaziano da Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini a una canzone di Carmen Consoli, Di Blasi – classe ’82 –  ha costruito l’assolo sulle misure dell’interprete 21enne Danilo Smedile. Ne è nata una pièce intima che ha vinto l’edizione 2018 del bando Danza Urbana XL, azione del network Anticorpi XL dedicato alla giovane danza d’autore. Attraverso la collaborazione con Cantieri Danza, che dal 1994 promuove e stimola lo sviluppo e la pratica di una cultura originale sulla danza d’autore e di ricerca, Giovani artisti per Dante si presta non solo a vetrina ma anche a ripensamento site-specific della coreografia, su musiche dell’artista veneto dallo pseudonimo di Yamamoto Kotzuga.

Dal 15 al 21 giugno 
sarà in scena Dante ad Auschwitz: dopo il soggiorno a Ravenna di Byron e gli “astratti furori” di cui scrive Vittorini, un’altra figura letteraria – Primo Levi – offre l’occasione per una nuova prospettiva su Dante. In Se questo è un uomo, il protagonista-narratore ricorda il tentativo di tradurre in francese, per un compagno di prigionia nel lager, alcune parti del canto XXVI dell’Inferno, le magnifiche terzine dedicate al viaggio di Ulisse: così Odissea di Omero, Commedia dantesca e la tragedia della Shoah si incontrano là dove la parola poetica si fa simbolo della dignità umana. Al ricorrere dell’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali in Italia, Dante ad Auschwitz è un momento di memoria artistica firmato da Sergio Di Benedetto, direttore della Compagnia Exire, compagnia teatrale di Varese con un forte interesse per i materiali del sacro o di forte caratura civile. Alla regia Matteo Bonanni, anche fra gli interpreti accanto a Diego Becce e alla ballerina Roberta Di Matteo, mentre Luca Rapazzini è al violino.

Dal 22 al 28 giugno 
ritorna ai Chiostri Francescani un gruppo che si era già distinto nella prima edizione del bando Giovani artisti per Dante: i Satiri di Storie – che passano dal teatro di strada alla stand-up comedy e alle letture dantesche – presentano questa volta Dante Is Back, di e conMarco Di Giorgio, regia di Alessandro Girami, con la cantante Sonia Caputo e Dora Scolatempore all’arpa e alla loop station, scene di Cecilia Sacchi. Dopo lo sguardo sul Romanticismo e sulla storia del Novecento, quest’appuntamento catapulta Dante – e il pubblico con lui – nel 2018, per riflettere sui ritmi frenetici della nostra epoca e la percezione del tempo, lontanissima da quella di Dante. Nell’Italia del terzo millennio, Beatrice non può che essere una popstar e le terzine di Dante cantano, in una riscrittura in chiave satirica dell’età contemporanea, la “tetra dimensione situata, ahimè, nel mondo postmoderno”.

A concludere la rassegna 2018, dal 29 giugno al 5 luglio, saranno gli EQU: al gruppo di Santa Sofia, sulle colline forlivesi, attivo dal 1996 con alle spalle tre album, un salto a Sanremo e importanti collaborazioni anche in campo teatrale (tra cui uno spettacolo vincitore del premio Ubu), il Festival ha commissionato un’opera contemporanea dedicata alla CommediaDurante – titolo richiamo al nome di battesimo di Dante – è “una sorta di teatro-canzone, costituito da parti recitate e da canzoni surreali,” spiega  Gabriele Graziani, voce degli EQU. La scrittura ha visto la supervisione dello scrittore Eugenio Baroncelli, orientandosi verso la memoria collettiva dell’opera dantesca piuttosto che a precise citazioni del testo; in questo caso il viaggio è attraverso l’inconscio, dove la parola è la vera protagonista. “La musica è al servizio della parola,” sottolinea infatti Vanni Crociani, che sarà al pianoforte, tastiere e fisarmonica, “e la scrittura musicale cambia con il cambiare del testo: una sorta di poesia nell’Inferno, qualcosa di molto vicino alla prosa nel Purgatorio, e un ritmo quasi da canzonetta nel Paradiso”. Per quest’opera surreal-musicale Graziani e Crociani saranno affiancati da sei musicisti versatili in grado di passare dalla musica classica al jazz e alla canzone d’autore, “da momenti di grande precisione del suono, a situazioni quasi rumoristiche, fino a momenti che sembrano richiamare l’elettronica, sebbene sia del tutto assente”.
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