INTERNAZIONALI

8 e 9 giugno
Napoli
Teatro Politeama
ZINC
di Eimuntas Nekrošius
composizione Algirdas Martinaitis
scenografia Marius Nekrosius
costumi Nadezda Gultiajeva
disegno luci Audrius Jankauskas
suono Arvydas Duksta
aiuto regia Tauras Cizas

prima nazionale

Zinc ha debuttato a Vilnius allo State Youth Teatras nel novembre del 2017, il teatro dove 26 anni prima il grande regista lituano Eimuntas Nekrošius, scomparso recentemente, aveva dato avvio alla sua carriera. Il lavoro, ispirato ai romanzi premio Nobel per la letteratura nel 2015, Svetlana Aleksievič, traccia la storia degli ultimi decenni del ‘900 attraverso il racconto della guerra che l’URSS ha combattuto in Afghanistan e l’esplosione dei reattori a Černobyl’. Nekrošius offre ancora una volta uno sguardo del presente attraverso il passato, cercando di fotografare un’epoca: protagonista dello spettacolo è la stessa scrittrice (interpretata da Aldona Bendoriūtė), che si muove attraverso il tempo e lo spazio scrivendo un diario di viaggio. Le casse di zinco, che trasportano le vittime dall’Afghanistan alle loro case, segnano la fine di un’era. L’elemento chimico necessario per la vita umana, diventa così simbolo della morte durante la guerra. L’inizio e la fine convergono nel simbolo Zn.

15 e 16 giugno
Napoli
Mercadante
EINS ZWEI DREI
creazione Martin Zimmermann
co-creato e interpretato da Tarek Halaby, Dimitri Jourde, Romeu Runa, Colin Vallon
creazione musicale Colin Vallon

prima nazionale

Dopo aver partecipato al Napoli Teatro Festival Italia nel 2010 e nel 2015 insieme a De Perrot e averci fatto conoscere il loro mondo fatto di circo e acrobazia, quest’anno Martin Zimmermann torna a Napoli con uno spettacolo da lui diretto.
«In questo spettacolo affronto, attraverso tre personaggi, temi forti come l’autorità, la sottomissione e la libertà, sia dell’infanzia che della follia. Inserisco questo trio e le sue tensioni all’interno di un mondo asettico, sottomesso a strette convenzioni e precisi codici sociali. Un museo è infatti una istituzione pubblica che tutti conosciamo, ma è anche la quintessenza dell’eleganza, del buon gusto, dell’ordine e della memoria collettiva che una società ha creato. È un luogo che pullula di regole e di divieti, con un proprio sistema di valori che determina cosa viene consentito e cosa no.
A mio avviso i visitatori di un museo sono esattamente come le opere che si vengono ad ammirare. Nel mio lavoro, i corpi hanno una qualità materiale e gli oggetti una dimensione umana. Amo la collisione dei doppi e i possibili multipli drammatici che questo incontro genera. Da diverso tempo sono interessato a comprendere la figura del clown all’interno del teatro contemporaneo. Un clown non è un attore, non ha un genere. La sua figura ruota attorno alla questione dell’esistenza. Per i tre personaggi di Eins Zwei Drei, la domanda centrale che ci si pone è “Come faranno a sopravvivere?”. Questa triangolazione sprigiona tutta la poesia, la violenza e la complessità delle relazioni umane».

20 e 21 giugno
Napoli
Galleria Toledo
CHRONIQUES D’UNE VILLE QU’ON CROIT CONNAÎTRE
testo Wael Kadour
regia Mohamad Al Rashi e Wael Kadour
con Mohamad Al Rashi, Ramzi Choukair, Hanane El Dirani, Amal Omran, Mouiad Roumieh, Tamara Saade
suono Vincent Commaret
luci Franck Besson
scenografia Jean-Christophe Lanquetin
amministrazione Estelle Renavant
traduzione Nabil Boutros
produzione Perseïden
in coproduzione con La Filature – Scène Nationale de Mulhouse, Kunstfest Weimar, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Le POC – Alfortville, Tandem – Scène Nationale Arras Douai, Théâtre Jean-Vilar de Vitry-sur-Seine
con il sostegno di AFAC – The Arab Fund for Art and Culture, Citizen Artists – Beyrouth, Heinrich-Böll-Stiftung, Middle East Office (Beirut), Maison Antoine Vitez, L’Onda – aide à la traduction et au surtitrage, Sundance Institut, La Spediam, Fonds Transfabrik – Fonds franco-allemand pour le spectacle vivant

prima nazionale

Chroniques d’une ville qu’on croit connaître (Cronache di una città che crediamo di conoscere) si basa su una storia vera, avvenuta a Damasco all’inizio della rivoluzione: il suicidio di una giovane donna in una notte d’estate del 2011. La pièce non documenta l’incidente, ma si pone una domanda: come ha potuto una siriana, qualunque sia la sua appartenenza politica, non sapere ciò che stava succedendo nel suo paese mentre il movimento rivoluzionario rischiava di far cadere il regime da un giorno all’altro? Un avvenimento che nessuno, nemmeno abbandonandosi alla fantasia più sfrenata, avrebbe potuto immaginare qualche mese prima. Che tragedia ha vissuto questa giovane donna per voltare le spalle a tutto ciò che succedeva intorno a lei?
Il testo va a indagare questi temi. Evocando certi aspetti della società siriana prima e dopo lo scoppio della rivoluzione, mette in luce la violenza intrinseca a un sistema politico, economico, religioso instaurato e perpetuato da decenni. Una violenza esercitata quotidianamente sia nella sfera privata che in quella pubblica. Esplora le profonde e repentine fratture che ha conosciuto la società siriana durante i primi mesi della rivoluzione fino alla lotta armata. In filigrana, riflette sull’ipotesi spesso evocata, di una transazione graduale e inevitabile di un movimento rivoluzionario pacifico verso il conflitto armato. Riferendosi al passato, vicino ma anche lontano, Chroniques d’une ville qu’on croit connaître mostra il tentativo di comprendere ciò che sta accadendo oggi in Siria, di analizzare i modelli che dominano le relazioni tra i diversi ceti della società siriana.
Wael Kadour è autore, drammaturgo e regista, formatosi all’Istituto superiore di arti drammatiche di Damasco. Oggi rifugiato in Francia, è caporedattore del sito ARCP (Cultural Policy in the Arab World). Il suo teatro unisce la sfera privata a quella politica attraverso lo studio di testi di Sofocle, Dario Fo, Brecht, Sartre, Genet. In questa prospettiva si inserisce Chroniques d’une ville… Wael Kadour conosceva la giovane donna protagonista dello spettacolo. E per questa ragione si chiede: perché suicidarsi proprio quando il paese è attraversato da un nuovo vento? Per sfuggire alla sanguinosa repressione di Bachar el-Assad, Wael Kadour ha lasciato il proprio paese per rifugiarsi in Francia quando il suo amico attore Mohamad Al Rashi, è stato imprigionato. Una volta liberato, insieme realizzano lo spettacolo a partire da ricerche e testimonianze che rivelano un regime violento che annichilisce qualsiasi speranza di sogno o di futuro.

21 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
CLOWN IN STURM
con Roberto Ciulli, Simone Thoma, Rupert Seidl, Fabio Menéndez, Steffen Reuber, Dagmar Geppert, Klaus Herzog, Petra von der Beek, Volker Roos, Matthias Flake, Albert Bork
regia Roberto Ciulli, Matthias Flake
scenografia Gralf-Edzard Habben
costumi Elisabeth Strauss
compositore Matthias Flake
drammaturgia Helmut Schäfer
con la collaborazione di Dijana Brnic
produzione Theater an der Ruhr

prima nazionale

Presentato durante la scorsa edizione del Napoli Teatro Festival Italia, Clowns 2 ½ nasceva dalla fantasia di Roberto Ciulli e dalle musiche di Matthias Flake e si proponeva di trattare con ironia i problemi della vecchiaia attraverso lo sguardo di un clown. Da allora, la nostra società globalizzata è cambiata drammaticamente; il mondo sembra essersi capovolto. Come può il clown anziano rispondere a questo cambiamento di situazione?
Roberto Ciulli, nasce a Milano nel 1934, studia filosofia e scrive una tesi di dottorato su Hegel. Nel 1960 fonda Il Globo, un teatro tenda alla periferia di Milano.
Come regista ha lavorato a Göttingen, Colonia, Berlino, Monaco, Amburgo, Düsseldorf, Madrid, Istanbul e Tehran. Dopo aver diretto lo Schauspiel Köln dal 1972 al 1979, nel 1980 ha fondato il Theater an der Ruhr a Mülheim insieme con il drammaturgo Helmut Schäfer e lo scenografo Gralf-Edzard Habben.
Fin dalla sua nascita, Theater an der Ruhr si è occupato di produzione culturale internazionale.

21 e 22 giugno
Napoli
Sala Assoli
SOUS UN CIEL BAS
testo e regia Waël Ali
scenografia Bissane Al Charif
suono e musiche Khaled Yassine
luci Hassan Al Balkhi

prima assoluta

Sous un ciel bas è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito di Europa Creativa. Les Bancs Publics è capofila del progetto Performances Beyond Two Shores
Partner Les Bancs Publics (Marsiglia), Palais des Beaux Arts BOZAR (Bruxelles), Shubbak (Londra), Dancing on the Edge (Amsterdam), Weimar festival of arts (Weimar), Napoli Teatro Festival Italia (Napoli)
Partner associati One Week Dance Fondation (Plovdiv), LOOP (Atene), SEE Foundation (Stoccolma), Suède avec D-CAF Festival (Il Cairo)

Come si può fare teatro quando la realtà che si tenta di cogliere è affetta da perpetui e violenti cambiamenti? Come fare teatro in tempi di guerra? Per chi fare teatro?
È ciò che si chiede Wael Ali, scrittore e regista siriano, classe 1979. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Damasco, prosegue i propri studi a Lione con un master in arti dello spettacolo. Tra il 2003 e il 2006 lavora come drammaturgo a Damasco dove codirige e anima diverse comunità teatrali, principalmente con il collettivo Studio Théâtre.
Sous un ciel bas (Sotto un cielo basso) è uno spettacolo di teatro documentario che si sviluppa in un’andata e un ritorno tra due percorsi, tra due viaggi.
Waël Ali fa coabitare due scritture, due registri, l’intimo e il politico, che mettono in dialogo una moltitudine di sguardi e temporalità convergenti verso uno stesso oggetto: un territorio sempre in fuga.
Sous un ciel bas mette in scena la figura di Jamal, un documentarista siriano quarantenne, che vive in Francia da diversi anni. Si sente intrappolato in una situazione che gli impedisce di creare immagini: “come posso guardare, semplicemente guardare, il presente ora che non ho più un passato al quale appartenere?”.
Ossessionato dall’idea della perdita del proprio passato, impotente di fronte alla scomparsa di luoghi abbandonati o distrutti dalla sua memoria, vede i suoi amici girovagare un po’ ovunque nel mondo. I luoghi della sua giovinezza sono scomparsi, le case che frequentava sono deserte e coloro che componevano il suo piccolo mondo a Damasco si sono ormai trasferiti in altri paesi. Interpretata come una crisi generazionale, l’impasse di sentirsi a metà strada della vita lo conduce a intraprendere un viaggio alla ricerca di un mondo in frantumi. Parte così alla ricerca del passato e documenta un viaggio che, come un’odissea in diverse città europee, è il tentativo di restaurare la sua storia e di sopravvivere come creatore di immagini e storie.
Sous un ciel bas è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto Performances Beyond Two Shores promosso da Europa Creativa di cui fa parte il Napoli Teatro Festival Italia.

25 e 26 giugno
Napoli
Sala Assoli
FINIR EN BEAUTÉ
testo e ideazione Mohamed El Khatib
ambiente visivo Fred Hocké
ambiente sonoro Nicolas Jorio

Dopo la rivelazione al Festival di Avignone 2015, Finir en beauté arriva a Napoli. Dopo gli studi di teatro e sociologia, l’artista francese di origini marocchine El Khatib fonda nel 2006 il collettivo Zarlib, luogo di incontro di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi.
In questo lavoro, prendendo spunto da interviste, email, sms, documenti amministrativi e altre fonti “reali”, Mohamed El Khatib (ri)costruisce, solo in scena, il racconto di un lutto, la morte della madre.
«Ho sviluppato un lavoro di scrittura intima che tenta di esplorare differenti modi di esposizione anti-spettacolari. Durante la mia ricerca, originariamente intitolata Conversazione, dovevo indagare il passaggio dalla lingua madre (l’arabo) alla lingua teatrale, a partire da interviste realizzate con mia madre.
Il 20 febbraio 2012, il suo decesso (dovuto a un cancro del fegato), ha sconvolto le mie intenzioni. Questo “incidente” ha creato un corto-circuito nel lavoro teatrale fino a confondere vita e opera. Finir en beauté tenta di esplorare le modalità di dialogo a partire dalla nozione di “maceria”: le macerie di una relazione, di una storia, di un paesaggio, di tutto quello che resterà di noi (“noi” in questo caso sono una madre e un figlio dopo un evento definitivo come la morte); macerie della lingua madre, macerie del linguaggio teatrale, macerie di scrittura (sia come contenuto che come principio di organizzazione dell’atto di scrivere).
Non ho mai potuto separare la mia scrittura dalla scena, così come non ho mai potuto evitare di inserire il reale sia sulla scena che nel mio lavoro di autore.
Nel mio teatro il documento è uno strumento fondamentale, l’essenza stessa di ciò che diventerà la scrittura. È il caso, per esempio di Moi, Corinne Dadat, pièce a cui partecipa realmente una donna delle pulizie incontrata per caso. Qui, con Finir en beauté, questa logica è spinta fino all’esasperazione perché il materiale principale è un evento allo stesso tempo eccezionale e banale, in ogni caso universale: la morte di mia madre. È così che ho quindi iniziato un lavoro di memoria, di lutto, di introspezione e di osservazione».

26, 27, 28 e 29 giugno
Napoli
Palazzo Fondi
RENEIXER
drammaturgia Enrique Vargas & Teatro de los Sentidos
regia Enrique Vargas

prima nazionale

Il Teatro de los Sentidos – noto al pubblico di Napoli per aver partecipato più volte con grande successo al NTFI – ha iniziato la propria ricerca intorno al mondo simbolico del vino nel 1998 producendo diversi lavori tra cui RENEIXER (Rinascere) del 2014. Ma perché il vino?
«La ricerca sul mondo del vino ci ha permesso di utilizzare tutti gli strumenti del linguaggio artistico che abbiamo creato in questi 25 anni, il linguaggio sensoriale. Toccare, annusare, gustare, vedere, udire, tutto mescolato nell’esperienza sinestesica che solo qualcosa di così potente e misterioso come il vino può permettere.
Dioniso, dio del vino, dell’ebbrezza, ma anche il dio del teatro, è stata l’altra importante linea di ricerca; il rituale, il mistero ancestrale, la festa, tutti elementi che si accompagnano al mondo simbolico del vino
Il concetto di fermentazione/trasformazione, già affrontato nei progetti precedenti, si arricchisce in
RENEIXER dell’elemento simbolico della “rinascita”, un percorso di “morte-rinascita” che ha portato a lavorare sulla possibilità di reinventarsi, sul potenziale e sull’esigenza di cambiamento continuo. L’uva pigiata sparisce, in qualche modo possiamo dire che muore nella sua essenza di frutto, ma si tratta in realtà di una trasformazione che porta a rinascere nel ben più prezioso e misterioso liquido. Da questo livello metaforico parte il viaggio che offre la possibilità di mettersi in gioco attraversando e vivendo con il corpo e i sensi i diversi passaggi che portano alla creazione del vino, dalla trasformazione ad una possibile rinascita».
In RENEIXER il pubblico entra in un luogo magico dove non assiste ad uno spettacolo, ma vive e partecipa direttamente ad un’esperienza tattile, gustativa, uditiva, sensoriale. Tutti gli spettacoli di Teatro de los Sentidos sono viaggi, dove attori/abitanti e spettatori/viaggiatori creano insieme il
percorso

28 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
CARNIVOROUS
regia Issam Bou Khaled
in collaborazione con Sarmad Louis
con Bernadette Houdeib, Said Serhan & Issam Bou Khaled
testo Issam Bou Khaled e Said Serhan
disegno luci Sarmad Louis
scenografie Hussein Baydoun
costumi Zeina Saab Demelero
produzione Sawsan Chawraba

prima nazionale

Attore, drammaturgo, regista libanese, Issam Bou Khaled fa teatro per raccontare “tutto ciò che gli sta a cuore”. Per lui infatti uno spettacolo è uno strumento politico attraverso cui potersi esprimere liberamente.
Nel suo nuovo lavoro, che arriva a Napoli dopo una fortunata tournée europea, una coppia conduce una noiosa e monotona vita in città. I giorni, tutti identici, sembrano un’unica infinta giornata: gli stessi dialoghi ripetuti come una cantilena, i bambini a cui badare, un nuovo attentato sucida non diverso dai precedenti, seguito dalla diffusione della notizia sui social media. Tutto come sempre. Eccetto che per una piccola informazione, abbastanza grande però da far esplodere la relazione della coppia tanto da condurre i due verso la scoperta di un nuovo significato della felicità eterna. Carnivorous non può essere raccontato, ma deve essere vissuto abbandonandosi alle sue intrinseche sensazioni di terrore. Lo spettacolo immerge il pubblico nell’assurdità di una realtà che ci colpisce ogni giorno, fino al fenomeno delle continue esplosioni suicide nella società.

28, 29 e 30 giugno
Napoli
Teatro Politeama
KANATA – ÉPISODE I – LA CONTROVERSE
regia Robert Lepage
con gli attori del Théâtre du Soleil Shaghayegh Beheshti, Vincent Mangado, Sylvain Jailloux, Omid Rawendah, Ghulam Reza Rajabi, Taher Baig, Aref Bahunar, Martial Jacques, Seear Kohi, Shafiq Kohi, Duccio Bellugi-Vannuccini, Sayed Ahmad Hashimi, Frédérique Voruz, Andrea Marchant, Astrid Grant, Jean-Sébastien Merle, Ana Dosse, Miguel Nogueira, Saboor Dilawar, Alice Milléquant, Agustin Letelier, Samir Abdul Jabbar Saed, Arman Saribekyan, Wazhma Totakhil, Nirupama Nityanandan, Camille Grandville, Aline Borsari, Luciana Velocci Silva, Man Waï Fok, Dominique Jambert, Sébastien Brottet-Michel, Eve Doe Bruce, Maurice Durozier
drammaturgia Michel Nadeau
direzione artistica Steve Blanchet
scenografia e accessori Ariane Sauvé, con Benjamin Bottinelli, David Buizard, Kaveh Kishipour, Claude Martin
pitture e patinature Elena Antsiferova, Xevi Ribas
luci Lucie Bazzo, con Geoffroy Adragna, Lila Meynard
musica Ludovic Bonnier, con Marie-Jasmine Cocito, Yann Lemêtre, Thérèse Spirli
immagini e proiezioni Pedro Pires
costumi Marie-Hélène Bouvet, Nathalie Thomas, Annie Tran
acconciature e parrucche Jean-Sébastien Merle
assistente alla regia Lucile Cocito
co produzione Théâtre du Soleil, Festival d’Automne à Paris e Fondazione Campaia dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

prima nazionale

È la prima volta, in cinquantaquattro anni di storia, che Ariane Mnouchkine affida la compagnia del Théâtre du Soleil a un regista esterno, Robert Lepage, artista canadese più volte apprezzato al NTFI. La pièce immaginata dal regista unisce frammenti di una vasta epopea che ripercorre duecento anni della storia del suo paese – “kanata” è la parola irochese che significa “villaggio, paese” e che ha dato origine al termine Canada – e sancisce l’incontro, attraverso gli attori, tra due registi convinti che l’artista può essere testimone del proprio tempo.
«È stato l’incontro con Ariane che mi ha spinto ad approfondire il tema delle presenze di indigeni in Canada. L’idea è nata naturalmente perché è vero che da diverso tempo avevo voglia di trattare questo argomento, ma ero in attesa dell’occasione giusta. Si tratta di un tema che nasconde tantissimi preconcetti – e non parlo solo dello sguardo francese sulla cosa, ma più in generale europeo: esiste una sorta di illusione secondo cui dato che noi canadesi viviamo accanto alle comunità indigene dobbiamo per forza conoscere intimamente la loro storia e i loro problemi attuali. Ma non è affatto così! L’intenzione è stata quella di unire le nostre due compagnie e di realizzare questo spettacolo […].»
Nel luglio 2018, mentre Robert Lepage sta preparando Kanata, una lettera firmata da 18 artisti e intellettuali autoctoni e da 12 non autoctoni, scatena una clamorosa polemica. Lo spettacolo, recitato dagli attori del Théâtre du Soleil diretto da Ariane Mnouchkine, deve attraversare la storia del Canada per raccontare le oppressioni subite dagli indigeni canadesi. Vista la mancanza in scena di attori provenienti dalle loro comunità, alcuni rappresentanti degli indigeni hanno denunciato un’appropriazione culturale. Sulla scia della polemica, un coproduttore decide di ritirare il proprio contributo, rischiando di annullare la creazione di Kanata. Ma nessuno degli oppositori aveva fatto i conti con la determinazione di Ariane Mnouchkine, della sua compagnia e alla tenacia di Robert Lepage.

3 luglio
Napoli
Teatro Politeama
CONTES IMMORAUX
PARTE 1: MAISON MÈRE
scrittura e drammaturgia Phia Menard e Jean-Luc Beaujault
scenografia Phia Menard
interpretazione Phia Menard
composizione sonora e suono Ivan Roussel
direttore di scena Pierre Blanchet e Rodolphe Thibaud
costumi e accessori Fabrice Ilia Leroy
fotografie Jean-Luc Beaujault
codirezione, amministrazione e distribuzione Claire Massonnet
direttore generale Olivier Gicquiaud
responsabile produzione Clarisse Merot
responsabile comunicazione Adrien Poulard
addetto alla distribuzione Ana.s Robert
produzione Compagnie Non Nova.
in coproduzione con documenta 14 – Kassel et Le Carré, Scène nationale et Centre d’Art contemporain de Château-Gontier.

prima nazionale

Dopo la formazione in giocoleria con Jérôme Thomas, Phia Ménard fonda la compagnia Non Nova nel 1998. I suoi spettacoli affrontano questioni sociali che le stanno a cuore e per le quali si impegna apertamente: l’identità, il genere, la difesa dei diritti dell’uomo. Le sue esplorazioni artistiche si concentrano sulla materia, sul modo in cui si può plasmare e trasformare, sulle emozioni che ciò produce sul nostro corpo e sul nostro spirito: il ghiaccio (P.P.P.), l’aria (L’après-midi d’un foehn, VORTEX), l’acqua il vapore (Belle d’Hier créé nel 2015 a Montpellier Danse). Nella sua nuova performance, commissionata da Documenta 14 di Kassel, ha risposto al tema proposto dalla manifestazione: “Imparare da Atene/Per un parlamento del corpo”. Ispirandosi alla casa di Atena, il Partenone, che proteggeva il tesoro della città, immagina una casa di protezione per l’Europa. In questa prima parte di Contes Immoraux, Maison mère, (Racconti Immorali, Casa madre) Phia Ménard costruisce un “villaggio Marshall” a dimensioni reali, in cartone.
Perché un “villaggio Marshall”? Il nonno paterno di Phia Ménard fu una delle numerose vittime del bombardamento che devastò la città di Nantes nel settembre 1943. Affinché gli Alleati potessero impegnare le loro truppe sul suolo europeo, la strategia del bombardamento a tappeto fu, per tutta l’Europa occidentale, un dramma umano senza precedenti. Intere città furono distrutte seppellendo i loro abitanti. Una volta adulta, Phia Ménard ha capito che quando la sua famiglia si recava al cimitero, non era per andare a onorare la tomba del nonno, bensì una fossa comune. Ha così fatto i conti con l’infamia della guerra e l’assurdità del famoso piano Marshall: organizzare una distruzione e gestire la ricostruzione seguendo modelli di case prefabbricate e riscritture di piani di sviluppo urbano. È così che, in questa performance, Phia Ménard costruisce da sola sulla scena un Partenone di cartone. Stende, disegna, taglia, assembla, monta. Tutto sembra perfetto se non fosse per una nuvola che oscura la scena…

9 e 10 luglio
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
LES ITALIENS
un progetto di Massimo Furlan
drammaturgia Claire de Ribaupierre
con Miro Caltagirone, Giuseppe Capuzzi, Alexia Casciaro, Nadine Fuchs, Vincenzo Di Marco, Silvano Nicoletti, Francesco Panese, Luigi Raimondi
luci Antoine Friderici
suono Aurélien Godderis-Chouzenoux
trucco e parrucche Julie Monot
costumi Anna van Bree
ideazione voli Jean-Claude Blaser – Scène Concept
direzione tecnica e video Jérôme Vernez
direzione di scena Benjamin Surville
assistente Floriane Mésenge
amministrazione e produzione Claudine Geneletti
responsabile distribuzione Jérôme Pique
produzione Théâtre de Vidy
con il sostegno di Pro Helvetia – Fondation Suisse pour la Culture, Loterie Romande, Fondation Ernst Goehner, Fondation Leenaards, Fondation du Casino Barrière

prima nazionale

Questo progetto nasce dalla performance Blue Tired Heroes presentata nell’ambito di Slow Life al Théâtre Vidy Lausanne nel giugno 2016. In quel progetto la compagnia ha lavorato con otto pensionati italiani che ogni giorno si ritrovavano nel foyer o sulla terrazza del teatro per giocare a carte. La performance sperimentava il processo di incarnazione dell’eroica figura di Superman attraverso un costume estremamente semplice: pigiama blu, slip e calze rosse. Gli interpreti – più o meno sulla settantina – avevano in effetti l’età reale del personaggio di Superman. Lo scopo del lavoro era quello di mostrare dei corpi ordinari in posture e composizioni stra-ordinarie, esplorando i limiti tra “super-visibilità” e “invisibilità”.
A partire da quel momento, la compagnia ha mantenuto i contatti con questo gruppo e ha deciso, con alcuni di loro, di continuare l’avventura in scena. Il progetto Les Italiens ha debuttato nell’autunno 2017. «Abbiamo lavorato con tre giocatori di carte, nati negli anni ’40, Giuseppe Capuzzi, Silvano Nicoletti, Luigi Raimondi; tre figli di immigrati, nati tra gli anni ’60 e ’70, Francesco Panese, Vincenzo di Marco, Miro Caltagirone, e due ballerine Alexia Casciaro e Nadine Fuchs. Con ciascuno di loro abbiamo realizzato delle interviste individuali e abbiamo raccolto dei racconti, dei ricordi personali o collettivi, i loro punti di vista sul mondo, degli aneddoti familiari.
Negli anni ’50 e ’60, molti italiani hanno dovuto lasciare il proprio paese per emigrare negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Svizzera per trovare lavoro. Gli immigrati provenivano da tutte le regioni d’Italia, molti dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Puglia, ma anche dal centro e dal nord del paese. Le loro origini, il contesto sociale ed economico di provenienza, le loro tradizioni, i loro costumi, le lingue e la loro cucina erano diversi. Eppure, quando arrivavano in Svizzera, erano semplicemente “gli Italiani”.

DANZA

8 giugno
Napoli
madre – museo d’arte contemporanea donnaregina
MOVING WITH PINA
Una conferenza danzata sulla poetica, la tecnica, la creatività di Pina Bausch
di e con Cristiana Morganti
produzione Il Funaro – Pistoia
con l’accordo e il sostegno della Pina Bausch Foundation/Wuppertal

Com’è costruito un assolo? Qual è la relazione dell’emozione con il movimento? Quand’è che il gesto diventa danza? Qual è la relazione tra il danzatore e la scenografia? E soprattutto, come si crea il misterioso e magico legame tra l’artista e il pubblico? Nella conferenza danzata Moving with Pina, Cristiana Morganti, storica interprete del Tanztheater di Wuppertal, propone un viaggio nell’universo di Pina Bausch, visto dalla prospettiva del danzatore. Eseguendo dal vivo alcuni estratti del repertorio del Tanztheater, Cristiana Morganti racconta il suo percorso artistico e umano con la grande coreografa tedesca e ci fa scoprire quanta dedizione, fantasia e cura del dettaglio sono racchiusi nel linguaggio di movimento creato dalla Bausch. Dal 1993 al 2014 Cristiana Morganti è stata danzatrice solista del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, con il quale continua tutt’ora a collaborare come artista invitata. Ha partecipato a numerose creazioni e ha danzato in tutti gli spettacoli del repertorio, partecipando anche al film di Pedro Almodovar Parla con lei (2001) e al film di Wim Wenders Pina (2011). Conferenza Danzata Moving with Pina, nata nel 2010, è stata presentata con grande successo in numerosi teatri italiani e recentemente anche in Germania, Cile (festival Santiago a Mil) e Spagna.

11 giugno
Variazione 6 & 9

Prima nazionale

6
coreografia Tao Ye
musica Xiao He
disegno luci Ellen Ruge
tecnico luci Ma Yue
costumi Tao Ye, Li Min
training Duan Ni
danzatori Huang Li, Ming Da, Yan Yulin, Guo Huanshuo, Zhang Qiaoqiao, (Fan Min, Liu Xichao)
commissionato da NorrlandsOperan con il supporto di Umea2014, Swedish Arts Council, Swedish Arts Grants Committee Region Vasterbotten, e China Literature and Art Foundation

Il giovane coreografo cinese Tao Ye porta al NTFI due coreografie, ultime tappe di un percorso di ricerca sul movimento.
6 rappresenta il ritorno alla forza primitiva che spinge gli esseri umani a muoversi. Il movimento del corpo dei ballerini acquisisce un significato olistico, mentre questi trasudano energia e forza dalla spina dorsale fino ai muscoli più minuti. I loro corpi androgeni in tensione si muovono simultaneamente nella luce fioca del chiaroscuro, creando un disegno di linee rette e diagonali in una dimensione spersonalizzata, quasi militaristica: l’elasticità e la leggerezza assumono aspetti marziali. I danzatori eseguono una litania di contrazioni della colonna vertebrale, alternate a movimenti bruschi del capo. La ripetizione è la pietra angolare del lavoro di Tao. È il modo per catturare il movimento stesso, e farlo durare più a lungo: renderlo eterno. In questo processo, i movimenti ordinari del corpo sono riproposti nella loro essenzialità.

9
coreografia di Tao Ye
musica di Xiao He
disegno luci di Tao Ye e Ma Yue
costumi Tao Ye, Duan Ni
danzatori Huang Li, Ming Da, Yan Yulin, Zhang Qiaoqiao, Guo Huanshuo, Fan Min, Liu Xichao, Yi Yi, Hua Ting
co-prodotto e co-commissionato da Asia TOPA and Arts Centre Melbourne (Australia), Sadler’s Wells London (UK), Théâtre de la Ville – Paris / La Villette-Paris (France), Shanghai International Dance Center Theater (China) e National Taichung Theater (Taiwan)
Coprodotto e co- commisionato da Asia TOPA and Arts Centre Melbourne, Sadler’s Wells London, Théâtre de la Ville – Paris / La Villette-Paris, Shanghai International Dance Center Theater and National Taichung Theater

9 è un’esplosione del lessico coreografico esplorato da Tao Ye, ed è concepito come il compimento dei precedenti spettacoli della serie numerica: il finale o il nuovo punto di partenza dell’impulso creativo che ha dato ispirazione all’intero lavoro. 9 si allontana dalla dottrina monistica, dal dualismo e dai molteplici spazi di espressione, per chiedere al pubblico di costruire in maniera individuale un rapporto con la coreografia grazie ai movimenti ben identificabili dei nove danzatori in scena. «Le mie ultime opere 2, Weight x 3, 4, 5, 6, 7 e 8, hanno stabilito un ordine rigoroso e progressivo sia in termini concettuali, che rispetto al tipo di movimento al centro della coreografia – scrive Tao Ye –. Questa nuova opera, 9, cercherà di riunire, o forse addirittura scavalcare questo ordine progressivo. Pertanto cercherà l’origine attraverso il caos. È per questo che è ancora difficile dire se si tratta di un disordine nascosto sotto una forma schematica apparente, o se 9 ricostruirà un substrato interconnesso nascosto dietro una superficie caotica».

14 giugno
Teatro Politeama
NIGHT (Layl)
coreografia e regia Ali Chahrour
danzatori Ali Chahrour, Hala Omran, Aya Metwalli, Simona Abdallah, Sharif Sehnaoui
disegno luci Guillaume Tesson
suono Khyam Allami or Mathilde Daucy
produzione Zoukak Cultural Association

prima nazionale

Dopo aver partecipato al Festival 2018 con May he rise and smell the fragrance, Ali Charour torna a Napoli con un nuovo lavoro.
Night è uno spettacolo di danza che affronta l’amore in tutte le possibili sfaccettature; dalla poesia all’estetica, dalla violenza alla durezza. La performance esplora in particolare la trasformazione che il concetto di amore nel mondo islamico ha subìto nel passaggio dall’età preislamica di Jahiliyyah alla società contemporanea.
Il lavoro si concentra su storie che hanno trasgredito i confini di religione, razza e genere, e cerca di mettere in discussione le idee di passione e intimità del sentimento nel contesto di crescente odio delle società moderne. Night (Layl) è il primo spettacolo di una nuova trilogia firmata da Ali Chahrour, che segue l’ultima composta da Fatima, Leila’s Death e May He Rise. Protagoniste storie, leggende e poesie liriche (ghazal) che racchiudono tra le loro pieghe complessità politiche, religiose e sociali. Night le ripropone attraverso il movimento e la danza. Fonte di ispirazione della coreografia è “Masare ‘Al Ishshaq” (Deaths of Lovers, pubblicato per la prima volta nel 1907 AD / 1325 AH), un libro nel quale lo scrittore Abi Mohamed Jaafar Ben Ahmad Bin Hussein Al-Seraj Al-Qaree (noto come Al-Seraj Al-Qaree) ha raccolto tutte le storie di amanti consumati dalla passione e morti per amore.

17 giugno
Teatro Nuovo Napoli
ET SI DEMAIN
coreografia Nidal Abdo
creazione Collectif Nafass
con Nidal Abdo, Samer Al Kurdi, Alaaeddin Baker, Maher Abdul Moaty
musica Osloob e Trio Joubran
luci Jimmy Boury
costumi Samer Al Kurdi
produzione Atelier des artistes en exil

prima nazionale

La guerra lascia un segno indelebile nei paesi che attraversa. La sua presenza sconvolge le prospettive di vita, il senso di identità, il sentimento di appartenenza. Perché io, perché noi, perché l’Uomo?
Queste sono le domande che hanno spinto la compagnia Nafass a creare Et si demain, uno spettacolo di danza contemporanea che indaga ricordi, privazioni, dolori, emozioni raccontati attraverso il linguaggio del corpo – che diventa linguaggio dell’anima – grazie ai quattro danzatori siro-palestinesi.
«Sono sempre là anche senza essere presente – scrive il coreografo Nidal Abdo –. “Là” per me è la Siria, il paese nel quale sono cresciuto, il paese che mi ha dato una cultura, delle aspirazioni, dei gusti musicali, dei compagni di vita. Un paese straziato da sei anni che, come la maggior parte di noi, è ormai alla deriva. Ho cercato di imparare a dimenticare concentrandomi unicamente sul presente. Quando ho parlato della mia intenzione di scrivere Et si demain mi ha sorpreso scoprire che altre persone erano pronte a parteciparvi. Più che una nuova creazione, questo lavoro sarà una catarsi; la nostra maniera di esprimere ciò che ci fa soffrire, ciò di cui non vogliamo parlare perché troppo intimo, troppo sensibile o semplicemente perché non ci sono le parole per farlo».
“Nafass” in arabo significa “respirazione profonda”. Fondata nel maggio 2018, la compagnia unisce soprattutto amici che condividono due linguaggi: l’arabo e la danza. Artisti dai percorsi e dalle tendenze diversi ma accomunati dall’aver vissuto tutti l’esilio e la perdita. Insieme desiderano portare alla luce e comprendere la complessità del dramma siriano.

20 e 21 giugno
Teatro Nuovo Napoli
CRIA
coreografia Alice Ripoll
danzatori Tiobil Dançarino Brabo, Kinho JP, VN Dançarino Brabo, Nyandra Fernandes, May Eassy, Romulo Galvão, Sanderson Rei da Quebradeira, Thamires Candida, GB Dançarino Brabo, Ronald Sheik
assistente coreografa e tecnico del suono Alan Ferreira
manager Rafael Fernandes
luci Andréa Capella
costumi Raquel Theo
direzione musicale Funk DJ Pop Andrade
scenografie Caick Carvalho
video e foto Renato Mangolin
realizzato con il sostegno Centro Coreográfico da Cidade do Rio de Janeiro, Casa do Jongo, Rafael Machado Fisioterapia

prima nazionale

Ispirato al Passinho, uno stile di danza urbana di Rio de Janeiro, la performance esplora la sfera della sensualità attraverso l’intreccio del funk con la danza contemporanea. Il lavoro indaga il concetto di creazione, i suoi modi e le sue possibilità: creare uno spettacolo, creare una nuova tecnica, creare una nuova vita. La danza neonata qui trasforma la violenza dell’attuale contesto brasiliano in potere creativo.
Alice Ripoll è nata a Rio de Janeiro. Intraprende gli studi per diventare una psicanalista, ma all’età di 21 anni – incuriosita dalla ricerca sul movimento – cambia strada per dedicarsi alla danza. Si diploma quindi Angel Vianna’s school, un centro molto importante per la riabilitazione motoria, dove inizia a lavorare come coreografa. Attualmente il suo lavoro abbraccia diversi stili di danza contemporanea e urbana brasiliana, attraverso una ricerca che tenta di mutare in movimento le esperienze e i ricordi dei ballerini. Dirige due gruppi: REC e SOFT.

25 giugno
Teatro Nuovo Napoli
ANDANTE
regia Igor Urzelai e Moreno Solinas
ideazione e realizzazione Giorgia Nardin, Eleanor Sikorski, Moreno Solinas e Igor Urzelai
collaborazione artistica Simon Ellis (skellis.net)
disegno luci Seth Rook Williams
suono Alberto Ruiz Soler (bertruiz.net)
scenografia e costumi KASPERSOPHIE (kaspersophie.com)
profumo Alessandro Gaultieri
training vocale Melanie Pappenheim (melaniepappenheim.com)
manager di produzione Hannah Blamire
produttore di compagnia Sarah Maguire
coproduzione Igor and Moreno, The Place e TIR Danza

prima nazionale

La filosofa e mistica francese Simone Weil scrisse che “l’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità”. Andante è un invito a mettere in pausa, a connettersi con i propri sensi, ad essere in una stanza insieme ad altre persone e non dover necessariamente parlare o perfino vedere. Il lavoro è concepito come una generosa e paziente passeggiata all’interno di una nuvola formata di tempo e attenzione. La parola Andante, che prende origine dalla parola italiana “andare”, si riferisce a un tipo di movimento musicale moderatamente lento o distinto. Lo spettacolo di danza è accompagnato da una serie di workshops e dibattiti. Sul palco quattro danzatori, musica dal vivo, e una grande quantità di fumo, così come di profumo. Il pubblico parteciperà a un viaggio durante il quale la nebbia metterà a fuoco ciò che normalmente non può essere visto.
Igor Urzelai e Moreno Solinas si incontrano per la prima volta nel 2006; in seguito si ritrovano a studiare assieme alla London Contemporary Dance School (The Place), dove iniziano a collaborare. Il loro sodalizio artistico inizia nel 2007, dapprima co-fondando BLOOM! Dance Collective e successivamente creando la loro compagnia Igor and Moreno nel 2012.
I lavori di Igor and Moreno indagano la natura umana, le persone e tutte quelle componenti che rendono l’uomo un animale speciale. Gli elementi della loro ricerca sono il corpo in movimento e l’immediatezza dell’azione come veicolo di significati, idee e desideri. L’intento che Igor and Moreno si prefiggono è rivendicare il ruolo del Teatro come spazio di aggregazione e condivisione tramite le proprietà catartiche dello spettacolo dal vivo. Attraverso i loro lavori hanno sempre cercato di creare una cornice attraverso cui condividere la loro personale visione, senza tuttavia imporre una singola lettura dell’opera ma tracciando, piuttosto, uno spazio dedito alla riflessione dello spettatore.

26 giugno
Teatro Trianon-Viviani
UN POYO ROJO
coreografia Luciano Rosso, Nicolás Poggi
regia e disegno luci Hermes Gaido
produzione Un Poyo Rojo/T4
Uno spettacolo esplosivo che unisce brillantemente teatro, danza, acrobatica, sport e che ha registrato il tutto esaurito sia in Argentina che in Europa, così come a Napoli lo scorso anno. Un’opera che, a partire dal linguaggio del corpo, esplora il mondo contemporaneo, confrontandosi con il movimento e le sue interpretazioni. Un Poyo rojo è una provocazione, un invito a ridere di noi stessi esplorando tutto il ventaglio delle possibilità fisiche e spirituali dell’essere umano. Nello spogliatoio di una palestra, due uomini si scrutano, si squadrano, si provocano, si affrontano tentando di sedursi in una stupefacente danza acrobatica. Fusione di generi e di discipline, questo duello contemporaneo di grande precisione oscilla tra la danza e l’atletica passando per le arti marziali, l’acrobatica, la clownerie. Gli argentini Alfonso Barón e Luciano Rosso possiedono una straordinaria maestria corporea unita a un grande senso del ritmo e a una folgorante capacità di improvvisare reagendo alle sempre diverse reazioni del pubblico.

28 e 29 giugno
Sala Assoli
SLAP AND TICKLE
ideazione e interpretazione Liz Aggiss

prima nazionale

Anticonformista, anarchico, indomito e senza paura: Slap e Tickle è una oscura e irriverente testimonianza fisica sui costumi e tabù sessuali. Liz Aggiss si colloca al centro della scena in un tour politicamente scorretto nel quale si passano in rassegna contraddizioni e interpretazioni riguardo donne, ragazze, madri, puttane e anziane. Decifrando mitologie, banalità, ritornelli e vecchie storie di mogli, Aggiss crea un “minestrone femminista” intriso di umorismo e fatto di movimento espressionista, music hall, cambi d’abito, giocoleria e recitazione. Lo spettacolo sfida le convenzioni attraverso pratiche di danza femminista. Slap and Tickle ha vinto il Total Theatre Award Edinburgh Festival nel 2017.
Liz Aggiss, coreografa, performer e artista inglese, negli ultimi 40 anni ha dato un’impronta inconfondibile alla danza contemporanea, rompendo ogni barriera tra arte elitaria e cultura popolare. Vincitrice del Bonnie Bird Choreography Award 1994, è – tra le altre cose – Professore Emerito in Visual Performance alla University of Brighton.

1 luglio
Teatro Mercadante
LEONARDO
Festa del paradiso
regia Emiliano Pelissari
direzione musicale Walter Testolin
coreografia Mariana Porceddu
costumi Giusi Giustino
organizzazione e coordinamento artistico Francesca Liguoro e Adelaide Mascola

debutto nazionale

Nel 500mo anniversario della morte, Emiliano Pellisari, Walter Testolin e Mariafederica Castaldo – Fondazione Pietà dei Turchini – celebrano l’arte e il genio di Leonardo Da Vinci.
Leonardo propone al pubblico un’esperienza percettiva del meraviglioso mondo del rinascimento italiano. Lo spettacolo è un’avventura di danza e teatro (gli spettatori del NTFI ricorderanno l’incredibile Aria dello scorso anno), durante la quale sei danzatori acrobati fluttuano nell’aria in una continua ricerca di equilibrio e perfezione. I corpi mutano forma in un mondo onirico senza gravità e danno vita ad una serie di tableaux vivant in cui allegorie platoniche sono rappresentate come in un dipinto leonardesco. Il lavoro «mette in scena la straordinaria relazione tra gli aspetti immanenti e trascendenti dell’umano, come la magnifica e perfetta concretezza di un corpo forte e tangibile – si legge nelle note di regia – e la leggera e astratta grazia dell’immaginazione».

1 luglio
Sala Assoli
TIRESIAS …
Regia, coreografia, costumi e scenografia Michalis Theophanous
Musiche originali Dickie Landry & Giwrgos Poulios
Aiuto coreografo Georgia Tegou
Performer Michalis Theophanous
Editing sonoro Stephanos Droussiotis
Scenografie e costumi in collaborazione con Mayou Trikerioti
Disegno luci in collaborazione con Toon & Adrienne Ming
Fotografo Nikolas Louka
Editing Video Max Dinnar

prima nazionale

Tiresias… è un progetto allegorico basato sul personaggio mitologico dell’indovino cieco: è concepito come uno spettacolo che si muove sul confine tra danza e performing art. Questo assolo vuole esplorare la complessa natura del personaggio di Tiresia, che è paradossalmente catalizzatore per lo sviluppo drammaturgico nella mitologia greca, pur restando allo stesso tempo sempre ai margini. Un’istantanea che focalizza l’immagine sulla vita del personaggio in una stanza privata, e su come sarebbe la quotidianità di questo eroe non celebrato fuori dalla scena. Immagini e simbolismo che si riferiscono a tutte le informazioni che già conosciamo dell’eroe, ma anche a tutte le ipotetiche azioni e possibilità che potrebbero accadere in questa stanza, come se lo spettatore lo osservasse da uno spioncino. Questa doppia vita offre uno sguardo sulla sua cecità, sessualità, e sdoppiamento di personalità; ma anche su come la sua saggezza avrà la meglio sulla solitudine. Un’immagine che non racconta una verità, ma che potrebbe darci una traccia per capirne la storia.

2 e 3 luglio
Donnaregina Vecchia
HADRA
ideazione e coreografia Alexandre Roccoli
in collaborazione con Youness e Yassine Aboulakoul
composizione sonora Benoist Bouvot
luci Séverine Rième
coproduzione Ballet du nord, Roubaix – Espace des Arts, Scène nationale de Chalon-sur-Saône – manège, scène nationale, Reims – La Briqueterie, CDCN du Val-de-Marne – le Musée national de l’histoire de l’immigration, Palais de la Porte Dorée, Les Subsistances, Lyon
La compagnia A Short Term Effect è sostenuta da DRAC Auvergne-Rhône-Alpes, la Région Auvergne-Rhône-Alpes, la Ville de Lyon et l’Institut Français

prima nazionale

Con Hadra, il coreografo francese figlio di minatori di origine italiana Alexandre Roccoli si apre a un nuovo ciclo di creazione. Inizialmente ideato per il danzatore marocchino Yassine Aboulakoul (poi raggiunto dal fratello Youness), il lavoro si concentra sulla potenza del desiderio di danzare.
Per Hadra, solo creato nel 2017 al Musée de l’Histoire de l’Immigration, Alexandre Roccoli prende ispirazione dalle danze di possessione diffuse sia nel Marocco delle confraternite gnawa ma anche in certe culture contemporanee urbane, dall’hip hop alla musica house.
Utilizzando la ripetizione dei movimenti e dei suoni, Alexandre Roccoli produce un’estetica circolare, ipnotica e magnetica in cui il corpo è colto dalle vertigini della danza. Oscillando tra stati di grazia e stati di choc, l’energia dei giovani danzatori marocchini Yassine e Youness Aboulakoul trasmettono un folle desiderio di danzare.
Il percorso artistico di Alexandre Roccoli fa dialogare la danza contemporanea con forme e rituali tradizionali, ancestrali. Queste interazioni tra passato e presente trovano un corrispettivo anche nell’incontro esplosivo che propone tra musica elettronica e fenomeni di trance più arcaici.
La ricerca di un linguaggio pluridisciplinare è ciò che muove la compagnia A Short Term Effect (ASTE). I progetti avviati da Alexandre Roccoli in Francia, negli Stati Uniti (New York) o in Europa (Bruxelles, Berlino), realizzati individualmente o in gruppo, propongono differenti forme artistiche, dalla coreografia alle arti plastiche, alla musica.
Dalla realizzazione di A short term effect (2006), Alexandre Roccoli pone il tema della memoria e delle sue alterazioni al centro della propria ricerca, interrogandosi sui processi di finzione che operano nel lavoro di ricostruzione mentale.

3 luglio
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
M/Y
coreografia di Julie Cunningham
danzatrici Hannah Burfield, Julie Cunningham, Eleanor Perry, Steph McMann, Sara Ruddock, Seira Winning
disegno luci Tom Visser
composizione e suono Nell Catchpole
scenografia e costumi Alexa Pollman
drammaturgia Joyce Henderson
commissionato da Sadler’s Wells and premiato al Sadler’s Wells London

prima nazionale

M/Y esprime l’interesse dell’artista scozzese Julie Cunningham per le teorie di genere attraverso l’uso di movimenti precisi, che catturano l’attenzione e esplorano un approccio nuovo alla coreografia.
Il lavoro, pensato per sei danzatrici, indaga l’identità del corpo e del suo stato emozionale, ricercando una correlazione tra il movimento e alcuni testi che traggono ispirazione dalla cultura popolare e dalla letteratura. Julie Cunningham sta sviluppando un nuovo linguaggio di movimento che apre la sua tecnica all’improvvisazione e a nuove forme d’arte, come il teatro e la poesia. Lo spettacolo si propone di dare voce creativa al dialogo con la comunità LGBTQ+. M/Y fa infatti parte di un più ampio lavoro sul corpo lesbico: evoca la fisicità femminile per attirare uno sguardo femminile. Ispirata da The Lesbian Body, un racconto di Monique Wittig, scrittrice femminista francese, Cunningham immagina un mondo di regole fluide, dove i confini dei corpi si dissolvono e le identità non sono predefinite, nel tentativo di creare un nuovo linguaggio che possa funzionare al di fuori delle strutture dominanti del potere patriarcale, riflettendo al contempo sul significato del tempo.

ITALIANI

4 e 5 giugno
Napoli
Teatro Mercadante
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen
adattamento Antonio Piccolo
regia Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo, Riccardo Buffonini, Alessandra De Santis, Rosario Giglio, Valentina Picello, Sara Putignano, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Camilla Piccioni
musiche Francesco De Melis
assistente alla regia Mario Scandale
assistente scenografo Eleonora Ticca
assistente costumista Nika Campisi
produzione Marche Teatro, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

prima assoluta

Perché Arturo Cirillo sceglie di portare a teatro Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen?
«Perché penso – scrive nelle note di regia – che sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi. Perché sono affascinato dall’ottocento, e dal rapporto fra i grandi romanzi di quell’epoca e la scena. Infatti provai un raro piacere, svariati anni fa, ad affrontare uno strano testo di Annibale Ruccello (strano perché al confine tra il musical e la commedia, tra la parodia e la ri-scrittura) ispirato a Washington Square di Henry James.
Perché l’ironia di questa scrittrice, il suo sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi l’amo molto. Perché il mondo della Austen dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi affascina; con tutto il pudore, i turbamenti, le insicurezze, e anche l’orgoglio e i pregiudizi che la giovinezza porta con sé.
Perché questo mondo sociale dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontano da noi. La povera e zitella Jane Austen si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena nei suoi romanzi, che sono una spietata critica e allo stesso tempo un’amorosa dichiarazione d’appartenenza alla propria epoca. Per fare questo si cala nei suoi personaggi/alter ego amandoli e prendendoli un po’ in giro, magari standosene nascosta dietro una tenda ad osservarli, ridacchiando tra sé. Da dietro quella tenda, come nel buio di una quinta, celata agli sguardi altrui ma attenta a non farsi sfuggire nulla di ciò che accade, Jane Austen reinventa la realtà attraverso la sua rappresentazione, ma mai smettendo di essere vera. Come avviene in teatro».

8 e 9 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
IN EXITU
interpretazione e regia Roberto Latini
dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori
musiche e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
produzione Compagnia Lombardi ¬ Tiezzi

prima assoluta

Roberto Latini affronta la furente inventività linguistica di In exitu, e dà vita alle parole dell’omonimo romanzo di Giovanni Testori (1988). Il testo racconta l’uscita di scena di una vita consumata in evasione, in eversione. La vita di Gino Riboldi, un giovane tossico ridotto alla prostituzione, in una Milano intrisa di dolore e solitudine. La narrazione cede il passo alla forma e si sostanzia su un piano raffinatamente linguistico.
«Testori è il pusher di un la lingua teatrale che si fa linguaggio. Drogato è il testo e le parole sfidano il pensiero e la sintassi, come l’Ulisse di Joyce, il Lucky di Beckett, come agli orli della vita, direbbe Pirandello – si legge nelle note di In Exitu. La parabola parabolica di vita vissuta da Riboldi Gino è quella di un povero Cristo tenuto in braccio da Madonne immaginate, respirate, disarticolate, nella fonetica di una dizione sollecitata fino all’imbarazzo tra suono e senso, come fossero le parole ad essere infine deposte dalla croce sulle quali Testori le ha inchiodate».

9 e 10 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
IL SILENZIO GRANDE
di Maurizio De Giovanni
regia Alessandro Gassmann
con Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini
con la partecipazione di Stefania Rocca
aiuto regia Emanuele Maria Basso
scene Gianluca Amodio
costumi Mariano Tufano
light designer Marco Palmieri
elaborazioni video Marco Schiavoni
musiche originali Aldo e Pivio De Scalzi
produzione Diana OR.I.s.

prima assoluta

Lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni è autore, per la prima volta, di un’inedita commedia in due atti, diretta da Alessandro Gassmann, dal titolo Il Silenzio grande. Dopo l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo, De Giovanni e Gassmann portano in scena la complessità dei rapporti familiari, del tempo che scorre, nel luogo dove le nostre vite mutano negli anni: la casa.
«Quando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de Il silenzio grande vidi l’idea nascere lì in pochi minuti. Ebbi subito la sensazione che, nelle sue mani, temi così importanti avrebbero avuto una evoluzione – scrive Gassmann nelle note di regia. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo. Per rendere al meglio, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità».

9 e 10 giugno
Napoli
Sala Assoli
RONDA DEGLI AMMONITI
testo e regia Enzo Moscato
con Benedetto Casillo e Enzo Moscato
coproduzione Compagnia Enzo Moscato – Casa del Contemporaneo e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

prima assoluta

Enzo Moscato porta in scena per il Napoli Teatro Festival Italia un nuovo testo che affronta il tema della condizione del bambino e dell’adulto prendendo spunto da un fatto di cronaca.
«Condizione, fisica e metafisica, dei tempi e degli spazi.
Bambini che, di botto, diventano adulti e adulti che, alla stessa identica maniera, ri-diventano bambini, ritornando così nella loro antica classe elementare.
Tra l’una e l’altra condizione, da bambini oppure da adulti, il tratto comune che le lega è la Morte.
La Morte degli adulti ex-bambini, causata dalla guerra mondiale in atto e la Morte dei bambini – in quanto tali (perché, per crescere, per essere soldati e, quindi, anche per andare in guerra e là morirvi, bisogna prima farla finita con l’esser bambini!). Dimodoché, poi, morire in guerra, da soldati, non sia la prima bensì la seconda morte, che gli accada di sperimentare.
Ma ci sono anche bambini che questa “seconda” Morte se la danno da soli – e liberamente – suicidandosi per il terrore di crescere e crepare senza scopo, da soldati, durante una battaglia.
E questo è il caso dei bambini che, nel tardo autunno del 1917, si lanciano nel vuoto, orribilmente, spiccando il salto dalle ringhiere interne dei piani alti del complesso scolastico elementare-municipale “Emanuele Gì”, arroccato sui quartieri più poveri e spettrali della popolosa città di “N”.
La Ronda degli Ammoniti, nella suddetta scuola, allora è proprio questo.
Questo grottesco ritorno in vita, da fantasmi, di ex-bambini divenuti adulti solo per servire, da soldati, come concime continuato per la guerra e di morti–da bambini, suicidi-da bambini, che hanno “preferito” anzitempo, “manu propria”, porre termine all’esistenza loro, per null’altro che l’angoscia di crescere e finire sotto terra per i cinici decreti burocratici di altrui: i signori della guerra. I gelidi, disincantati macellai di sogni e giovinezza dell’Europa di cento anni fa».

12 e 13 giugno
Napoli
Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale
TRE ROTTURE
di Rémi De Vos
traduzione e regia Angelo Savelli
scene Federico Biancalani
musiche Federico Ciompi
con Monica Bauco e Riccardo Naldini
produzione Centro di Produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze

prima assoluta

Tre rotture è un testo, mai tradotto e rappresentato in Italia, del francese Rémi De Vos, uno dei più interessanti autori della nuova drammaturgia europea, ma ancora sconosciuto da noi. Di questo autore, il centro di produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze ha già tradotto e messo in scena nel 2017, in prima nazionale e con grande successo, Alpenstock, uno scioccante e grottesco testo sul razzismo e la xenofobia. Rèmi De Vos, le cui opere sono tradotte e rappresentate in quindici nazioni, è uno dei rari autori drammatici a essersi interessato con pertinenza ed esperienza diretta al mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione. Il suo teatro è in presa diretta con la realtà sociale e politica che, però, passa al setaccio dell’umorismo, del comico, dell’assurdo. Il comico è connaturato alla sua scrittura, trasgredisce la linea delle buone maniere, sbriciola i tabù del politicamente corretto, rivela l’assurdità delle convenzioni, dei discorsi dominanti o normativi. Per lui “il comico è un mezzo per sbarazzarsi di qualcosa che non è affatto comico”. Le storie d’amore finiscono generalmente male. Ma ci sono talmente tanti modi di farle
finire…
«Tre rotture, tre quadri, tre coppie – si legge nelle note di regia. Lei gli prepara una deliziosa cenetta prima di lasciarlo perché non sopporta più il suo cane. Ma a lui la cena resta in gola e non vuole rinunciare ad essere lui a dire l’ultima parola.
Lui ha incontrato un pompiere e vuole farla partecipe del suo “ardente” desiderio. Lei questo non lo può proprio accettare ma deve fare i conti con le inarrestabili fiamme della passione.
Loro hanno un “complicato” bambino e cercano di condividerne la gestione. Ma il piccolo dittatore manderà all’aria il loro rapporto.
Tre rotture, tre coppie, tre quadri.
Uno di Edward Hopper, uno di Francis Bacon, uno di Piet Mondrian. L’incomunicabilità, l’angoscia, l’astrattezza della vita sociale contemporanea raccontate attraverso la lente d’ingrandimento di un entomologo o di un medico legale che analizza le sottili dinamiche dei rapporti interpersonali e, più specificatamente, di coppia con esiti comicamente paradossali e grotteschi».

13 e 14 giugno
Napoli
Sala Assoli
GIULIETTA E LE ALTRE
di e con Wanda Marasco
regista assistente Ettore Nigro
costumi Annalisa Ciaramella
disegno luci Arturo Scognamiglio
assistente alla regia Anna Bocchino
consulenza musicale Mario Autore
regia Wanda Marasco
produzione Unaltroteatro

prima assoluta

Una nutrice, metafora del teatro, annuncia che interpreterà la storia di quattro donne. Le definisce bambine invecchiate e mai morte. Sono Giulietta, Medea, Filumena e Nora, evocate perché raccontino incanti e illusioni del proprio destino. Confesseranno le verità più segrete, smontando la tradizione dei racconti. Nelle loro parole un’eterna perdita, paradossalmente unificata a un’ostinata ricreazione delle passioni. Maschere in autogenesi, nel monologo scritto e interpretato da Wanda Marasco realizzano sulla scena “il punto di sutura tra poesia e teatro”.

13 e 14 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
LEONARDO E LA COLOMBA
Un Circo senza Tempo
ideazione e regia di Ted Keijser
con Emmanuelle Annoni, (attrice e acrobata) Benoit Roland (attore), Emanuele Pasqualini (attore) e altri artisti (cast in definizione)
direzione artistica ed organizzativa Emanuele Pasqualini
musiche originali Andrea Mazzacavallo
ideazione costumi Pina Sorrentino
assistente alla produzione Irene Silvestri
consulente circense Paolo Stratta – Scuola di Cirko Vertigo
responsabile organizzativo e tecnico per la Campania Orazio De Rosa
responsabile amministrativo Flavio Costa
coproduzione Pantakin Circoteatro, La Baracca dei Buffoni, Operaestate Festival di Bassano

prima assoluta

Leonardo e la Colomba è uno spettacolo sull’opera di Leonardo Da Vinci, in particolare sulle sue invenzioni legate al sogno di volare dell’uomo. Un desiderio che ha sempre fatto parte dell’immaginario umano, il cui significato simbolico è spesso legato alla volontà di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana per aprirsi a nuove prospettive. Il lavoro osserva da vicino la complessità dell’opera di Leonardo, la matassa inestricabile di codici, opere artistiche e invenzioni del genio instancabile, ponendo l’accento non solo sull’opera, ma anche sul suo aspetto più umano: quello dello scienziato artista che ha posto al centro del suo pensiero proprio l’uomo, con la sua fragilità fisica, ma soprattutto con la sua capacità di saper immaginare, di saper vedere oltre. Per realizzare le sue macchine per il volo Leonardo studiò la meccanica, l’anatomia degli uccelli e il comportamento dell’aria, diventando, secondo una felice espressione di un noto studioso vinciano, “aerologo, aerodinamico, aerotecnico e osservatore del volo degli uccelli”. Così come Leonardo utilizza tutte discipline diverse per portare a compimento la sua invenzione, in questo spettacolo di circo contemporaneo si intrecciano invece i diversi generi espressivi del teatro, del circo, della danza e della musica. «Leonardo è il nome del clown. Il clown Leonardo…. da Vinci! La colomba…beh, è la colomba! – si legge nelle note di Ted Keijser. Solo il clown possiede l’immaginazione di Leonardo Da Vinci, e solo Leonardo Da Vinci sa credere fino in fondo all’impossibile, sa volare pur restando con i piedi per terra: esattamente come il clown. Che cosa ha fatto saltare in mente al nostro Leonardo che gli uomini possano volare? Risposta: La colomba, certo!».

14 e 15 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
MADRE CORAGGIO E I SUOI FIGLI
di Bertolt Brecht
con Maria Paiato, Mauro Marino, Andrea Paolotti, Mario Autore, Tito Vittori (e cast in via di definizione)
musica Paul Dessau
scene Luigi Ferrigno
drammaturgia musicale e regia Paolo Coletta
produzione Società per Attori e Fondazione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

prima assoluta

Uno spettacolo visionario, in cui i celebri songs di Brecht e la musica di Paul Dessau sono trasformati in una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico – dal suono classico contemporaneo all’elettronica – con l’intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista. Un titolo brechtiano, che, pur offrendo un argomento di eterna attualità quale quello della vita e della morte ai tempi della guerra, prevede forti componenti musicali. Brecht scrisse il testo quando era già in esilio nel 1938 alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Ma l’opera ha assunto il suo vero significato forse solo dopo la guerra, sottolineando implicitamente che l’umanità non riuscirà mai a imparare dai propri errori. Un lavoro ricco di contraddizioni e antinomie, a partire dalla principale, secondo cui Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. In che modo è responsabile di ciò? Anna Fierling si chiama Courage: ma è davvero una donna coraggiosa o, piuttosto, una codarda? Brecht, nutrito anche dai ricordi della Grande Guerra del secolo XX, compone un’opera definitiva sulle guerre di tutti i tempi. In una nota del ’49, alla vigilia della storica messinscena di Berlino, Brecht precisa i punti essenziali che una rappresentazione di Madre Courage deve mettere in luce: «Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra – che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è troppo grande per combatterla comunque». In quella stessa occasione aggiunse: «Se Madre Courage non ricava nessun insegnamento da ciò che le succede, penso che il pubblico, invece, può imparare qualcosa osservandola».
Zurigo 1941. Napoli 2019. La dichiarazione di Brecht è ancora attuale. Lo stato di guerra è uno dei pilastri su cui il Potere, dalla notte dei tempi, fonda la sua stessa ragion d’essere. E al mantenimento di questa eterna macchina da guerra partecipiamo tutti, volenti o nolenti.

14, 15 e 16 giugno
Napoli
Teatro Elicantropo
ERODIADE
di Giovanni Testori
con Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
trucco Vincenzo Cucchiara
aiuto regia Aniello Mallardo
produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo

prima assoluta

Per questa edizione del Napoli Teatro Festival Italia Carlo Cerciello porta in scena l’Erodiade nella riscrittura di Giovanni Testori e l’interpretazione di Imma Villa.
«Continuando a seguire – scrive il regista – quel filo invisibile e misterioso, rituale e irrituale, poetico e perciò eretico, quello sguardo oltre ciò che vediamo o che siamo assuefatti a vedere, quello sguardo, come affermava Heiner Müller, dentro le nostre stesse vene, che scorra con il sangue fino alla verità ultima, fino all’estremo teatrale, ho incontrato stavolta il linguaggio di Giovanni Testori e la sua Erodiade, nonché il meraviglioso componimento poetico Nel tuo sangue, che ben mi ha fatto comprendere il senso profondo della prima. Testori attraverso Erodiade, tenta di dire l’indicibile. L’indicibile conflitto tra umanità e divinità, tra religiosità e religione, tra desiderio e peccato, nonché il conflitto tra rappresentabilità e irrappresentabilità stessa del teatro, tra forma drammatica e forma poetica. Erodiade è solo un pretesto, lo sa persino la stessa attrice che accetta di interpretarne il ruolo, nel disperato tentativo di ribellarsi all’ideologia del nulla impostale, come donna da Dio e come personaggio dalla logica dell’autore, ma ciò facendo, il suo destino non potrà che essere: “l’ombra; l’umana bestemmia, l’inesistenza, la cenere, il niente.” Erodiade fa a pezzi, infatti, non solo la inutile santità di Giovanni, morto casto per un Dio che lo ignora e lo abbandona, ma soprattutto il concetto di “incarnazione”; quella di Dio nel Cristo di Giovanni, che introduce il peccato e impedisce all’uomo ogni aspirazione al divino, ma anche “l’incarnazione del testo” pretesa e imposta dall’autore all’attrice-personaggio, mostrando così, quanto sia umanamente inevitabile il fallimento di qualsiasi dogma».

16 e 17 giugno
Napoli
Cortile d’Onore di Palazzo Reale
OTELLO CIRCUS
di Antonio Viganò e Bruno Stori
orchestrazione e direzione musicale Marco Sciammarella, Pilar Bravo
con Rodrigo Scaggiante, Mirenia Lonardi, Matteo Celiento, Maria Magdolna Johannes, Jason De
Majo, Michael Untertrifaller, Daniele Bonino, Rocco Ventura
con l’Orchestra Luca Baldan – Davide Bagliani – Mirko Sabini (percussioni), Alice Catania (flauto),
Miriam Marcone (clarinetto), Alessio De Paoli e Riccardo Masciadri (contrabbasso), Christian
Mascheroni (piano), Maria Press – Marco Sicca – Maria Pia Abate – Pietro W. Di Gilio, Pasquale
Prestinice – Jacopo Wiquel (violini), Andrea Stringhetti – Eliana Gintoli – Pinuccia Gelosa – Giulia
Garrita – Bianca Sannino – Pinuccia Gelosa (violoncello), Marco Sciammarella (xylofono), Carlo Pensa (glockenspiel)
con i cantanti Paolo Cauteruccio (tenore), Raffaele Facciola (baritono), Francesca Pacileo (soprano)
scene e regia Antonio Viganò
collaborazione artistica Antonella Bertoni
costumi Roberto Banci – Sartoria teatrale Tirelli
light design Michelangelo Campanale
direzione tecnica Andrea Venturelli
direzione di produzione Paola Guerra
produzione Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt in collaborazione con l’Orchestra AllegroModerato
in collaborazione con Lebenshilfe Südtirol, Res. artistiche “Olinda” – Festival “Da vicino nessuno è
normale” – Milano
con il sostegno di Fondazione Altamane Italia

Otello Circus è un’opera lirico-teatrale ispirata ai lavori di Giuseppe Verdi e William Shakespeare. In un vecchio circo, dove tutto sembra appassito, Otello è costretto a rappresentare la sua personale tragedia: è la sua condanna, la pena che deve scontare per il suo gesto efferato ed omicida. Gli altri personaggi dell’Opera di Verdi e Sheakespeare – Desdemona, Cassio, Jago, Roderigo ed Emilia – si spartiscono i vari mestieri: l’acrobata, il lanciatore di coltelli, l’equilibrista, l’inserviente, il domatore. Ogni giorno, da anni, più volte al giorno, quella tragedia della gelosia si ripete e gli interpreti, oramai diventati personaggi consumati, deboli e fragili, sono incapaci di fermare la parabola. I fantasmi delle vittime di femminicidio vagano invano per cercare di interrompere quella giostra e ricordare, a chi guarda, che l’amore che uccide è contro natura. Il progetto nasce dall’incontro tra il Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt di Bolzano e l’Orchestra Allegromoderato di Milano, e dalla volontà di costruire insieme, valorizzando le proprie specificità e alterità, un percorso artistico e musicale. Gli attori ed i musicisti “di-versi” restituiscono l’Opera, con una propria personale visione, una propria singolare poetica, mettendo in scena un grande circo dei sentimenti umani dove tutto è dominato dalle passioni e dalle ambizioni dei personaggi.

17 e 18 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
VITA A RATE
scritto e diretto da Riccardo Caporossi
con Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa
luci di Nuccio Marino
produzione Club teatro – Rem & Cap Proposte

prima assoluta

Due personaggi: Modì e Madì; un uomo e una donna, in età. Vivono da pagliacci, infilati in due comignoli antivento a pappagallo. I volti anneriti come gli spazzacamini, con i quali, però, non hanno alcuna relazione e tanto più con quelli sognatori di Mary Poppins. Insieme tentano di condividere il loro disarmante isolamento e abbandono da quella umanità cui credono di appartenere. Parlano di diverse storie, della loro storia, interrotti periodicamente dal vento che muta la direzione dei comignoli, che lascia andar via le loro parole. La loro prigionia non ha alcun valore simbolico. È un pretesto. «Modì e Madì, il loro tempo e il loro spazio, li ho potuti conoscere soltanto un po’, senza sentire affatto il bisogno di comprenderli – scrive il regista. Quello che ho potuto ascoltare da loro l’ho messo in scena. È possibile anche che siano soltanto una invenzione, materializzata attraverso il fumo della canna fumaria, che azzarda a comporre, a contatto con l’aria, le infinite particelle di una forma finita: il loro volto e parte del corpo. Non so niente di più di quanto non ne sappia il futuro spettatore che si applichi attentamente alla visione».

20 e 21 giugno
Napoli
Teatro Politeama
ANGELS IN AMERICA
Si avvicina il millennio e Perestroika
di Tony Kushner
regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Angelo Di Genio, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Marco Del Gaudio, Sara Borsarelli, Alessandro Lussiana, Giusto Cucchiarini, Giulia Viana
scene Carlo Sala
video Francesco Frongia
costumi Ferdinando Bruni
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

prima assoluta

Il Teatro dell’Elfo sceglie di riallestire il testo teatrale che nella storia di Broadway ha ottenuto il maggior numero di nomination ai Tony Award: Angels in America di Tony Kushner. Lo spettacolo, coprodotto da Fondazione Campania dei Festival, porta in scena, nella regia firmata a quattro mani da Bruni e De Capitani, il pluripremiato bestseller che racconta la discesa nelle contraddizioni dell’America di fine millennio.
Nel suo capolavoro Tony Kushner ha dipinto un inquieto ritratto della New York anni Ottanta, febbrile e onnivora, contenitore ideale delle contraddizioni di un’epoca che prolunga le sue inquietudini fino ai nostri giorni, dall’America reaganiana a quella dominata da Trump. Roy Cohn, il villain shakespeariano che domina la pièce, poteva sembrare un personaggio del passato: mitico avvocato e faccendiere, morto di AIDS nel 1986, considerato un mostro dalla stampa liberal e un fulgente eroe da quella di destra, era stato infatti il pupillo del senatore McCarthy. Invece è emersa tutta la sua attualità: “Roy Cohn was the original Donald Trump” ha scritto Frank Ritch sul New York Magazine. La rilettura dell’Elfo segue la struttura originale, divisa in due parti: Si avvicina il millennio e Perestroika. I due spettacoli hanno conquistato nel 2007 e nel 2009 tutti i maggiori riconoscimenti teatrali: premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro), Miglior regia e Miglior spettacolo di prosa ai premi Eti – Gli Olimpici per il Teatro, Premi Ubu a Elio De Capitani come Attore non protagonista (nel ruolo dell’avvocato Roy Cohn), Premio Hystrio alla regia, premio Ubu a Ida Marinelli come Attrice non protagonista.
«”Where’s my Roy Cohn?” ha esclamato Donald Trump alla notizia che il suo Procuratore Generale, Jeff Sessions, si era dovuto dimettere per false comunicazioni al Senato e non avrebbe potuto proteggerlo dal Russiagate – si legge nelle note di regia – E dov’è il suo Roy Cohn, l’avvocato pescecane temuto e potentissimo che lo aveva salvato molte volte negli anni ottanta, con mille raggiri, da tante pesanti accuse? Dov’è il suo mentore, il suo amico e consigliere, il suo salvatore? È riapparso, con grande successo e timing perfetto, a teatro: perché è tornato in scena il bestseller del teatro americano, Angels in America. E riapparirà anche in Italia».

22 e 23 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
UNA NOTTE SBAGLIATA
di e con Marco Baliani
regia Maria Maglietta
scene e luci Lucio Diana
musiche Mirto Baliani
produzione Marche Teatro

prima assoluta

«Come si manifesta l’Assurdo? – si chiede Marco Baliani nelle note di regia – Ci sono segnali che possano mettere in allarme prima che la terribilità del caso si metta in moto e precipiti negli eventi?
Forse sì, ci sono, ma sono accenni, avvertimenti che l’anima non coglie. Presi come siamo dall’immanenza del reale, quei piccoli, minuscoli segnali di allarme vengono trascurati.
Eppure, quella notte, notte che solo dopo che tutto è avvenuto, chiameremo notte sbagliata, Tano, l’uomo della nostra storia, aveva avvertito qualcosa. […]
Dopo il successo dello spettacolo Trincea, vorrei sperimentare un’altra tappa di ricerca di quello che mi piace chiamare teatro di post-narrazione.
Una narrazione dove il linguaggio orale del racconto non riesce più a dispiegarsi in un andamento lineare, ma si frantuma, produce loop verbali in cui il Tempo oscilla, senza obbligati nessi temporali.
Flussi di parole che prendono strade divaricanti mentre cercano disperatamente di circoscrivere l’accadimento di quella “notte sbagliata”. Quella manciata di minuti, che tanto durerebbe nel Reale il puro accadere dell’evento, si amplifica e diviene big bang di quell’universo di periferia, si espande nelle teste dei partecipanti all’evento, compreso il cane, risucchiando come un buco nero anche chi non è lì su quel pratone d’erba polverosa, ma vicino ai cuori e alle coscienze di chi sta agendo.
Un turbine linguistico sostenuto da un corpo che agisce l’evento in maniera performativa, un corpo che si metamorfizza a mano a mano che l’azione prosegue, con gesti che richiamano le esperienze della body art degli anni settanta, marchiando il corpo come fosse la tela dove l’Assurdo si mostra pienamente, al di là perfino delle parole».

22 e 23 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
4.48 PSYCHOSIS
di Sarah Kane
in forma di “sinfonia per voce sola” di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale
soprano (live/in audio) Patrizia Polia
pianoforte (live/in audio) Diego Procoli
musiche da Gustav Mahler e P. J. Harvey
elaborazioni musicali, video, scena, regia Enrico Frattaroli
responsabile tecnico Renato Barattucci
produzione Frattaroli-Pascale
in collaborazione con Florian Metateatro
con il sostegno del Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi

Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. In scena, protagonista è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce sola di Mariateresa Pascale.
«Scriverlo mi ha uccisa» annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata a Mal Kenyon, la sua agente letteraria, il giorno del suo suicidio. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante della sua vita, è anche il suo testamento poetico.
«Addio! Addio!» scrive Mahler sui pentagrammi vuoti delle pagine manoscritte dell’Adagissimo. Ventisette misure i cui pianissimo conducono la Nona Sinfonia alle soglie del silenzio e che qui si intonano con le parti più liriche del poema, mentre Rid of me, To bring you my love, The slow drug, le composizioni di P.J. Harvey – coeve alla scrittura drammaturgica di Sarah Kane e dal sapore decisamente rock – ne sostengono le invettive più aspre e graffianti. Una distanza che non ha escluso simmetriche intersezioni, contaminazioni, convergenze.
Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di pausa, di silenzio che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.
Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell’intera partitura verbale e musicale.

27 e 28 giugno
Napoli
Teatro San Ferdinando
I DE FILIPPO
La commedia della loro vita
di Emilia Costantini
regia Armando Pugliese
coproduzione Elledieffe e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

debutto nazionale

Per il NTFI 2019, la giornalista Emilia Costantini immagina un’intervista impossibile con i fratelli De Filippo, una famiglia di artisti, che con la scomparsa di Luca, figlio di Eduardo, nel 2015 e del cugino Luigi, figlio di Peppino, nel 2018, si è estinta dalla scena teatrale. Non c’è più nessuno in palcoscenico che si chiami De Filippo.
«Titina, Eduardo e Peppino si incontrano di nuovo — racconta Emilia Costantini —, per rispondere alle domande di una giornalista che li ha evocati e che li riporta alla ribalta, per farli recitare, dopo tanti anni, di nuovo insieme, ma stavolta nella commedia della loro vita: un percorso di più di ottant’anni di gloriosa storia del teatro. I tre personaggi, costretti a emergere dalla loro solitudine e sollecitati dalle scomode domande dell’invadente intrusa, vengono interrogati e si interrogano ripercorrendo fatti e misfatti della loro vita privata e pubblica. Si accende così un ipotetico contraddittorio, dove sono indotti a spiegare il perché dei loro dissidi, il motivo delle loro reciproche chiusure e improvvise generose aperture, delle liti e riappacificazioni».
L’immaginaria intervista punta a far affiorare dettagli delle loro biografie, lampi delle loro celebri interpretazioni, frammenti delle loro opere e a frugare tra ricordi e improvvise amnesie, ammissioni e improvvisi omissis, cogliendo spunti, rintracciando indizi, intercettando soprattutto emozioni e sentimenti inediti, per ricomporre le tappe fondamentali del loro tragitto esistenziale e artistico. Un percorso tutt’altro che semplice, a cominciare dalla loro nascita: i fratelli De Filippo sono infatti tra i protagonisti del nostro teatro più difficili da raccontare e da rappresentare, perché essi stessi sono stati narratori e interpreti degli avvenimenti, familiari e artistici.

27 e 28 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
NON FARMI PERDERE TEMPO
di Massimo Andrei
con Lunetta Savino
regia Massimo Andrei
scenografia Luigi Ferrigno
produzione Maurizio Marino per Arteteca, Stefano Sarcinelli per LaprimAmericana

prima assoluta

Tina ha più o meno ventisette anni, ma ne dimostra precisamente una trentina in più perché è affetta dalla Sindrome di Werner, o di invecchiamento precoce. Come tante donne al mondo ha alcuni sogni irrealizzabili e necessita di altrettanti bisogni concreti: un forte senso di maternità che sprigiona in modo esasperante su qualsiasi bambino incontri, un amore passionale per un uomo che non ricambia, l’aspirazione di lavorare come showgirl. Quando comincia a rendersi conto della gravità della sua malattia, anziché dannarsi, inizia una corsa con il tempo per cercare di realizzare i suoi pur semplici desideri. Il tempo le darà conferma di quanto i familiari, unici eredi delle sue proprietà, le siano indifferenti, o meglio interessati unicamente al fatto che muoia presto. E allora comincia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Per farlo Tina trova la complicità di un giovane volontario, di nome Marco, conosciuto nell’associazione di malati di patologie genetiche. Il ragazzo l’assiste, ma soprattutto la sostiene nella sua perdente storia d’amore con Giuliano, e nella preparazione di un numero tutto suo come cantante. Tina alla fine riesce in tutto. In modo grottesco, ma ci riesce. E quando capisce che la sua malattia è arrivata a uno stato irreversibile trova anche la forza di combattere i suoi nipoti, intestando i suoi beni immobili all’unica persona che le è stato sempre vicino: Marco. Tina non è una vittima, bensì un’eroina. Le sue sono tutte gesta comuni, risultano grandi perché ha fatto della vita e nella vita ciò che voleva. Individuato il tempo a sua disposizione come risorsa-energia-fortuna-possibilità, se ne è impadronita totalmente e produttivamente: lo ha conquistato

29 e 30 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
COLTELLI NELLE GALLINE
di David Harrower
traduzione Monica Capuani
regia Andrée Ruth Shammah
scene Margherita Palli
luci Camilla Piccioni
con Eva Riccobono – Giovane Donna, una bracciante, Alberto Astorri – Pony William, un contadino addetto all’aratro, Pietro Micci – Gilbert Horn, un mugnaio
Produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia in collaborazione con Spoleto 62 Festival dei 2Mondi

prima assoluta

Il primo testo del pluripremiato drammaturgo scozzese David Harrower racconta di un triangolo sentimentale ambientato in un contesto rurale e primitivo attorno a cui ruotano gli intimi interrogativi di una donna, della quale non verrà mai pronunciato il nome, alle prese con le scoperte della vita.
Una scrittura selvaggia e spezzettata frattura il mondo in cui sono calati i tre personaggi protagonisti della storia. L’incontro con Gilbert Horn, l’emarginato mugnaio del villaggio, diviene decisivo per la giovane, che (ri)scopre, anche attraverso la scrittura, una maniera inedita di affrontare il proprio percorso di conoscenza. Il mugnaio si insinua nelle convinzioni preconcette della donna, gettando nuova luce sul suo matrimonio e sulla possibilità di costruirsi una vita al di fuori dei confini fisici e sociali di un villaggio “muto”, privo di parole.
«Quando mi è giunto questo testo ho provato subito una forte fascinazione per la potenza della scrittura e per il disegno dei personaggi, di tre vite autonome, di tre solitudini a confronto così primitive ed originali. Mai come in questo caso ritengo che la regia di una donna sia indispensabile per cogliere la densità passionale di cui l’opera è pervasa – scrive Andrée Ruth Shammah. Non a caso, lo spazio scenico sarà affidato a Margherita Palli, una delle più importanti scenografe del panorama teatrale e le luci, a Camilla Piccioni, solida light designer dei miei ultimi spettacoli.
Eva Riccobono, l’immagine femminile per eccellenza, è stata per me una vera rivelazione, una messa alla prova di una reciproca sensibilità femminile che nella mia storia ha più volte dato vita ad esperienze e produzioni di successo».

29 e 30 giugno
Napoli
Campetti calcio Sanità
629
Uomini in gabbia
un progetto di Mario Gelardi
testi spagnoli di Marc Angelet, Gemma Brió, Marta Buchaca, Jordi Casanovas, Clàudia Cedó, Cristina Clemente, Guillem Clua, Daniela Feixas, Marta Galán, Llàtzer Garcia, Josep Maria Miró, Pau Miró, Anna Maria Ricart, Pere Riera, Marc Rosich, Jordi Oriol, Marilia Samper, Mercè Sarrias, Victoria Szpunberg, Joan Yago
traduzione Alessio Arena
testi greci di Yannis Papazoglou, Giorgio Maniotis, Maria Yiayiannou, Konstantinos Bouras
traduzione Giorgia Karvunaki
testi italiani di Emanuele Aldovrandi, Alessio Arena, Tino Caspanello, Mario Gelardi, Domenico Loddo
con Vincenzo Antonucci, Alessio Arena, Simone Borrelli, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Carlo Geltrude, Marcello Gravina, Davide Mazzella, Alessandro Palladino
regia Mario Gelardi
drammaturgia scenica Costantino Raimondi
musiche Tommy Grieco
costumi Alessandra Gaudioso
produzione Nuovo Teatro Sanità

prima assoluta

Domenica 10 giugno 2018, il governo italiano non ha concesso alla nave Aquarius della flotta della Ong Medici Senza Frontiere di fare ingresso in un porto italiano. A bordo si trovavano 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini, 7 donne incinte. In quel momento, 629 erano anche i deputati della Repubblica Italiana: una strana coincidenza numerica, tra uomini che decidono e uomini che non hanno alcun diritto, è alla base di questo progetto.
Lo spettacolo nasce mettendo insieme più di venti autori, provenienti da tre diversi paesi — Spagna, Grecia e Italia —, che hanno deciso di affrontare insieme un viaggio verso la diversità, attraversando il clima di odio violento cui è approdata l’Europa. A nulla servono le manifestazioni di sensibilizzazione: la politica segue un’altra rotta, un percorso che vuole il rifugiato, lo straniero, come nemico. Tra l’altro è sempre più comune vedere usati indistintamente i termini rifugiato e migrante dai media e nei dibattiti pubblici, ma vi è una differenza fondamentale dal punto di vista legale. Confonderli può avere conseguenze importanti per rifugiati e richiedenti asilo, così come generare fraintendimenti nel dibattito sull’asilo e la migrazione. Rifugiato indica una precisa definizione legale e specifiche misure di protezione stabilite dal diritto internazionale. Si riferisce a persone che si trovano al di fuori del loro paese di origine a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze che minacciano l’ordine pubblico, e che, di conseguenza, hanno bisogno e diritto a “protezione internazionale.” Sono uomini e donne per i quali il rifiuto della domanda di asilo potrebbe avere conseguenze potenzialmente mortali.
1 e 2 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
IL TEMPO È VELENO
di Tony Laudadio
con Andrea Renzi, Tony Laudadio e cast in via di definizione
regia Francesco Saponaro
coproduzione Teatri Uniti e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

prima assoluta

Il Tempo è veleno è una commedia amara e melanconica che intreccia tre età della vita e tre momenti temporali diversi in un unico e simbolico spazio: l’ampio salone di un appartamento napoletano che guarda il mare.
Anni Settanta. Paco e Bianca, una coppia di coniugi, si confrontano con la scelta definitiva di acquistare la casa nella quale vivono. Bianca è incinta di Sara, la loro primogenita, ma sembra avere qualcosa che la tormenta. Vent’anni dopo, negli anni Novanta, Sara e Marta, le loro figlie, stanno per separarsi per sempre, a causa della decisione di Sara di seguire le spinte della sua natura ribelle. Ancora un salto temporale, fino ai giorni nostri. Marta, ormai adulta, sta cercando di negoziare con Ennio la vendita della casa di famiglia, groviglio di ricordi, di segreti nascosti tra lettere, fotografie e fantasmi. «Di solito il tempo lenisce il dolore – racconta il regista Francesco Saponaro – qui, invece, il tempo alimenta l’angoscia di cui si servono i ricordi, i sensi di colpa e le paure. Improvvisi turbamenti costringono i personaggi di questa commedia a ripensamenti e incertezze, a gesti di stupidità quotidiana che dietro l’illusione trasgressiva del gioco nascondono un’essenza di morte. E non c’è scampo, non c’è antidoto, non c’è redenzione, perché il tempo precipita lentamente nelle nostre vite come una goccia crudele di inesorabile veleno».

4 e 5 luglio
Napoli
Sala Assoli
IN FLAGRANTE DELICTO
GESUALDO DA VENOSA, PRINCIPE DEI MUSICI
ideazione e regia Roberto Aldorasi
testi Francesco Niccolini
luci Danilo Facco
sound engineering Carmine Minichiello
con Marcello Prayer
musiche Alessandro Grego
produzione Occupazioni Insolite

Sulle tracce di Gesualdo da Venosa. Un lavoro di ricostruzione e ricerca, di verità storica e riproposizione poetica, fra storia, mito e leggenda. Il tentativo di sottrarre all’oblio un personaggio dall’ombra inquietante, pieno di contraddizioni e turbamenti e un tempo, quello tra fine Cinquecento e inizio Seicento, cupo e violento, eppure ricco di scoperte rivoluzionarie.
E, come in un quadro di Caravaggio, tra luce e ombra provare a ricostruire il mosaico: la vita, l’epoca, i sentimenti, la religione, la colpa, il dovere, la forma e la musica. Come in un madrigale, tessere la trama delle mille voci della mente di Gesualdo, la polifonia dissonante della sua coscienza e delle sue passioni, della sua indole e dei suoi doveri, delle sue composizioni sublimi e dei suoi delitti, esplorando il confine tra narrazione e teatro drammatico proprio come, all’inizio del Seicento, la composizione musicale oscillava tra polifonia e monodia, tra la pittura musicale dei testi e la nascita
del melodramma.
Lo spettatore di In flagrante delicto è immerso in una camera d’ascolto disegnata con cinque diffusori che compongono uno spazio acustico dinamico e intermediale: la drammaturgia delle voci, dei suoni e delle musiche dello spettacolo genera e trasforma ambienti, in un movimento continuo gestito dalla regia del suono e, tramite gli impulsi vocali, dall’attore stesso.

5 e 6 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
MAURIZIO IV – PIRANDELLO PULP
testo di Edoardo Erba
regia Roberto Valerio
con Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia
musiche Massimiliano Gagliardi
produzione Officine del teatro italiano

prima assoluta

Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia sono i protagonisti di una surreale commedia dal sapore pirandelliano scritta da Edoardo Erba.
Siamo in teatro, e sul palco è allestita la scena del Gioco delle Parti di Pirandello. Maurizio, il regista dello spettacolo, si aspettava una squadra di tecnici per il montaggio e il puntamento delle luci, ma si presenta solo Carmine, un siciliano di mezza età, che non sembra aver molta voglia di lavorare. Carmine – appena assunto dalla produzione – non sa nulla dello spettacolo e Maurizio è costretto a ripercorrerlo per farglielo capire. Carmine, che ha manifestamente paura a salire sulla scala, pur di non lavorare si mette a discutere su ogni dettaglio. Benché dettate dall’indolenza, le sue idee sono inaspettatamente innovative, e Maurizio passa dall’irritazione all’interesse. La discussione gli fa nascere l’idea di una regia più pulp: un gioco delle parti ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si fanno scambi di coppie. Progressivamente i ruoli fra i due si invertono, e ora è Maurizio che sale e scende dalla scala per puntare le luci, mentre Carmine è diventato la mente pensante. Tuttavia una telefonata di Carmine, mentre Maurizio non è in scena, ci mette in sospetto: forse non tutto è come sembra. Infatti di lì a poco scopriamo che Maurizio non è un vero regista, ma uno psicotico che crede di essere un regista. Per assecondare questa follia, senza la quale Maurizio cadrebbe in una depressione letale, gli amici gli affittano un teatro per allestimenti fasulli, che non andranno mai in scena. E anche Carmine non è un tecnico delle luci, è un figurante mandato dagli amici di Maurizio. Ma esattamente come nell’Enrico IV di Pirandello, sono anni che Maurizio ha capito la situazione, e sono anni che rimane dentro l’inganno per conservare una nicchia nella quale si sente protetto. Sarà il confronto finale con Carmine a metterlo definitivamente con le spalle al muro.

6 e 7 luglio
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO
(The Year of the Magical Thinking)
di Joan Didion
traduzione Alessandra Serra
commedia tratta dal romanzo omonimo pubblicato da Il Saggiatore
con Rosaria De Cicco
regia Enrico Maria Lamanna
aiuto regia Augusto Casella
disegno luci Stefano Pirandello
costumi Teresa Acone
produzione Suoni&Scene

Enrico Maria Lamanna mette in scena un testo di Joan Didion e così lo descrive nelle note di regia: «Una donna, una sedia, ricordi… un marito morto all’improvviso a tavola. Lei è una sceneggiatrice che si trova a raccontare una storia, la sua. La figlia in coma… Lei, la donna, moglie e madre che con dolore affronta la luce del giorno dopo. A farle compagnia le scarpe del marito per quando tornerà, perché lui tornerà come afferma la leggenda indiana. Poi la consapevolezza, la borsa della figlia ricaduta in coma stretta al petto improvvisamente dopo un risveglio di 6 mesi. Lo scoraggiamento, la paura e la richiesta di aiuto. Non credere più a niente. Ma poi le scarpe… e se il marito tornasse? Meglio aspettare e lasciare il pensiero errante che vada ancora un po’ nei sogni nella speranza, nella vita…
Torna a lavorare con me una delle mie attrici feticcio, Rosaria De Cicco a cui dedico questa avventura.
Con lei questo viaggio emozionante come una prima notte d’amore».

8 e 9 luglio
Napoli
Teatro Mercadante
FATEMI USCIRE
di Jean Marie Chevret
regia Daniele Salvo con Ida Di Benedetto
scenografia Francesco Frigeri costumi Carlo Poggioli
una produzione Tradizione e Turismo srl – Teatro Sannazaro Centro di produzione

Dalla divertente commedia Laissez-moi sortir di Jean Marie Chevret, autore teatrale francese che ha rivoluzionato il teatro dei Grand Boulevard parigini con la sua scrittura brillante e nello stesso tempo attenta ai temi della contemporanità, Fatemi Uscire mette in scena una donna, artista al culmine della carriera, che crea involontariamente le condizioni per una resa dei conti della sua intera esistenza. Acclamata diva del palcoscenico e del grande schermo, attrice all’apice della maturità interpretata con vigore e intensità da Ida Di Benedetto, Joss de Guérande deve partecipare ad una prestigiosa trasmissione televisiva di prima serata destinata a celebrare la sua carriera. Joss accoglie questo invito come il definitivo coronamento del suo successo e sperando in una rinnovata ribalta si prepara alla magnifica serata in cui raccoglierà il frutto più dolce. Ma la maldestra conoscenza di un semplice telecomando cambia il corso della storia. Un tasto inavvertitamente premuto ed ecco che Joss, già pronta ad uscire, si ritrova intrappolata sulla splendida terrazza del suo appartamento a Parigi, davanti ad una serranda inesorabilmente abbassata. Chiusa fuori. Un “fuori” dal quale non può più uscire. Prigioniera per tutta la notte, inventa la trasmissione di cui avrebbe dovuto essere protagonista e rivive i momenti salienti della sua vita in una inaspettata resa dei conti. Rannicchiata su una poltrona davanti alla città dormiente emergono spettri, traumi rimossi, paure di sempre, ansie notturne, desideri inseguiti e scelte realizzate; un flusso interiore sapientemente narrato attraverso la attenta regia di Daniele Salvo, che riesce a mettere a nudo con delicatezza e ironia l’intimità di un’anima in gioco con se stessa.

7 luglio
Salerno
Duomo
STORIE DAL DECAMERONE
con Anna Foglietta
di Michele Santeramo
musiche originali Francesco Mariozzi
violista Luigi Gagliano
produzione Fondazione Teatro della Toscana – Festival Idera 2018

È una storia di malessere, di presa di coscienza di quel malessere, di quella propria personale “peste”. È la vicenda di una donna che per salvare i suoi due figli dalla guerra del suo Paese decide di fare il viaggio che in molti fanno.Arriva al mare, il Mediterraneo, e la aspetta l’ultimo pezzo di quel viaggio, insieme ai suoi due figli. Ma nel mare dovrà prendere una decisione che le segnerà la vita. Anche per lei, una storia del Decamerone sarà la guarigione.

8 Luglio
Napoli
Teatro Nuovo
NELLA LINGUA E NELLA SPADA
elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci
musica Luigi Ceccarelli
con Michele Rabbia (percussioni) e Paolo Ravaglia (clarinetti)
luci Loredana Oddone
cura del suono della voce Franco Naddei
coproduzione Ravenna Festival, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Compagnia Le belle bandiere

prima assoluta

Nella lingua e nella spada è un progetto ispirato alla storia d’amore e alle vite della giornalista Oriana Fallaci, e del politico, rivoluzionario e poeta greco Alekos Panagulis. Un melologo che accosta le suggestioni della storia recente agli echi della tragedia greca antica: il racconto della Grecia moderna e contemporanea attraverso un canto parlato che prende spunto proprio dalle pagine di Un Uomo della Fallaci e dai versi di Panagulis. Scrive Elena Bucci: «Non userò le parole di Oriana Fallaci, non oserò strappare brani da un libro perfetto, ma proverò a raccontare con le mie povere parole di lei e di lui, di quell’epoca, di quella terra e della mia, di altri scrittori e artisti che vissero l’orrore della dittatura. Attraverso il loro dolore e la loro forza di resistenza amplierò il mio sguardo di fortunata, nata in tempo di pace, ma che ora vede avvicinarsi il buio. Questo progetto evoca per me l’immagine di un teatro che sia assemblea viva, pensante, emozionata, dove gli errori della storia e l’errare degli umani diventino pretesto per migliorare e per trovare nuove comprensioni e abbracci. Anche la parte musicale si propone di integrare la musica greca, nei suoi aspetti artistici più significativi, con quella musica contemporanea che negli ultimi anni ha allargato i suoni orizzonti fina a divenire un genere multiculturale».

8 e 9 luglio
Napoli
Sala Assoli
SCHIAPARELLI LIFE
con Nunzia Antonino e Marco Grossi
regia Carlo Bruni
testo Eleonora Mazzoni
scena Maurizio Agostinetto
immagini in movimento Bea Mazzone
luci Tea Primiterra, Giuseppe Pesce
consulenza/costumi Luciano Lapadula, Vito Antonio Lerario, Maria Pascale
organizzazione Nicoletta Scrivo
ufficio stampa Paola Maritan
amministrazione Franca Veltro
produzione Casa degli Alfieri – Teatro di Dioniso
con la collaborazione di sistemaGaribaldi e Linea d’Onda
si ringraziano Rosellina Goffredo e Rossana Farinati per la gentile collaborazione

Fra il 1953 e il ’54, Elsa Schiaparelli, fra le più grandi stiliste di tutti i tempi, decide di concludere il
proprio itinerario artistico e professionale, pubblicando un’autobiografia che già nel titolo ne riassume l’intensità: Shocking life.
Italiana, nata a Roma, in una famiglia colta e ricca di talenti, protagonista fra le due guerre di quella rivoluzione del costume che avrebbe ispirato molte generazioni future, amica e collaboratrice di artisti come Dalì, Cocteau, Aragon, Ray, Clair, Duchamps, Sartre, dopo aver vestito Katharine Hepburn, Lauren Bacall, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Elsa decide che quel “nuovo” mondo non la riguarda più e lo lascia, ritirandosi a vita privata.
«Il nostro lavoro – si legge nelle note – prova a evocare questo passaggio, prediligendo un’indagine emotiva sul distacco, tributo necessario ad ogni cambiamento, all’impossibile impresa di sintetizzare la vita di questa donna straordinaria. Per un paio d’anni, sul primo isolato di via Garruba a Bari, hanno tenuto il loro fantastico bazar Atelier 1900, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Esperti di storia della moda e stilisti, sono stati loro a farci conoscere Elsa ed è con loro che abbiamo incominciato il percorso verso il quarto ritratto femminile del nostro più recente repertorio. Per questa produzione, oltre alla collaborazione di un fotografo e scenografo, Maurizio Agostinetto, ci è sembrata felice la disponibilità di Eleonora Mazzoni, scrittrice, che, condividendo l’impresa, ci ha assistiti nella redazione del testo. L’attore Marco Grossi e la cartoonist Beatrice Mazzone hanno infine completato il gruppo dedito alla creazione».

9 e 10 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
BARTLEBY LO SCRIVANO
di Francesco Niccolini
liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville
regia Emanuele Gamba
con Leo Gullotta, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
produzione Arca Azzurra Produzioni

prima assoluta

Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia.
È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome. Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico: meccanico e insensato.
In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano.
Ed è come se in quell’ufficio sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca.
Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”.
Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro.
Da quel momento Bartleby si spegne. Il motivo? Quando lo scopriremo, sarà troppo tardi.

12 e 13 luglio
Napoli
Sala Assoli
NON DOMANDARMI DI ME, MARTA MIA
dalle lettere di Luigi Pirandello e Marta Abba
di Katia Ippaso
regia Arturo Armone Caruso
con Elena Arvigo
produzione Nidodiragno/CMC

Non domandarmi di me, Marta mia si situa in un preciso punto del tempo, il 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello, e in un preciso punto dello spazio, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera, dopo aver fatto al pubblico l’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Pirandello alla fine dello spettacolo, Marta Abba legge l’ultima lettera che Pirandello le aveva scritto, solo sei giorni prima della sua morte, nella quale non accennava minimamente alla sua malattia.
Nella calma allucinata di quella notte, dopo la rappresentazione, Marta si trova a dover fare i conti con il suo passato. L’attrice ha portato con sé le lettere che negli anni le ha scritto Pirandello dal 1926 al 1936 ma anche quelle che lei aveva indirizzato al suo Maestro. Le sparge sul letto e sul pavimento, vi si immerge, e rievoca così la loro storia, la storia di un rapporto elettivo, agli altri segreto e in una qualche forma incomprensibile, “un fatto d’esistenza”, annotava Pirandello in una lettera del ‘29.
In un viaggio notturno attraverso i passaggi cartacei di una corrispondenza dalla quale affiora pulsante l’emozione, l’attrice e la cantante protagoniste dello spettacolo, dando una precisa tonalità orfica al testo, fanno emergere il lungo, intenso e per tanti versi doloroso rapporto tra Luigi Pirandello e la sua attrice musa, Marta Abba. I temi dell’impossibile fusione amorosa, del senso dell’arte, di cosa si vale realmente, della vecchiaia inesorabile, della morte e della forma che soffoca la vita irrompono sulla scena lasciandoci al termine dello spettacolo l’ombra di una sedia vuota che evoca una irrimediabile perdita mentre una lanterna magica continua a proiettare tutt’intorno le immagini fantasmagoriche di un teatrino delle ombre.

12 e 13 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
LE TITINE LAB
E incursioni, rotture, attraversamenti di Altre Titine prese un po’ qui un po’ lì…
dall’atto unico Tornò al nido di Titina De Filippo
progetto a cura di Antonella Stefanucci
con Adolfo Margiotta e Antonella Stefanucci (e cast in via di definizione)
produzione Teatro del Loto – Teatri molisani di Stefano Sabelli

prima assoluta

«“Blocco” – scrive Antonella Stefanucci – è il termine con il quale un noto critico teatrale definì il sodalizio artistico di Eduardo, Titina e Peppino De Filippo. In una lettera, Titina scrive “un giorno diedi un urlo e volli assaggiare la gioia dell’indipendenza”.
L’incanto era rotto. Il “blocco” infranto, spezzato, non esisteva più. Un sospiro di sollievo.
Alle ammonitrici ed affettuose parole di un grande critico, agli sguardi afflitti del nostro pubblico, mi viene da rispondere: “Amici miei… credete a me… meglio un successo di “blocco” in meno e tre uomini liberi in più!”.
Titina quindi ruppe il sodalizio.
Titina scriveva in maniera delicata, pittorica, sublime nella sua onirica semplicità, come se le sue commedie fossero gouache ottocentesche, sempre con precisi riferimenti musicali che suggeriva nelle didascalie e sempre con l’orecchio rivolto al pubblico.
Le sue commedie hanno un linguaggio quotidiano e contemporaneo e da bravissima interprete femminile ha raccontato e descritto divertentissimi e caustici personaggi femminili.
Sarebbe bello giocare – to play – mettere in scena, ridare vita a queste figure che raccontano salotti,
balconi sul mare, case di campagna… musicisti, giocatori, capitani di marina, nobiltà decadute.
Governanti, figli illegittimi e amanti in fuga…».

12, 13 e 14 luglio
Napoli
Palazzo Fondi
LA LUNA
un percorso di ricerca e creazione a partire dai rifiuti, gli scarti, il rimosso di una collettività
1 Napoli 2018 | 2019
ideazione, drammaturgia e regia Davide Iodice
spazio scenico, maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
direttore di produzione Hilenia De Falco
assistente di produzione Emanuele Sacchetti
cast in via di definizione
produzione Teatri Associati di Napoli
produzione esecutiva Interno5
in collaborazione con Accademia di Belle Arti, Scuola elementare del teatro|conservatorio popolare per le arti della scena

prima assoluta

Avviato nella scorsa edizione del Napoli Teatro Festival Italia grazie a un laboratorio intensivo tenuto all’Accademia di Belle Arti di Napoli, trova compimento in forma scenica La luna, il nuovo processo di indagine antropologica, sociologica e poetica ideato e diretto da Davide Iodice. Il lavoro pone come centro di riflessione lo scarto, il rifiuto, nella sua accezione simbolica, affettiva e emotiva: ciò di cui ci si vuole o ci si deve liberare, o che si è messo da parte. L’ambito della ricerca espressiva è quindi la Pòlis, la comunità cittadina, chiamata ad essere “drammaturga” del processo creativo. I cittadini sono invitati a portare i loro rifiuti a partire dal 1 marzo e fino al 31 maggio 2019, tutti i venerdì dalle ore 17.00 alle ore 19.00, presso Palazzo Fondi, Via Medina 24, uffici direzionali, I°piano, Napoli.
Le narrazioni che accompagnano questi reperti autobiografici verranno filmate, e costituiranno via via la base di una scrittura scenica polifonica. Parallelamente verrà condotta una “raccolta porta a porta”, sollecitando individualità ed esperienze variamente rappresentative della città. «Si compie così un atto psicoanalitico collettivo, trasformato espressivamente dagli attori|performers – recitano le note di regia – qui chiamati a contaminarsi con l’immondo psicologico di una comunità per ricavarne una idea di mondo, di società, un senso perduto, identitario, pubblico, se non già quel senno che Astolfo cerca sulla Luna dove “ciò che si perde qui, là si raguna».

13 e 14 luglio
Napoli
Teatro Nuovo
EXIT
di Antonio Marfella e Giovanni Esposito
con Simona Marchini e Susy Del Giudice
drammaturgia Antonio Marfella Giovanni Esposito
regia Giovanni Esposito
aiuto regia Felice Panico
costumi Rossella Aprea
scene Luigi Ferrigno
progetto luci Nadia Baldi
produzione La Pirandelliana SRL

prima assoluta

Una madre e una figlia. Un rapporto scandito da una quotidianità necessaria, fatta di delusioni, frustrazioni e accuse reciproche. Due donne che combattono con la solitudine e il vuoto interiore. I loro sogni falliti e le aspirazioni deluse sono al centro di Exit, uno spettacolo che porta con sé una visione – a volte ironica – dell’incapacità delle persone di comunicare. Il suicidio annunciato dalla figlia fa da catalizzatore, e costringe le due donne a parlare tra loro, a contrastarsi per cercare una via d’uscita, un equilibrio precario nel quale galleggiare fino alla prossima crisi. Forse il tempo però è finito.

13 e 14 luglio
Napoli
Teatro Mercadante
ARSENICO E VECCHI MERLETTI
di Joseph Kesserling
con Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini
regia Mario Monicelli ripresa da Geppy Gleijeses
produzione Gitiesse Artisti Riuniti

prima assoluta

Nell’anno del decimo anniversario dalla scomparsa di Mario Monicelli, Geppy Gleijeses riprende Arsenico e vecchi merletti, commedia teatrale di Joseph Kesselring, resa nota al pubblico del grande schermo dalla trasposizione cinematografica di Frank Capra, e prima regia teatrale del grande regista italiano.
Lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper. Qui scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori” – ossia gli inquilini ai quali affittano le camere – a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra: le due zie offrono loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni, e li seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (che crede di essere Theodore Roosevelt), scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri. Deciso a porre fine alla pazzia delle due donne e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo dell’altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida i cui lineamenti sono stati rovinati a seguito di numerosi interventi di chirurgia plastica. Anche Jonathan, che è accompagnato dal suo fidato amico, il dottor Einstein, ha un cadavere di cui disfarsi e tenta di seppellirlo nella cantina, per poi eliminare anche il fratello Mortimer. Ormai credutosi l’ultimo erede di una famiglia di pazzi maniaci, Mortimer cerca di allontanare da sé Elaine per il timore di farle del male, ma poco prima della partenza di Teddy per la clinica, le due zie (che intendono seguire Teddy nella casa di cura) rivelano che in realtà Mortimer è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che Mortimer nascesse.

PROGETTI SPECIALI

8 giugno
Salerno
Palazzo Fruscione
FESTA DEI TEATRI PER LA SOCIALITÀ
A cura di Teatri di Popolo

In uno dei tanti isolati di periferia dove un certo tipo di solidarietà si oppone alle tante difficoltà della vita quotidiana, Mimì, detto “il Leone”, cittadino, memoria storica, esempio di instancabile generosità per gli abitanti del quartiere, viene arrestato.
L’inatteso episodio determinerà spaesamento prima e sconvolgimento poi nei già fragili equilibri della comunità. La detenzione prolungata in carcere di Mimì produrrà la disarticolazione di quelle complicità che avevano caratterizzato la vita dei protagonisti. Le forze di sicurezza, impegnate nella complessa gestione di un ordine pubblico ormai evidentemente destabilizzato, sono in affanno: quel pezzo di città è fuori controllo. La polizia si vede così costretta a fare uso di uno strumento che non appartiene alle sue ordinarie pratiche, un dispositivo che nessuna legge contempla e che neanche la tecnologia può offrire: la creatività.
Il racconto vuole restituire centralità alle sofisticate abilità di ogni popolo civile e di ogni comunità solidale quando inventa soluzioni spontanee e ingegnose, spesso anche semplicemente intuitive, ma sempre determinanti per trasformare l’esistenza da “tempo della sopravvivenza” in vita sorprendente e senza tempo. In questo senso, la nuova drammaturgia della compagnia Teatri di Popolo intende raccontare quanto sia spesso la periferia a disegnare il “centro” della felicità. Chi vive nei luoghi dell’emarginazione appare oggi capace di tutelare con maggior cura il mitico “buon senso” e la saggezza millenaria della cultura popolare. Chi abita i luoghi del disagio e della povertà, dove la pretesa del superfluo lascia spazio all’autenticità del necessario e al godimento dell’essenziale, diventa così – anche per chi è apparentemente o sostanzialmente più fortunato – il riferimento per l’auspicata riconquista di valori in disuso quali la Solidarietà e la Condivisione e contribuisce alla riformulazione dell’assoluta gioia della Convivenza.

11 e 12 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
BELLINI TEATRO FACTORY – Il Tempo orizzontale
testo Francesco Ferrara
regia Gabriele Russo
costumi Chiara Aversano
scene Lucia Imperato
luci Giuseppe Di Lorenzo
aiuto regia Salvatore Scotto D’Apollonia
con gli allievi della Bellini Teatro Factory Andrea Liotti, Arianna Sorrentino, Chiara Celotto, Claudia D’Avanzo, Eleonora Longobardi, Luigi Leone, Luigi Adimari, Manuel Severino, Maria Francesca Duilio, Michele Ferrantino, Rosita Chiodero, Salvatore Cutrì, Salvatore Nicolella, Simone Mazzella
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Mirko ha 33 anni, fa tre lavori part time e ha sviluppato una dipendenza da psicofarmaci. È sposato, sua moglie lo ama da morire e ha un figlio, di quattro anni, che ha un caratteraccio. In casa sua vivono anche la sorella ninfomane che di tanto in tanto si caccia nei guai e il suo migliore amico, mollato dalla ragazza, che proprio non vuole sloggiare. Mirko pensa che la sua vita non sia un granché, ma che tutto sommato non sia neanche malaccio. Ok, forse qualcosa poteva andare meglio. I suoi genitori adottivi, ad esempio, visto che suo padre è un alcolizzato, dispotico e violento e sua madre è semplicemente depressa, da sempre. Ma ormai è andata. Del resto, Mirko ha cercato i suoi genitori biologici a lungo, ma non è riuscito a trovarli. Non ha la più pallida idea di chi possano essere. Sa solo che lo hanno abbandonato quando aveva due mesi di vita. Finché un giorno, quando ormai neanche più ci pensa, trova una lettera nella cassetta della posta. Gli comunicano che sua madre, la sua madre biologica, è morta. È invitato al funerale che si terrà il giorno dopo. C’è un nome e c’è un indirizzo.
Inizia così un racconto di vite e relazioni, tra passato e presente, un racconto comico e tragico insieme, in fondo, come tutte le storie che raccontano la famiglia, questa istituzione feroce, misteriosa e senza tempo.
Il Tempo orizzontale è un progetto della Bellini Teatro Factory pensato appositamente per il Napoli Teatro Festival Italia. Se da un lato Il Tempo Orizzontale rappresenta il titolo dello spettacolo (la lavorazione comprenderà anche una serie di interviste a persone over 85 con lo scopo di produrre un documentario da proiettare prima o dopo lo spettacolo), dall’altro rappresenta il concetto che si intende perseguire nello svolgimento del lavoro e, appunto, nell’interpretazione del tempo che viviamo. Vedremo una giovane coppia innamorarsi, sposarsi, vivere e moltiplicarsi, vedremo i loro figli e i compagni dei loro figli, e quindi li vedremo diventare nonni ed infine li vedremo morire. Ma, intanto, quanta vita avranno lasciato dietro di sé?

14 giugno
Napoli
Piazzetta Trinchese
CIRCO SCIO’ SCIO’ – “FEMMENIELLI, TOMBOLA E TAMMORRE”
Spettacolo serale libero di piazza
progetto e realizzazione artistica Luigi Pernice Di Cristo
con Marcello Colasurdo, Ciro Cascina, Gerardo Amarante, Bruno Leone, Mariano Gil Rodriguez, Luigi Patano, Vincenzo Ciccarelli, Sabatino Esposito, Mario Menna, Marcello Squillante, Gianluca Fusco, Vincenzo Racioppi, Antonio Anastasia, Bruno Belardi e Michelangelo Rusco
costumi Salvatore Salzano
produzione A.B.A S.a.s. Libreria Libertà di Torre Annunziata

Lo spettacolo Circo Scio’ Scio’ nasce dopo nove anni di ricerche, incontri e scambi di esperienze con gli artisti, gli attori e i cantanti e le loro rispettive tradizioni legate ai differenti luoghi di provenienza, come l’Agro-Nocerino e la composita provincia napoletana.
L’importanza di questo spettacolo, il cui protagonista è “Il femminiello” nel suo polimorfismo di attore-cantante-tombolaro-ballerino di tammorra e poeta, è la continuazione di un tipo di rappresentazione popolare, che ha origini pre-cristiane.
Nel corso dei secoli, attraverso i cambiamenti culturali, politici e storici, la figura ha conservato una sua genuinità, senza mai tradire l’essenza del “doppio”, ovvero non cambiando mai la sostanza del significato del termine “femminiello”, che resta legato alla terra stessa che lo ha partorito, pur subendo nel tempo diverse denominazioni.
L’Afan, durante i dieci anni dalla sua fondazione, non ha mai smesso di raccogliere testimonianze e documenti fotografici sul tema, creando un immenso archivio di fotografie, filmati, lettere, racconti e ricordi con l’obiettivo di conservare la memoria di una cultura popolare che ormai sta scomparendo. Scopo dell’associazione è, dunque, raccontare e tramandare la storia dei “femmenielli”, riportando all’attenzione collettiva antichi riti della cultura popolare quali Il funerale di Carnevale, Il matrimonio, La figliata, I pellegrinaggi alle Sette Madonne che ancora oggi vengono tramandati nell’entroterra campano.

14, 15 e 16 giugno
Napoli
Ansa Teatro di San Carlo
VITA MORTE E ORACOLI, LA CASA VIAGGIANTE
un progetto dell’Associazione di promozione sociale Bus Theater
organizzazione Roberta Ferraro
regia Ilaria Cecere
con Alessio Ferrara, Ilaria Cecere, Francesca Masucci, Yuri Parascandolo
tecnica e allestimenti Luigi Tornincasa e Eva Di Jorio

Accompagnati da una sorta di Caronte dei luna park, i 15 spettatori si ritroveranno in uno spettacolo che li trasforma in ospiti di una vecchia casa/teatro abitata da spiriti. Dalla cucina-camera mortuaria ad uno sciatto salotto, dalla stanza-armadio custode di ricordi alla stanza da letto divinatoria, in ogni stanza vive un personaggio che racconta una piccola, personale storia. Come nel libro Alice nel paese delle meraviglie, in questa casa deformata tutto è troppo piccolo e nello stesso tempo grande, poiché negli spazi angusti ogni dettaglio diventa enorme, visibile, significante. Si compie così un viaggio per pochi intimi fra le reliquie di un amore perduto, le illusioni di un prestigiatore ubriaco, letture di tarocchi che suonano per l’ospite come parole del destino e una continua beffarda ed ironica presenza della morte, che si incarna nei toni noir di tutti i personaggi, a cominciare da Mariù il più vecchio degli abitanti della casa.
Vita, morte e oracoli è un approfondimento di Bus’ Rooms, vita morte e oracoli, spettacolo originale della compagnia Bus Theater, primo lavoro di studio e ricerca sugli spazi interni del grande teatro viaggiante, sperimentato sul campo nei quasi due anni di incontri con il pubblico nelle strade e nelle piazze d’Italia. Un’iniziativa dell’Associazione di promozione sociale Bus Theater, progetto artistico-culturale itinerante e indipendente portato avanti da un gruppo eterogeneo di giovani artisti e professionisti del settore che produce e mette in scena spettacoli teatrali, di danza, nuovo circo, teatro di strada, cinematografici e musicali.

Dal 14 al 23 giugno
Napoli
Palazzo Venezia
ESSERE DYLAN DOG
primo spettacolo teatrale, immersivo ed esperienziale, sul personaggio creato da Tiziano Sclavi
progetto a cura di Comicon
in collaborazione con Sergio Bonelli Editore e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Quattro performance al giorno nel suggestivo scenario di Palazzo Venezia, edificio storico che sorge nel cuore brulicante di Napoli, per condurre lo spettatore nel mondo di uno dei più famosi personaggi della Sergio Bonelli Editore. Appassionati e curiosi che parteciperanno all’evento potranno vivere da protagonisti un’avventura del detective, immergendosi nei luoghi e in alcune ambientazioni del celebre fumetto generato dalla fantasia e dalla matita di Tiziano Sclavi.
Il concept dello spettacolo, un grande esperimento live di contaminazione tra i linguaggi, prevede una innovativa ed intensa esperienza del visitatore.
Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, si svolgerà nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia per un periodo di dieci giorni e sarà fruibile da un numero limitato di spettatori per volta. Le performance vedranno coinvolti dodici attori che, impersonando i personaggi chiave delle storie di Dylan Dog – da Groucho a Morgana, da Bloch alla Morte, da Xabaras alla Signora Trelkovski –, accoglieranno il pubblico negli ambienti nei quali verranno ricreati alcuni dei luoghi-simbolo delle più conosciute storie “dylandoghiane”: lo Studio di Dylan Dog, l’ufficio dell’Ispettore Bloch a Scotland Yard, la casa della Signora Trelkovski, oltre ad ambienti che ricreano degli esterni (tra questi, l’immancabile cimitero). Tutte le scenografie ricostruiranno fedelmente, e con la massima attenzione per i dettagli, quanto i lettori hanno amato nelle storie dell’Indagatore dell’Incubo e i visitatori saranno indotti, grazie a un artificio drammaturgico, ad entrare con tutti e due i piedi in una storia di Dylan Dog, fino a mettersi nei panni del personaggio, impegnandosi così nella risoluzione dell’enigma che si presenterà loro. Fino, appunto, ad “Essere Dylan Dog”.

18 giugno
Napoli
Made in Cloister
ANTOLOGIA DEL TEATRO GRECO CONTEMPORANEO
un progetto di ETP Books
Relazioni introduttive del presidente del Centro Niarchos di Atene, Lidya Koniordou, dell’autrice Elena Penga, dell’autore Akis Dimou, del direttore artistico del Napoli Teatro Festival Italia Ruggero Cappuccio e di Nadia Baldi

Un’antologia composta da otto testi scritti da altrettanti autori, riconosciuti come rappresentativi della produzione teatrale greca contemporanea: Sofia Kapsourou, Elena Penga, Akis Dimou, Jannis Mavritsakis, Lena Kitsopoulou, Vassilis Katsikonouris, Nina Rapi e Andreas Staikos.
Per l’evento, inserito nel programma culturale istituzionale Italia-Grecia dal titolo “Tempo Forte”, è prevista una presentazione del volume con gli interventi dei direttori artistici e dei curatori dell’antologia, intercalati da intermezzi recitati tratti dalle opere selezionate. Nell’occasione, sarà presentato un accordo di collaborazione teatrale tra i direttori, in un gemellaggio tra Campania e Grecia. L’evento gode del patrocinio del Ministero Cultura Greca, dell’Ambasciata italiana di Atene, dell’Ambasciata greca di Roma, del Consolato greco di Napoli, della Regione Campania con il Napoli Teatro Festival Italia, della Comunità ellenica di Napoli e Campania e dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale.

Dal 13 al 22 giugno
Napoli
Metropolitana
UNDERGROUND
Roberta nel metrò
quindicesima parte di Interior Sites Project
di Renato Cuocolo e Roberta Bosetti
con Roberta Bosetti
regia Renato Cuocolo
produzione Teatro di Dioniso

Underrground è la nuova produzione di Cuocolo/Bosetti per il 2019/2020. Uno spettacolo per trenta spettatori in viaggio, nel corso del quale ci si sposta attraverso il sistema della metropolitana cittadina, guidati dalla voce di Roberta Bosetti usando il sistema delle radioguide.
Si parte dal foyer, per poi lasciare il teatro ed attraversare la città. Si cammina insieme e si raggiunge la metropolitana: qui, sull’ultimo vagone, incontreremo Roberta che ci accompagnerà in un viaggio sotterraneo. Un punto di vista inedito, per guardare dal basso la città che cambia.
Underrground, ambientato in uno spazio reale – il sistema metropolitano di trasporto cittadino, spazio pubblico, in cui si è al tempo stesso vicini ed isolati –, continua e sviluppa la ricerca di Interior Sites Project, un’avventura umana e teatrale che inizia a Melbourne nel giugno del 2000 e dura ancora oggi. Alla base di tutto questo c’è un’idea e soprattutto una pratica di teatro, che ha portato la Cuocolo/Bosetti a presentare il suo lavoro nei principali Festival Internazionali di 26 Paesi del mondo.
Una sorta di ecologia teatrale che si basa sull’esistente, lo ricicla e lo trasforma: parte dalla nostra vita, i luoghi che abitiamo, le case, le strade gli edifici pubblici e privati e, ora, il sistema di trasporto pubblico sotterraneo. Tutto con l’intento di far emergere da quei luoghi la memoria, il genius loci, i valori e il senso rimosso, attraverso l’incontro con lo spettatore.

19 giugno
Napoli
Made in Cloister
MERCATO DELL’ARTE E DELLA CIVILTÀ
un progetto di Tradizione Teatro
a cura di Davide Sacco
interventi di Peter Stein, David Larible, Stefano Benni, Moni Ovadia, Ignacio Garcìa, Alvaro Tato, Piotr Cholodzinski
Sarà presente una delegazione del progetto “Spettatori Erranti”

II Edizione – MANIFESTO

Il Mercato dell’Arte e della Civiltà, nella sua nuova edizione denominata “O’ Manifest”, sarà una “maratona dell’arte” che metterà a confronto artisti, operatori del settore dello spettacolo dal vivo e spettatori per dibattere sull’attuale situazione del Teatro internazionale. In una giornata ricca di interventi, reading, performance e proiezioni, sarà creato un manifesto che, in pochi punti, tenterà di raccontare quali sono i principali obiettivi della scena nei confronti di Stato, Arte e Pubblico. Il manifesto verrà divulgato attraverso diverse piattaforme nelle maggiori strutture teatrali europee.

21 e 22 giugno
San Tammaro (Caserta)
Real sito di Carditello
PAR LES TEMPS QUI COURENT…
Diario di viaggio
orchestrato da Christophe Prenveille
co-direttore artistico della compagnia Carabosse
con Jex Aubrun, Jérôme Fohrer, Nadine Guinefoleau, Sylvie Monier, izOReL, Patrick Singh, Mounira Taïrou, Marcelo Valente
con le parole di Denis Péan, Bruno Gastao, Fabrice Gilbert, Sébastien Giraud Vidault, Yuka Jimenez,
Mathieu Laville
assistiti da Anthony Pelletier
amministrazione Stéphanie Auger, Lise Burgermeister, Hugues Chevalier, Patricia Klein
produzione Cie Carabosse

prima nazionale

Arricchita dai numerosi viaggi intorno al mondo, la Compagnia Carabosse realizza Par les Temps qui courent…, uno spettacolo che ha l’aspetto di un diario di viaggio. Il lavoro è frutto dell’incontro tra i diversi membri del gruppo: pittori, poeti, attori, musicisti… Si tratta quindi di un’opera viva, collettiva e plurale, frutto dei loro diversi sguardi. Uno spettacolo senza nazionalità, se non quella del viaggiatore dallo spirito aperto e disponibile, che la compagnia Carabosse offre a tutti. Circo, giocoleria, clownerie, numeri con il fuoco trasformeranno il giardino di Carditello in un paesaggio da fiaba.

21, 22 e 23 giugno
Napoli
Palazzo Fondi
SIRENE, SIGNORE E SIGNORINE
storie note e meno note della città di Napoli
un progetto speciale de La scena delle donne – percorsi teatrali con le donne a Forcella
ideazione e cura Marina Rippa per f.pl. femminile plurale
messinscena collettiva Marina Rippa, Monica Costigliola, Fiorella Orazzo
collaborazioni Annachiara Senatore, Massimo Staich
foto Mario Laporta, Sara Petrachi
con Amelia Patierno, Anna Liguori, Anna Manzo, Anna Marigliano, Anna Patierno, Antonella Esposito, Flora Faliti, Flora Quarto, Gianna Mosca, Ida Pollice, Melania Russo, Melina De Luca, Nunzia Patierno, Patrizia Iorio, Rosa Lima, Rosa Tarantino, Rosalba Fiorentino, Rossella Cascone, Susy Cerasuolo, Susy Martino, Tina Esposito

Storie e vite di donne “normali”, narrate però attraverso quelle di figure leggendarie, mitologiche o reali. Donne che, in ogni caso, hanno fatto la storia della città. Artiste, sante, regine, donne colte o del popolo, studiate e incarnate a seconda della “corrispondenza” con se stesse. Così il pubblico incontrerà Annella di Massimo, Artemisia Gentileschi, Adriana Basile, Giovanna I d’Angiò, Maria D’Avalos, Donna Regina, Donna Romita e Donna Albina, la Sirena Partenope che lascia le sorelle su altri lidi, Bernardina Pisa, Santa Patrizia, Santa Restituta, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, Maria Lorenza Longo, le martiri del ‘99 e tante altre. Una galleria di figure femminili spesso dimenticate, non tutte napoletane di nascita, ma che di Napoli hanno fatto la loro patria di elezione.
La scena delle donne “occuperà” Palazzo Fondi per una settimana, dando vita ad una performance nella quale il pubblico potrà immaginare le donne come personaggi di passaggio in quel luogo, con la musica dal vivo che l’attraversa e ne fa un ponte spazio-temporale.
Nei giorni di spettacolo tutto il gruppo verrà coinvolto, mentre negli altri giorni ci saranno, a turno, due donne a “guardia” delle stanze che restano allestite, e che racconteranno, a chi vorrà ascoltare, il progetto che La scena delle donne porta avanti a Forcella dal 2007. «Continuiamo a credere che la bellezza sia la strada da percorrere, soprattutto nei territori dove ci si perde in un quotidiano che parla di sopravvivenza, prevaricazione, violenza e sofferenza sociale – afferma l’ideatrice Marina Rippa. Il nostro progetto resiste nonostante lo spazio da conquistare anno dopo anno, nonostante il tempo rubato ai doveri familiari e a quelli di un lavoro che c’è e non c’è, nonostante l’indifferenza generale, nonostante la vita che corre troppo in fretta».

23 e 24 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
VIA SANTA MARIA DELLA SPERANZA
L’ARSENALE DELLE APPARIZIONI/ IL TEATRINO DEI FANTOCCI
Progetto, drammaturgia e regia Maria Angela Robustelli
Collaborazione alla drammaturgia Luca Attanasio
Produzione La giostra Teatro
In collaborazione con Inclusione Alternativa e Associazione PAN – People Around Naples
con Maria Angela Robustelli, Davide Dolores, Lena Lessing, Flavia D’Aiello, Marianna Robustelli, Cisse Namory
mediazione linguistica Mamadou Alpha Dia, acting coach Lena Lessing, luci Marco Serra, pupazzi Flavia D’Aiello, scene e costumi Maria Angela Robustelli, audio editing Flay up Scarl

Un progetto che giunge a maturazione dopo un primo studio – in scena come opera collettiva in conclusione ad un lavoro di formazione di tre mesi, in occasione del progetto Quartieri di Vita 2017, rivolto a giovani africani richiedenti asilo politico nel nostro paese ed a giovani dei Quartieri Spagnoli – e che si inserisce all’interno di una trilogia. Questo secondo movimento l’arsenale delle apparizioni/il teatrino dei fantocci nasce oggi come allora, dal tentativo di provare a dare una risposta ad una serie di domande affidate allo spettatore. Una su tutte: può la Poesia, il Teatro, trovare un reale contatto col mondo esterno e cercare di rigenerarlo?
L’intera trilogia di Via Santa Maria della Speranza – antico nome di Via Speranzella ai Quartieri Spagnoli, dove sorge il teatro in cui il progetto ha preso vita – è ancora una volta una metafora di tale processo che attraverso la rievocazione dell’ultimo dramma incompiuto di Pirandello, I giganti della Montagna, lascia che siano prima di tutto le storie di persone quasi invisibili che ci camminano accanto nella vita di tutti i giorni, che abbiamo incrociato e che ci hanno lasciato per qualche motivo, il seme che dia vita alla trasformazione, al miracolo del Teatro, attraverso il lavoro degli attori. La storia vera di Yergalum, la favola nuova di un’ Ethiopian Cinderella, personaggio emblematico protagonista di un esodo tragico, – fuggita dall’Etiopia attraverso il Sudan, il deserto del Sahara e la Libia per raggiungere l’italia, – svelerà volti, sguardi, vite narrate, raccolte con delicatezza dal giornalista e scrittore Luca Attanasio nel suo libro “Se questa è una donna”, e che nella riscrittura di Maria Angela Robustelli esplorerà una nuova possibilità di rappresentazione in un ritmo teatrale di visioni e di gioco di pupazzi/fantocci che prendono spunto e si mischiano alla loro verità ed a quella degli attori.

24, 25 e 26 giugno
Bacoli
Castello di Baia
TERRA
FASE PRIMA 2019: Un’installazione teatrale
regia Pako Ioffredo
collaborazione artistica Demi Licata, Mauro Di Rosa, Paolo Visone.
cast in via di definizione
progetto a cura di Cantiere Teatrale Flegreo – EnArt
Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo (C.A.S.A.) s.r.l.
in collaborazione con Parco Archeologico dei Campi Flegrei

Narrare per non dimenticare. Raccontare il sogno di un popolo e la sua storia. Terra vuole ritrovare l’identità perduta di uno dei territori più belli dei Campi Flegrei, Pozzuoli, riscattando la storia e la lingua dei nostri antenati.
Nel 529 a.C. gli esuli dell’isola di Samo sbarcano sulla rocca antica e fondano Dicearchia, che diventa nel 194 a.C. colonia romana con il nome di Puteoli. Per secoli, prima della nascita di Ostia, Puteoli fu il maggior porto di Roma, il Portus Julius. E di Puteoli la rocca era il cuore pulsante. Dal 400 d.C. questa acropoli inizia a “stratificarsi”: le culture si succedono, edificano i loro monumenti, le loro botteghe, le loro abitazioni e si identificano con questa rocca di una “terra” sul mare che un tempo fu cinta da mura romane. Esempio lampante è il Duomo di Pozzuoli, che qui fu edificato proprio sulle mura del tempio di Augusto. Fino agli anni ’60 il “Rione Terra” – così fu ed è chiamata l’antica rocca – era ancora il centro pulsante e popolare della città. Il passare dei secoli aveva ormai nascosto le costruzioni di epoca romana e il 2 marzo del 1970 la rocca viene evacuata a seguito di uno dei tanti, frequenti, sciami bradisismici. La popolazione verrà esiliata e per sempre in periferia. Da quel momento in poi la rocca sarà abbandonata, resa terra desolata.
Ed è, appunto, la costruzione dell’identità nell’esilio uno dei percorsi di scrittura più evidenti che il progetto delinea. La scrittura dell’allontanamento e dell’esclusione diventa scrittura della dissidenza che, pur nella distanza, conduce alla chiarificazione di un’identità politica e poetica divenuta universale. «Con Terra vogliamo destare il presente, rievocando il passato – spiega Pako Ioffredo. Il progetto verte sul recupero delle storie dei nostri antenati, uomini semplici, tesi alla sopravvivenza e immuni alla seduzione del “successo”, prerogativa della cultura dominante di oggi, che fa di tutto per gettarci nella rete dei “falliti”. L’insegnamento è che l’unico vero “successo” è raggiungere la capacità di superare le sovrastrutture delle convenzioni umane per essere veramente e solamente uomini. Il Rione Terra, antica rocca Puteolana chiusa da quasi 50 anni a seguito dello sgombero del 1970, rivive attraverso antiche storie, rianimato dal respiro rivitalizzante della nuova generazione che proverà a rendere universale ciò che di più intimo e profondo segna la vita di ogni uomo: i ricordi, gli affetti, il risveglio dei sensi, la memoria come elemento di congiunzione tra il nuovo e il vecchio. Parleremo della nostra identità, o di quello che ne resta, partendo dall’esilio come opportunità, come condizione produttiva di nuovi modelli culturali, ma soprattutto riscoprendo il nostro essere comunità. L’unica strada per farlo è confrontarci con il nostro passato».

30 giugno
Napoli
Cinema Pierrot
FOODISTRIBUTION | AMNISTIA
un progetto di manovalanza
a cura di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì
direzione artistica Davide Scognamiglio
collaborazione artistica Daniele Ciprì
area scientifica Rosario Sommella
regia Adriana Follieri
referente tecnico Sebastiano Cautiero

FOODISTRIBUTION | AMNISTIA è un progetto che origina dalla necessità di un nuovo sguardo, attento e delicato, su chi siamo, dove e con chi: uomo che guarda l’altro uomo, come un orizzonte, come un panorama. Una riflessione cinica e poetica sul presente, per una comunità che si restituisce a se stessa, un progetto residenziale di ricerca scientifica e artistica che mette in relazione l’analisi del processo di gentrificazione di piccole e grandi società con l’illuminotecnica e il disegno luci teatrale, ponendo al centro la riflessione sul vuoto, una riflessione condivisa con gli abitanti del Rione De Gasperi, a Napoli Est. Ma anche una ricerca sul vuoto, sia esso esistenziale, istituzionale o di semplice mancanza, in un territorio dove il “pieno” è stato per troppo tempo affidato a pratiche illegali di sussistenza.
Il progetto, che fonde teatro, disegno luci e fotografia cinematografica, parte dalla necessità di sottolineare delicatamente il cambiamento: di qui la scelta di un luogo che sta vivendo un momento di passaggio, così da poterne indagare ed evidenziare attraverso una chiave di lettura artistica i mutamenti storici, economici, politici e sociali. Il laboratorio di studio e formazione sul luogo favorisce l’incontro di giovani fotografi, disegnatori luce, videomaker, architetti e attori con grandi maestri del cinema e della fotografia, e al tempo stesso consente di intraprendere e sviluppare il lavoro di relazione e conoscenza di abitudini e dinamiche sociali, antropologiche e teatrali. Un’occasione per tradurre le competenze acquisite attraverso la formazione nella realizzazione concreta di un progetto inedito di messinscena teatrale e di illuminazione site-specific di una parte della città in relazione e in collaborazione con i suoi abitanti.

POMPEII THEATRUM MUNDI
Quest’anno la Fondazione Campania dei Festival coproduce, insieme al Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, gli spettacoli della rassegna Pompei Theatrum Mundi: Edipo a Colono con la regia di Rimas Tuminas, Il Paradiso perduto della Vertigo Dance Company, Satyricon diretto da Andrea De Rosa e La tempesta con la regia di Luca De Fusco.

20, 21 e 22 giugno
Pompei
Teatro Grande Pompei
LA TEMPESTA
traduzione Gianni Garrera
adattamento e regia Luca De Fusco
con Eros Pagni, Gaia Aprea, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Alessandra Pacifico Griffini, Gianluca Musiu, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo Turrin
scene e costumi Marta Crisolini Malataesta
disegno luci Gigi Saccomandi
musiche originali Ran Bagno
coproduzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Luca De Fusco porta in scena a Pompei l’ultimo dramma shakespeariano, opera teatrale in cinque atti scritta tra il 1610 e il 1611, che racconta la vicenda di Prospero, il vero duca di Milano, il quale, esiliato su un’isola con sua figlia Miranda, trama per riportarla al posto che le spetta, utilizzando illusioni e manipolazioni magiche. «La tempesta – dice il regista Luca De Fusco – è un addio. L’addio di Shakespeare al teatro, l’addio ad un tipo di teatro che spezza la bacchetta magica e rinuncia alle sue magie, ormai superate dal tempo. Noi ne faremo un atto di addio al Novecento che deve subire l’arrivo del nuovo millennio. Eros Pagni sarà quindi un mago chiuso nel suo luogo di studio e riflessione che si trasfigura con giochi di allucinazioni creando un’isola che non c’è.
Tutto è nella testa del mago, compresi Ariel e Calibano, che divengono in questa lettura una sorta di Jekyll e Hyde.
Il resto appare all’intellettuale novecentesco come pura barbarie millennial che non comprende, che riesce ancora se non a sconfiggere almeno a contenere ma alla quale sa che dovrà alla fine arrendersi. Un ragionamento sull’oggi, sul disgusto del nostro tempo che sempre più si diffonde in molti di noi e che credo renderà facile e struggente l’identificazione degli spettatori con Prospero».

27, 28 e 29 giugno
Pompei
Teatro Grande Pompei
EDIPO A COLONO
di Ruggero Cappuccio
liberamente ispirato all’opera di Sofocle
regia Rimas Tuminas
con Claudio Di Palma, Marina Sorrenti, Fulvio Cauteruccio, Giulio Cancelli, Davide Paciolla, Rossella Pugliese, Franca Abategiovanni
scene e costumi Adomas Jacovskis
musiche Faustas Latenas
assistente alla regia Gabriele Tuminaite
coproduzione Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

L’Edipo a Colono, tragedia scritta da Sofocle e rappresentata postuma nel 401 a.C., riprende e prosegue la vicenda raccontata dallo stesso Sofocle nell’Edipo re, la storia collettiva della famiglia di Edipo, che aveva conosciuto grandi glorie e ancor più grandi sventure. Nella riscrittura di Ruggero Cappuccio approdiamo in un luogo della memoria sospeso nel tempo, in cui i segni incancellabili della classicità si specchiano con il clima novecentesco della psicanalisi, delle guerre, delle lotte tra popoli per il raggiungimento del potere.
«L’Edipo a Colono di Sofocle – spiega l’autore – è forse il più alto paradigma del dolore. In esso risplendono le radici delle energie misteriose che il genere umano è stato chiamato a sfidare nell’arco di migliaia di anni. La trasmissione transgenerazionale del male brilla in una forma poetica in cui filosofia, ritualità e libero arbitrio si danno un appuntamento fatale.
La lingua che riaccende le luci dell’istinto e della ragione dei personaggi, è un italiano eroso al suo interno dal vitalismo ellenico della Sicilia e di Napoli. Gli endecasillabi e i settenari che compongono la partitura di questo Edipo, liberano una polifonia ancestrale di suoni tesi ad illuminare il dramma del re cieco attraverso una potenza sensuale oltre che cerebrale.
Il processo di conoscenza del sé racconta come tra sofferenza e bellezza esista una relazione strettissima e dice che l’arte non è fatta per guarire le ferite. Il percorso di purificazione di Edipo svela che la natura dei rapporti che l’uomo intrattiene con il proprio io, non sono di ieri o di oggi, ma di sempre».

4, 5 e 6 luglio
Pompei
Teatro Grande
SATYRICON
di Francesco Piccolo, ispirato a Petronio
regia Andrea De Rosa
cast in via di definizione
disegno luci Pasquale Mari
sound designer G.U.P. Alcaro
coproduzione Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Nel 66 d.C. moriva Petronio Arbitro, maestro di buon gusto alla corte di Nerone, travolto dalla repressione di una congiura alla quale sembra non avesse partecipato. Tradizionalmente si attribuisce a lui il romanzo noto come Satyricon, pervenutoci in forma frammentaria e noto al grande pubblico soprattutto per la geniale (e libera) rilettura di Fellini. Un mix di sorprendenti brandelli narrativi, tra sesso, strani riti, naufragi, risse, speculazioni d’arte, truffe ben congegnate e licantropi, tra i quali spicca qualche porzione più ampia come la celeberrima, scintillante Cena di Trimalchione.
Andrea De Rosa lo trasforma in teatro affidandosi alla riscrittura di Francesco Piccolo che dichiara: «La decadenza di Roma, l’opulenza disperata, la corruzione, il mecenatismo un po’ burino. Le feste, le cene. Tutto questo è stato già raccontato da Petronio ed è però ancora tutto da raccontare. Provare a riscrivere e rendere contemporaneo il Satyricon, usando i tic linguistici della mondanità decadente di oggi, è sia elettrizzante sia in qualche modo naturale. Insomma, bisogna provarci».

11, 12 e 13 luglio
Pompei
Teatro Grande Pompei
IL PARADISO PERDUTO
una creazione Vertigo Dance Company
coproduzione Teatro Stabile Napli-Teatro Nazionale, Fondazione Matera Basilicata 2019, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Una delle maggiori compagnie di danza contemporanea israeliana, guidate dalla ispirata, delicata e sensuale Noa Wertheim, torna a Napoli con una creazione in prima mondiale. Noa Wertheim ha collaborato a lungo con Luca De Fusco, che la presentò più volte durante la sua direzione del Napoli Teatro Festival Italia.
In questo caso declina il suo stile semi astratto, allusivo, surreale, con il tema del Paradiso perduto in cui sarà certamente presente un riferimento al controverso rapporto dell’uomo moderno con la natura, una delle linee portanti dell’alfabeto artistico di Vertigo, la cui sede di lavoro è un kibbutz vicino a Gerusalemme, completamente autosufficiente in termini ecologici.
Ma nel tema del Paradiso perduto sarà certamente presente l’eros, altro tema ricorrente del lavoro della compagnia.

LA RIVOLUZIONE DEI LIBRI

I lettori di oggi come veri e propri rivoluzionari, pronti a conquistare nuovi sostenitori, in una società nella quale la lettura è ridotta a pratica sempre più elitaria e marginale. Sulla scia dei lettori esuli di Fahrenheit 451, che imparavano a memoria i libri perché non andassero perduti, o delle cinquine rivoluzionarie dei Demoni di Dostoevskij, l’idea è quella di affidare agli adolescenti napoletani il compito di “rieducare gli adulti”, formando gruppi segreti intergenerazionali che si riuniscono nelle case per leggere ad alta voce. La missione finale è scegliere frammenti letterari da regalare alla città. Questi frammenti saranno poi trasformati in clip audio da attori e scrittori e associati a codici “Qr” che verranno disseminati in città per essere fruibili da tutti tramite smartphone.
A conclusione della Rivoluzione dei libri, Progetto Demoni proporrà tre spettacoli ispirati alla letteratura, caratterizzati da modalità non convenzionali di fruizione e ambientati in luoghi non teatrali. I lettori ribelli si sveleranno alla città nel corso di un incontro pubblico con l’antropologo Piergiorgio Giacché, il ricercatore sociale Stefano Laffi, lo scrittore e giornalista Graziano Graziani e altri ospiti in via di definizione.

5, 6 e 7 luglio
Napoli
Palazzo de’ Liguoro di Presicce
DEMONI FRAMMENTI
ideazione Alessandra Crocco e Alessandro Miele
organizzazione Progetto Demoni
grafica Marco Smacchia
cura del suono Stefano De Ponti
grazie a Paola de’ Liguoro di Presicce, Tribunali 138, Associazione Nòos
per il sistema QR code si ringrazia Studio Antani

Demoni – Frammenti è una serie di brevi performance per uno o pochi spettatori ambientate in luoghi non teatrali. Dense, irriducibili, dirette, intime, portano lo spettatore al cuore di un avvenimento. In pochi minuti si dissolvono le linee di confine per permettere allo spettatore di vivere, in un presente sospeso, un incontro capace di lasciare il segno.

9 – 10 luglio dalle 18 alle 23
Napoli
Tribunali 138
COME VA A PEZZI IL TEMPO
di e con Alessandra Crocco e Alessandro Miele
produzione Progetto Demoni, Capotrave / Kilowatt Festival, Infinito srl
in collaborazione con Tribunali 138 e Associazione Nòos
durata: 40 minuti
Spettacolo per 6 spettatori alla volta. Prenotazione obbligatoria.

Lo spettatore entra in una casa che da poco è disabitata. Ogni cosa è ancora al suo posto e il tempo sembra essersi fermato. Il silenzio amplifica il distacco tra i il visitatore e un luogo ancora muto. Ma quella casa è stata vissuta ed è carica di segni che a poco a poco iniziano a parlare. Dal silenzio riaffiorano ricordi, momenti differenti, legati eppure distanti. Le porte, le stanze, gli oggetti, gli odori evocano le persone che hanno abitato quel luogo, le chiamano a ripetere scene già vissute.
Lo spettatore viene condotto dentro la storia, attraversando le stanze e nello stesso tempo le vite di chi le ha abitate, testimone discreto dell’eco di un passato che risuona ancora una volta.

12 luglio
Napoli
Palazzo Venezia
A’ MBASCIATA
incontro del pubblico “La rivoluzione dei libri” con i lettori ribelli Piergiorgio Giacché (antropologo), Stefano Laffi (ricercatore sociale), Graziano Graziani (scrittore e giornalista) e altri ospiti in via di definizione
a seguire
L’ULTIMO VALZER DI ZELDA
produzione Progetto Demoni
di e con Alessandra Crocco e Alessandro Miele
tecnico Angelo Piccinni

Francis Scott Fitzgerald, l’autore de Il grande Gatsby, e sua moglie Zelda Sayre incarnavano l’entusiasmo di una generazione di giovani che aveva voglia di godere a pieno del benessere generato dal boom economico. Ma con il crollo di Wall Street, nel 1929, e l’avvento della crisi economica, le loro vite, insieme a quelle di un’intera nazione, cominciarono a creparsi. Attraverso lettere e stralci di racconti e romanzi, Progetto Demoni ricostruisce la storia dei coniugi Fitzgerald alla ricerca di un cortocircuito tra la “lost generation” degli anni ‘20 e la generazione dei trentenni di oggi.

6 e 7 luglio
Napoli
San Giovanni a Teduccio – Percorso in auto
A TEDUCCIO ON THE ROAD
un progetto della Compagnia Nest
con il gruppo #GiovaniO’Nest
coordinamento artistico Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo
adattamento drammaturgico Giuseppe Miale Di Mauro
laboratorio di preparazione a cura di Giuseppe Gaudino
una produzione Nest Napoli est Teatro
in collaborazione con Fondazione Famiglia di Maria

Un viaggio dal centro alla periferia per portare la bellezza del teatro nel cuore di Napoli Est. Per l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia la Compagnia Nest, insieme con il gruppo #GiovaniO’Nest, propone al pubblico un vero e proprio viaggio. Gli spettatori saranno accompagnati in automobile fino a San Giovanni a Teduccio, in un tragitto che ripercorrerà le più famose scene del cinema on the road.
Una volta arrivate a destinazione, le auto posteggeranno su una spiaggia del quartiere ripulita e ripristinata per l’occasione: una sorta di drive-in urbano dove il pubblico assisterà alla proiezione delle scene originali dei film cult recitati in macchina durante il cammino. Il progetto sarà realizzato con il gruppo #GiovaniO’Nest anima portante del progetto Anfiteatri urbani, diretti dalla Compagnia Nest.

7 luglio
Napoli
Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale
CENTRO STORICO
ideazione scenica e regia Marco Dell’Acqua
musiche Pietro de Lisi e Alex Carpentieri
assistente alla regia Adriano Ruggiero e Giovanni Ferraro
costumi Marinella Carfora
drammaturgia, scenografia e disegno luci Teatri di Popolo
con Teresa Pepe, Ciro Mollo, Annamaria Avagliano, Antonio Baldi, Antonietta Cavaliere, Enzo Peluso, Salvatore Criscuolo, Mario Rotolo, Paolo Esposito, Giacomo D’Agostino

TEATRO RAGAZZI

Dal 2,3, 4, e 5 luglio
Napoli
Teatro Nuovo e Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale
PUGLIA SHOWCASE KIDS 2019
la vetrina di teatro e danza pugliese per i ragazzi

Puglia Showcase è il format della Vetrina di teatro e danza pugliese. Nasce con l’obiettivo di promuovere scambi artistici nel settore teatrale tra le produzioni regionali e quelle nazionali ed internazionali. L’edizione 2019 sarà una sezione speciale del Napoli Teatro Festival Italia con spettacoli e momenti di approfondimenti nella versione KIDS, rivolta alla migliore produzione per ragazzi. Si terrà dal 2 al 5 luglio nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale e al Teatro Nuovo: quattro giornate, fino a dodici spettacoli di teatro e danza contemporanea per ragazzi in un focus interamente dedicato alla Puglia con uno sguardo al panorama nazionale e internazionale, incontri B2B tra operatori e produzioni e momenti di studio tematici.
PSC19 è un progetto della Regione Puglia, ideato e realizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato nell’ambito delle FSC 2014-2020 “Interventi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale”, Progetto “Valorizzazione della cultura e della creatività territoriale”.
Nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, all’interno del Dopofestival, ogni sera a intrattenere ospiti e pubblico ci sarà il Puglia Village: aperitivi con il meglio dell’enogastronomia di Puglia (vini, birre artigianali, street food) insieme ai concerti di musicisti pugliesi, realizzato con il sostegno dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia.
Le compagnie e gli spettacoli saranno individuati a seguito di procedura di evidenza pubblica, scelti da una commissione di esperti costituita da un rappresentante del Napoli Teatro Festival Italia, un esperto di Teatro Ragazzi e un rappresentante dell’ARTI (Associazione Reti Teatrali Italiane).
Lo Showcase sarà rivolto, oltre che al pubblico del Festival, agli operatori nazionali e internazionali. Saranno invitati referenti del Ministero dei Beni ed Attività Culturali, i Teatri Nazionali e i Teatri di Rilevante Interesse Culturale, i Circuiti Regionali ARTI e i direttori dei festival più importanti d’Italia. Con lo Showcase sarà possibile, così, far vedere e valutare gli spettacoli a un parterre di professionals variegato e composito, che potrà scegliere di “portar a casa” i pugliesi nei diversi contesti di provenienza.
Oltre agli spettacoli dal vivo, Puglia Showcase 2019 ospiterà giornate di studio sulla produzione italiana e multidisciplinare, sulla distribuzione, sull’economia della cultura e sull’audience development, valorizzando le collaborazioni del TPP con MIBAC e gli altri circuiti regionali, con critici, testate nazionali e magazine, reti di promozione del pubblico.
Dal 2012, nelle precedenti edizioni in Puglia e a Roma, PSC ha accolto un centinaio di produzioni pugliesi e operatori da tutto il mondo (Taiwan, Hong Kong, Macao, Brasile, Stati Uniti, Australia, Cina, Spagna, Francia, Bruxelles, etc.), avvalendosi della collaborazione di Enti e soggetti di rilevanza internazionale, come ad esempio Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Roma Tre Teatro Palladium, ANCT – Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.
Ecco i numeri dell’ultima edizione PSC 2018 a Roma: 2000 spettatori nei Teatri Palladium e Villa Torlonia, 50 operatori da tutto il mondo, 1200 gli utenti che hanno assaggiato i sapori del Puglia Village. Tutti i dettagli su www.pugliashowcase.it e a questo link Youtube un racconto video di tutta la vetrina https://youtu.be/68j_NdLIFvg

9, 10, 12 e 13 luglio
Napoli
Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale
SALA D’ATTESA – THE WAITING ROOM
regia Ettore De Lorenzo
scritto da Ettore De Lorenzo e Flavio Baldes
con Ettore De Lorenzo, Flavio Baldes, Andrea Baldes, Ugo Gangheri, Massimo D’Avanzo, Giosi Cincotti, Machi di Pace
e con ospiti nazionali e internazionali
installazioni di scena a cura degli studenti dell’Accademia di Belle Arti con il coordinamento del prof. Rino Squillante
direttore di produzione Francesca Ravel

Una sala d’attesa in quattro contesti diversi. Dunque, quattro sale d’attesa. In ognuna di esse, da un intreccio di voci, si espande e prende forma una trama diversa. Anche con l’aiuto della musica, delle parole, delle immagini. Ma, soprattutto, attraverso lo scambio con il pubblico, che da spettatore diventa parte imprescindibile e imprevedibile della trama stessa. E con un cast che si arricchirà di volta in volta con nomi noti dello spettacolo.
Dentro ogni sala, evocati, spiegati, cantati e raccontati attraverso parole, musica e immagini, con la struttura di un talk show, si celebra la bellezza della complessità, in uno spettacolo interattivo sui grandi temi che coinvolgono l’umanità e il nostro vivere quotidiano. Ogni serata un tema, ogni tema sviluppa una trama, costruita con l’aiuto degli spettatori, in una dialettica che farà di ogni serata una scoperta, una sorpresa.
Insomma, una prova di filosofia contemporanea collettiva, di ragionamento sull’uomo e sul suo destino, fuori dalla faciloneria populistica, dalla rabbia e dalle urla che coprono altre urla. Sala d’attesa è il luogo dove tornare a discutere insieme guardandosi negli occhi e non attraverso uno smartphone, e nasce con l’ambizione di creare piccoli ambienti/momenti dove sia possibile coltivare una nuova idea di relazione basata sulla conoscenza e sul rispetto. I temi affrontati nelle sale d’attesa sono la società dell’informazione, il rapporto con la morte, l’uomo migrante e il futuro. Sul palcoscenico ci sono sei personaggi: un giornalista (attore e musicista), un attore (fisico e musicista), due musicisti (filosofi e scrittori), una cantante (fotografa), un poeta (viaggiatore), in rappresentanza di diverse generazioni. L’obiettivo è la ricostruzione dell’Agorà, intesa come luogo di dialogo e di scambio, di confronto tra umani sulla loro natura e i loro destini.

OSSERVATORIO

18 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
PRIMO AMORE – ATTO SENZA PAROLE 1-2

Primo Amore
di Samuel Beckett
con Sergio Longobardi
regia Costantino Raimondi
assistente alla regia Annalisa Arbolino
scenografia Mediaintegrati
creazione luci: Gaetano Battista
costumi: Tata Barbalato
produzione: Indila – Nuovo Teatro Sanità
organizzazione: Indila – Antonio Nardelli
diritti di autore: Agenzia Teatrale D’Arborio

Atto senza parole
di Samuel Beckett
con: Costantino Raimondi
regia: Costantino Raimondi
assistente alla regia: Annalisa Arbolino
scenografia: Mediaintegrati
creazione luci: Gaetano Battista
costumi: Tata Barbalato
produzione: Indila – Nuovo Teatro Sanità
organizzazione: Indila – Antonio Nardelli
diritti di autore: Agenzia Teatrale D’Arborio

Atto senza parole 2
di Samuel Beckett
con: Costantino Raimondi e Sergio Longobardi
regia: Costantino Raimondi
assistente alla regia: Annalisa Arbolino
scenografia: Mediaintegrati
creazione luci: Gaetano Battista
costumi: Tata Barbalato
produzione: Indila
organizzazione: Indila – Antonio Nardelli
diritti di autore: Agenzia Teatrale D’Arborio
Produzioni: Indila – Nuovo Teatro Sanità

19 giugno
Napoli
Spazio della commedia futura
TERRA ‘E NISCIUNO
movimenti anacronistici in un quadro
ispirato al dramma Il marinaio di Fernando Pessoa
con gruppo ragazze Istituto Penitenziario Minorile Nisida
violoncello Manuela Albano
scenografia e costumi Artkimia
progetto immagini Ciro Pellegrino
partitura gestuale Olimpia Panariello
aiuto regia Elena Pellecchia
regia Ciro Pellegrino
produzione Ass. Culturale SCECUFE

20 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
VLADIMIRO MIRA IL MARE
dell’ingestibile smarrimento dell’essere
Partitura per Voce Corpo Capra e Contrabasso
Dal progetto SOLIT’ARIA – Gestazioni sull’incontenibile andirivieni dell’essere pensante e inquieto
di Paola Tortora / Vintulerateatro
con Paola Tortora (Vladimiro), una Capra (Amaltea la Capra Dea), Stefano Profeta (Suggestioni sonore per Contrabasso)
direttore tecnico Massimo Vesco
assistente di scena Teodoro Bungaro
fotografia Francesco Truono
costumi Roberta Vacchetta
collaborazione artistica Marco Gobetti / Rodolfo Matto
scrittura creazione e regia Paola Tortora
produzione Associazione culturale Vintulerateatro

21 giugno
Napoli
Spazio della commedia futura
LO PSICOPOMPO
testo e regia Dario De Luca
con Milvia Marigliano e Dario De Luca
assistenza alla regia Gianluca Vetromilo
disegno luci Dario De Luca
organizzazione generale Settimio Pisano
produzione Scena Verticale

22 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
JENGA
L’ultima mossa del becchino
testo e regia Alberto Mele e Marco Montecatino
con Pietro Tammaro, Chiara Vitiello, Marco Fandelli, Marco Montecatino
costumi Elena Soria
scenografia Florian Mayer
trucco Lorenza Mattera
light design Tommaso Vitiello
sound design Gino Giovannelli
voce registrata Gabriele Borriello
produzione Teatro Serra

24 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
PINO DANIELE È CALVO
di Alfredo Mazzara
con Ivan Castiglione e Alessandro Castiglione
costumi Giovanna Napolitano
disegno luci Giuseppe Di Lorenzo
musica eseguita dal vivo Alessandro Castiglione
aiuto regia Davide Meraviglia
collaborazione scrittura e regia Ivan Castiglione
regia Giuseppe Miale di Mauro
in collaborazione con le Scimmie

25 giugno
Spazio della commedia futura
Napoli
IL MAESTRO PIÙ ALTO DEL MONDO
morte di un matto
con Orazio Cerino
testo e regia Mirko Di Martino
produzione Teatro TRAM Napoli e Compagnia Teatro dell’Osso

26 giugno
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
Napoli
LA BOITE A JOUJOUX
L’amore non è un gioco
musica Claude Debussy
drammaturgia e testi Edmondo Tucci, Maria Venuso
coreografia e regia Edmondo Tucci
al pianoforte Paola Volpe
attrice Arianna Sorrentino (Bellini Teatro Factory)
danzatori alunni del Liceo coreutico Suor Orsola Benincasa di Napoli (triennio)
scenografie Tiziana De Tora, Martina Picciola – realizzate dagli alunni del Liceo artistico Suor Orsola Benincasa (laboratorio teatrale – sez. scenografia)
costumi Martina Picciola, Rita Carbone – realizzati dagli alunni del Liceo artistico Suor Orsola Benincasa (laboratorio teatrale – sez. costumi)
consulenza scientifica Paologiovanni Maione
28 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
OFF CELLS
autrice, coreografa, performer: Sara Lupoli
curatela e drammaturgia: Marco Izzolino
programmazione: Fiorenzo Dario Ramaglia
arte multimediale: Matteo Vinti
composizione musicale: Francesco Giangrande
produzione Art Garage (Napoli)
supporto alla produzione: N+N Corsino (Marseille), Casa del Contemporaneo (Napoli), l’Asilo (Napoli), Körper (Napoli), PianoBe (Marseille)
Studio luce e fotografia: Sabrina Cirillo

30 giugno
Napoli
Cortile delle carrozze di Palazzo Reale
FAUSTO DOKTORE
liberamente ispirato al Faust di Marlowe
con Diletta Acanfora, Angela De Matteo, Massimo De Matteo, Ivano Schiavi
regia Antonio Speranza e Ario Avecone
drammaturgia ed adattamento Raffaele Speranza
musiche originali M° Mimmo Napolitano
scene e costumi Nunzia Russo
direzione organizzativa DietroLeQuinte
produttore esecutivo Work In Musical
produzione Compagnia M.A.T.I.

2 luglio
Napoli
Spazio della commedia futura
IO SUGNO
di e con Davide Paciolla
produzione Progetto Goldstein

4 luglio
Spazio della commedia futura
RESPIRO PIANO
testo Piera Russo e Nicola Maiello
regia e interpretazione Piera Russo
assistente alla regia Iolanda Salvato
produzione Associazione Fratelli Di Versi

6 luglio
Napoli
Spazio della commedia futura
THE HANDMAID’S TALE
Il Racconto dell’Ancella
tratto dal romanzo di Margaret Atwood
traduzione Camillo Pennati per Ponte alle Grazie
consulenza letteraria Loredana Lipperini
consulenza artistica Laura Palmieri
con Viola Graziosi
musiche originali Riccardo Amorese
foto Pino Le Pera
grafica Silviamaria Placidi
ufficio stampa Nicola Conticello e Marco Giovannone NCmedia
regia Graziano Piazza
produzione Artisti Riuniti

Prima Nazionale

9 luglio
Napoli
Spazio della commedia futura
IL PRINCIPE E LA LUNA
con Giuseppe Cerrone e Melissa Di Genova
costumi ed elementi scenici Federica Pirone
foto di scena Eduardo Meis
progetto, musiche originali e regia Mario Autore
produzione Teatro In Fabula

11 luglio
Napoli
Spazio della commedia futura
PROCESSO A FELLINI
un progetto teatrale di Mariano Lamberti
testo Riccardo Pechini
con Caterina Gramaglia e Giulio Forges Davanzati

12 luglio
Napoli
Spazio della commedia futura
BELSITO TEATRO
presenta
TERESA ZUM ZUM
Di Cesare Belsito
regia e interpretazione Franca Abategiovanni
aiuto regia Iolanda Salvato
progetto luci Nadia Baldi
organizzazione Sabrina Codato
Produzione Pan Productions

LETTERATURA

SE
progetto a cura di Silvio Perrella
coordinamento Brigida Corrado
organizzazione Vesuvioteatro.org

*SE/PRELUDI
Il programma avrà una sezione Preludi, che si terrà da aprile a giugno 2019 all’Istituto Italiano Studi Filosofici di Napoli in collaborazione con Casa della Poesia di Baronissi e IISF)

3 aprile
Napoli
Palazzo Serra di Cassano
LA MORTE DEL TEMPO /Genny Lim

8 maggio
Napoli
Palazzo Serra di Cassano
LA LINGUA DELL’AMORE/Josip Osti e Marko Kravos

22 maggio
Napoli
Palazzo Serra di Cassano
LE STELLE DI CHI LAVORA/Juan Carlos Mestre

6 giugno
Napoli
Palazzo Serra di Cassano
VERSO SE/Fiorinda Li Vigni (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Il tema del se nell’eroe omerico farà da ponte verso la settimana di giugno che dal 20 al 26 ci porterà nel chiostro di Santa Caterina al Formiello.

*SE
20 giugno – 26 giugno
Napoli
Made in cloister

20 giugno
Napoli
Made in cloister
OUVERTURE
Per Carlo Bernari

Oratorio profano per Giuseppe Patroni Griffi
La morte della bellezza
riadattamento Nadia Baldi
con Nadia Baldi e Antonella Ippolito
musiche eseguite dal vivo da Roberta Rossi (voce), Dario Zeno (pianoforte), Andrea Bonioli (batteria), Renato Salvetti (chitarra)
21 giugno
Napoli
Made in cloister
OUVERTURE
Federica Giordano – Franca Mancinelli
Per Anna Maria Ortese
Con Licia Maglietta

22 giugno
Napoli
Made in cloister
OUVERTURE
Marina Ciccarini e Marco Bruno
Ewa Lipska
Nomadi tra i Quartieri
Emanuele Cerullo – Achille Pignatelli
Canzoni dal “dolce rumore della vita”
Andrea Cassese chitarra e voce

23 giugno
Napoli
Made in cloister
OUVERTURE
Antonio Trucillo – Francesco Iannone
Se un prosatore scrive versi
Tiziano Scarpa

24 giugno
Napoli
Made in cloister
RICORDANDO PIA PERA
con Emanuele Trevi
Evgenij Onegin di Aleksandr Puškin
Lettura di Roberto De Francesco
Ferruccio Spinetti contrabbasso

25 giugno
Napoli
Made in cloister
FESTEGGIANDO RINO MELE
Con Mario Martone – Aldo Masullo
Canzoni dal “dolce rumore della vita”
Antonio Raia sassofono

26 giugno
Napoli
Made in cloister
PER SANDRO PENNA
Sotyrios Pastakas

E SE
Canzoni dal “dolce rumore della vita”
Chiara Civello chitarra, pianoforte e voce

SPORTOPERA

a cura di Claudio Di Palma
organizzazione Vesuvioteatro.org
nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia 2019
diretto da Ruggero Cappuccio

12 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
FISICA/MENTE
scritto e diretto da Luciano Melchionna

13 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
OPEN – LA MIA STORIA
di Andre Agassi, una lettura scenica di Invisibile Kollettivo: Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman

14 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
MIMì E LE RAGAZZE DELLA PALLAVOLO – LADDOVE MIMì STA PER DOMENICO scritto e diretto da Sara Sole Notarbartolo, con Fabiana Russo

15 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
LA DAMA BIANCA
di Igor Esposito, con Angela Pagano e Flo

16 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
NON PLUS ULTRAS
un progetto di Adriano Pantaleo e Gianni Spezzano, con Adriano Pantaleo drammaturgia e regia Gianni Spezzano

18 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
IL MOTORE DI ROSELENA
di Antonio Pascale, con Gea Martire

19 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
FINISCE PER “A” Soliloquio tra Alfonsina Strada, unica donna al Giro d’Italia del 1924, e Gesù di Eugenio Sideri, con Patrizia Bollini, regia Gabriele Tesauri

20 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
CORRERE da Jean Echenoz adattamento di Antonio Marfella con il coro di voci bianche Alma Choir diretto da Stefania Rinaldi

dal 12 al 20 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
SPORTIME
mostra di Gianluca Carbone

MUSICA

24 giugno
Teatro Sannazaro
AMORE NON AMORE
con Franco Marcoaldi e Peppe Servillo
alla chitarra Cristiano Califano

30 giugno
Duomo di Amalfi
IL VIAGGIO DI NEACO’
Favola in forma di Concerto
autori del progetto Antonio Carluccio, Luigi Carbone, Giovanni Imparato e Aldo Perris
registi Antonio Carluccio e Aldo Perris
con Piccola orchestra NeaCo’, Giovanni Imparato (percussioni e voce). Aldo Perris (basso e voce), Luigi Carbone (tastiere, voce e voce narrante), Antonio Carluccio (chitarra e voce), Mats Eric Hedberg (chitarra ben temperata, e-bow e voce), Davide Grottelli (flauto dolce, flauto traverso, clarinetto, sax soprano e sax tenore), Anna Rita di Pace (violino e voce)

5 luglio
Cortile d’onore di Palazzo Reale
VOCI DEL MEDITERRANEO
arrangiamenti e direzione musicale Carlo Morelli
con Coro della Città di Napoli e M’Barka Ben Taleb

7 luglio
Reggia di Caserta
AVION TRAVEL – PRIVÉ
con Peppe Servillo (voce), Mimì Ciaramella (batteria), Peppe D’Argenzio (sax), Flavio D’Ancona (tastiere), Duilio Galioto (piano e tastiere), Ferruccio Spinetti (contrabbasso)

7 luglio
Chiesa della colonna
CANTI E SUONI DELLA DIMENTICANZA
di Raffaello Converso
orchestrazioni Roberto De Simone
con Raffaello Converso (voce e chitarra – mandolino – violino), Antonello Paliotti (direzione musicale e chitarra), Franco Ponzo (chitarra), Michele De Martino (mandolino I°), Federico Maddaluno (mandolino II°), Edoardo Converso (mandola), Salvatore Della Vecchia (mandoloncello), Leonardo Massa (violoncello)

8 luglio
Cortile d’onore di Palazzo Reale
V VIAGGIO BAROCCO
soggetto, coreografia, regia Angelo Smimmo
con Giorgia Cinciripi (soprano), Manuela Formichella (soprano), Luciano De Pasquale (baritono), Damien Pass (basso)
direttore Piergiorgio Del Nunzio
danzatore Fernando Montaño
scene, costumi ed il light design Angelo Smimmo

11 luglio
Cortile d’onore di Palazzo Reale
STRATIVARI
Di Capone & BungtBangt e Solis String Quartet con Iaia Forte
Con Maurizio Capone (voce, scopa elettrica, percussaglie), Alessandro Paradiso (basso da ponte, scatolophon, buatteria), Vincenzo Falco (percussaglie, tubolophon), Salvatore Zannella (buatteria, percussaglie)
Solis String Quartet: Vincenzo Di Donna (violino), Luigi De Maio (violino), Gerardo Morrone (viola), Antonio Di Francia (violoncello)
soggetto e testo Stefano Valanzuolo
progetto scenico e regia Raffaele Di Florio
produzione SSQ Produzioni srl

11 luglio
Pietrelcina
COMMUNIO PRO ANIMA
Oratorio composto da Giuseppe Vessicchio
con Giacinta Nicotra, Salvatore Cordella (cast in via di definizione)
complesso strumentale “I Solisti del Sesto Armonico”
coro misto “Exultate Deo”
direttore Pasquale Valerio
prima assoluta

12 luglio
Abbazia di Mercogliano
L’ISOLA DI LEGNO
Il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio
con Houcine ATAA (Tunisia – voce), Emanuele Bultrini (Italia – chitarre), Giuseppe D’Argenzio (Italia – sax tenore e soprano), Duilio Galioto (Italia – pianoforte e tastiere), Omar Lopez Valle (Cuba – tromba), Carlos Paz Duque (Ecuador – voce, flauti andini), Pino Pecorelli (Italia – basso elettrico), Pap Yeri Samb (Senegal – voce, percussioni), Davide Savarese (Italia – batteria), Raul Scebba (Argentina – percussioni), Kaw Dialy Mady Sissikomo (Mali – voce, kora), Ziad Trabelsi (Tunisia – voce, oud)
direzione artistica e musicale Mario Tronco (Italia)

13 luglio
Napoli
Trianon
LE MANI AVANTI – MARTEDÌ

13 luglio
Pietrelcina
TRAVESTIMENTI SPIRITUALI: DA BELLA CIAO A PADRE PIO
di Raffaello Converso
orchestrazioni di Roberto De Simone
con Raffaello Converso (voce e chitarra) e direttore d’orchestra e tredici professori d’orchestra
(pianoforte, violino I°, violino II°, viola, violoncello, contrabbasso, corno, clarinetto, tromba, trombone, chitarra, mandolino, percussioni)

14 luglio
Spazio della Commedia Futura
HO STRETTO I PUGNI E SONO NATO…
Poemetto in musica e video frammenti per automazioni elettro meccaniche e giocattoleria di risulta
progetto di Enzo Mirone
testi, musiche e video Enzo Mirone
violoncello e automazioni Marco Di Palo
clarinetti Massimiliano Sacchi
reparto tecnico Angelo Cavaliere

14 luglio
Cortile d’onore di Palazzo Reale
VIAGGIO IN ITALIA
di Alice

CINEMA

Dal 19 giugno al 1 luglio
Giardino Romantico di Palazzo Reale
A cura di Roberto D’Avascio – Arcimovie

19 giugno
OTELLO
di Orson Welles

20 giugno
IL FASCINO DISCRETO DELLA BROGHESIA
di Luis Bunuel

21 giugno
MACBETH
di Roman Polanski

22 giugno
ADDIO FRATELLO CRUDELE
di Giuseppe Patroni Griffi

23 giugno
FRANKESTEIN JUNIOR
di Mel Brooks

24 giugno
BRAZIL
di Terry Gilliam

25 giugno
RICCARDO III
di Richard Loncraine

26 giugno
SHAKESPEARE IN LOVE
di John Madden

27 giugno
THE QUEEN – LA REGINA
di Stephen Frears

28 giugno
CESARE DEVE MORIRE
di Paolo e Vittorio Taviani

29 giugno
BLACK MASS – L’ULTIMO GANGESTER
di Scott Cooper

30 giugno
L’ULTIMA TEMPESTA
di Peter Greenaway

1 luglio
TITUS
di Julie Taymor

LABORATORI

Laboratorio 8 e 9 giugno
Palazzo Fondi
LA SPONTANEITÀ DEL MOVIMENTO
Workshop di Kenji Takagi per danzatori professionisti

Laboratorio dal 10 al 19 giugno
Prova aperta 19 giugno
Palazzo Fondi
DEUXIEME VIE
Laboratorio a cura di Julie Kretzschmar
Con la collaborazione del fotografo Bruno Boudjelal

Laboratorio dal 23, 24 e 25 giugno
Prova aperta 26 giugno
Casa circondariale di Poggioreale
MISANTROPIE
da Molière ai bestiari medievali, sotto la guida de Il riso di H. Bergson
una creazione di TeatrInGestAzione
con i detenuti del Carcere di Napoli Poggioreale
cura della visione Gesualdi | Trono
costumi Federica Terracina
produzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia e TeatrInGestAzione in collaborazione con la Casa Circondariale Napoli Poggioreale

Workshop 25 e 26 giugno
Palazzo Fondi
“CHE ALTRI SI VANTINO DI CIO’ CHE HANNO SCRITTO, IO SONO ORGOGLIOSO DI QUELLO CHE HO LETTO”. Jorge Luis Borges
Tre incontri con Daniel Pennac, Massimiliano Barbini e Ludovica Tinghi
Un progetto a cura di Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo (C.A.S.A.)

Laboratorio dal 28 giugno al 2 luglio
Nest Napoli Est Teatro
I CINQUE SENSI DELL’ATTORE
un progetto di Teatro del Lemming
idea e realizzazione Massimo Munaro
produzione Teatro del Lemming

Laboratorio dal 2 al 12 maggio
Prova aperta 8 luglio
Auditorium 900
LADY M.
laboratorio a cura di Francesco Saponaro e Nadia Carlomagno

Laboratorio dal 27 al 1 luglio
Chiesa Santa Maria Donnaregina Vecchia
DI GRAZIA
progetto coreografico e multimediale
direzione artistica Alexandre Roccoli
scrittura e realizzazione video Valérie Urréa
in collaborazione con Olivia Corsini, comédienne
con Olivia Corsini
luci Séverine Rième
suono, composizione Benoist Bouvot
etnomusicologo (zampogna) Ruggero Di Sabato
consulenza drammaturgica Nino Laisné
produzione Espace des Arts, Scène nationale Chalon-sur-Saône / A short term effect
in coproduzione con Bonlieu Scène nationale Annecy
con il sostegno di Institut français d’Italie
La compagnia A Short Term Effect è sostenuta da DRAC Auvergne-Rhône-Alpes, Région Auvergne-Rhône-Alpes e Ville de Lyon

Laboratorio 28 e 29 giugno
Napoli
Teatro Elicantropo
NATURAL PRESENCE
workshop by Michalis Theophanous

Laboratorio dal 1 al 7 luglio
Napoli
Palazzo Fondi
PRINCIPLES IN ACTING
laboratorio a cura di Tomi Janežič

Laboratorio dal 8 al 11 luglio
Prova aperta 12 luglio
Teatro Civico 14 – Caserta
RADICI
laboratorio guidato da Roberto Solofria, Rosario Lerro e Luigi Imperato
in collaborazione con le maestranze di Mutamenti/Teatro Civico 14
con il musicista Paky Di Maio, lo scenografo Antonio Buonocore, la costumista Alina Lombardi, le attrici e gli attori della compagnia Ilaria Delli Paoli, Antimo Navarra, Vincenzo Bellaiuto, e l’organizzatore di compagnia Napoleone Zavatto

MOSTRE

Dal 5 aprile al 12 luglio
Al Blu di Prussia
DIETRO LE QUINTE
Federico Fellini negli scatti di Patrizia Mannajuolo
a cura di Valentina Rippa
presentata da Al Blu di Prussia

Dall’8 giugno al 22 giugno
Palazzo Fondi
DANS UN JARDIN JE SUIS RENTRÉE
ideazione Bissane Al Charif & Chrystèle Khodr
scenografia Bissane Al Charif
testi Chrystèle Khodr & Bissane Al Charif e Waël Ali
direzione tecnica Nadim Deaibes
suono Hadi Deaibes

Dall’8 giugno al 10 luglio
IL MENO FORTAS DI EIMUNTAS NEKROSIUS
A cura di Marius Nekrošius e Nadežda Gultiajeva

Dal 8 giugno al 14 luglio
Napoli
Farmacia degli Incurabili
ADDA PASSà ‘A NUTTATA
A cura di Museo delle Arti Sanitarie

Dall’8 giugno al 14 luglio
Palazzo Fondi
MARIO FRANCESE, 40 ANNI DOPO: UNA VITA IN CRONACA
Mario Francese, un omicidio eccellente sottratto all’oblio

Dall’8 giugno al 14 luglio
Palazzo Fondi
LACCI GASSOSI, ORDITO DEL CIELO

Curatore della mostra e autore delle liriche: Giuseppe Cerrone
Allestimento e scenografia: Giuseppe Cerrone e Sara Galdi

Dal 26 giugno al 14 luglio
Palazzo Fondi
QUEL CHE È STATO, È, SARÀ
di Raffaello Eroico
a cura di Maria Savarese

Dal 5 luglio al 14 luglio
Made in cloister
PINO È
Fotografie di Guido Harari, Mimmo Jodice, Cesare Monti, Lino Vairetti, Luciano Viti
Un progetto di Made in Cloister e Wall of Sound Gallery
A cura di Guido Harari

DOPOFESTIVAL 2019

Dal 8 giugno al 13 luglio
Giardino Romantico di Palazzo Reale

8 giugno
ROMITO
progetto fondato nel 2017 dal cantautore Vittorio Romito insieme ai due chitarristi Andrea Pasqualini (Le Strisce) e Carlo De Luca (Scarlatti Garage). Completano la formazione Nicola Papa al piano e ai sintetizzatori e Walter Marzocchella alla batteria.

9 giugno
LE CARDAMOMÒ
eclettico quartetto di musicisti: voce lirica, violino, organetti, fiati e chitarra. Propongono un repertorio ricercato e retrò di chansons francesi, pezzi onirici e un pò folli, balli balcanici, canzoni di altri tempi.

10 giugno
SUONNO D’AJERE
Trio Suonno D’Ajere composto da Irene Lupe Scarpato (canto), Marcello Smigliante Gentile (mandolino.mandola.mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarra classica).

11 giugno
GRETA & THE WHEELS
La giovane band Greta & The Wheels propone un repertorio dalle sonorità prevalentemente new-folk e si fa spazio sulla scena napoletana dal 2017 con il primo EP omonimo. Greta Zuccoli ha duettato per la prima volta con il grande cantautore irlandese Damien Rice l’11 dicembre 2017 all’Olympia di Parigi, accompagnandolo il giorno seguente in un concerto acustico per la Blogothèque.

12 giugno
NEW LANDSCAPES
New Landscapes è un ensemble cameristico che esplora potenzialità espressive inedite. Si propone come un nuovo classico, consapevole della tradizione e coerente con la contemporaneità.

13 giugno
BRIGAN
Ospiti fissi di numerosi festival folk internazionali, il loro ultimo album, Rúa San Giacomo, è entrato nel prestigioso novero dei migliori dischi della Transglobal World Music.

14 giugno
BRADIPOS IV
I Bradipos IV sono considerati tra i principali esponenti della musica surf-rock and sixties in Italia ed in Europa. Dal 1996, data di fondazione del gruppo, ad oggi la band ha (tra le altre cose) pubblicato album di brani originali, vinto innumerevoli premi in tutto il mondo, partecipato alla colonna sonora del film “L’imbalsamatore” di Matteo Garrone.

15 giugno
LA MISERIA DELUXE
Donatello Brida (fisarmonica e voce), Filippo Bonini Baraldi (violino), (Omuba) tuba. La Miseria Deluxe suona un tango pirata, rubato ai grandi saloni asettici e restituito alla contaminazione delle vecchie taverne, dove si mescolano risa di disperazione e deliri poetici con alito di alcool, tabacco e sudore.

16 giugno
ARAPUTO ZEN
Il quintetto formato da Dario De Luca e Valerio Middione (chitarre), Alfredo Pumilia (violino), Bruno Belardi (contrabbasso) e Pasquale Benincasa (batteria, percussioni e vibrafono), propone un’irresistibile miscela musicale che racchiude al proprio interno diversi stili. Energia, grinta, creatività sono gli elementi chiave che determinano importanti sviluppi per il percorso artistico di questi giovani musicisti.

17 giugno
ILLEGITTIMA DIFESA
L’ultimo grido in forma spettacolo, disperato, spietato, ironico e crudo in tutta la sua essenza e fisicità. Questo è Illegittima difesa il nuovo lavoro di Peppe Lanzetta. Una volta si poteva dire “un ritorno alle origini” ma Lanzetta oggi dice un riappropriarsi della propria coscienza.

18 giugno
INCONTRI
Ivo Parlati, con Alessio Bonomo e Matteo D’Incà, porta al dopofestival l’idea dell’incontro. Il suono prenderà attraverso un mix di sonorità acustiche ed elettroniche

6 luglio
FICUFRESCE
Duo vocale femminile, composto da Immacolata Argiento Maura Sciullo – canta un repertorio di ricerca che valorizza il canto a distesa e soprattutto le voci nelle loro sfumature più tradizionali del canto contadino.

7 luglio
OMAR PEDRINI
Una lunga carriera artistica nel mondo della musica Italiana con partecipazioni al Festival di Sanrem, e soprattutto un ruolo da leader in una delle rock band più amate negli anni ’90… i Timoria. Pedrini ci proporrà in duo elettro-acustico un ventaglio di canzoni dalle più amate del passato come: “sole spento” alle ultime: “che ci vado a fare a Londra?” e “come se non ci fosse un domani”.

9 luglio
FABIANA MARTONE
Memorandum è l’ultimo lavoro solista di Fabiana Martone, interprete dalla voce raffinata e ricca di sfumature, con un curriculum artistico ricco di esperienze importanti in cui spiccano le collaborazioni con Famoudou Don Moye degli ArtEnsemble of Chicago, Baba Sissoko, Lino Cannavacciuolo.

10 luglio
Marco Cappelli ITALIAN SURF ACADEMY SPECIAL GUEST
Chitarrista onnivoro e raffinato, Marco Cappelli, napoletano di stanza a New York, alterna progetti in ambito classico, a prestigiose collaborazioni con musicisti di primo piano del jazz e della musica d’avanguardia (Marco Ribot, Michel Godard, Enrico Rava, Giovanni Sollima…). Italian Surf Academy propone un viaggio per suoni ed immagini nell’atmosfera vintage dei favolosi anni ’60 e ’70.

12 luglio
SWING VALLEY BAND
Un viaggio nel tempo, le atmosfere dei ruggenti anni ’30 e ’40 e i migliori musicisti e ballerini swing. Una serata tutta da ascoltare o da trascorrere in pista. La Swing Valley Band è una formazione diretta dal sassofonista, pianista, vibrafonista, arrangiatore e compositore Giorgio Cuscito, conosciuto e insignitodalla comunità di ballerini swing del titolo di “Ambasciatore dello Swing”.

13 luglio
VALDERRAMA 5
I Valderrama 5 nascono nell’estate 2002 come progetto solista di Carlos Valderrama V di origine sudamericana, nipote del celebre giocatore di calcio. Una squadra che riprende l’attitudine goliardica di un gruppo come gli Squallor, con quella forza dirompente e provocatoria scagliata contro la facciata del perbenismo snob, shakerati in una Bossa acida che spesso e volentieri sfocia nel Garage rock più sfrenato.